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- Sono Jimin. Park Jimin. E tu mi hai prenotato per trecentomila won.

Sbattei le palpebre numerose volte. Doveva esserci un errore, possibile che ci fosse un altro Jeon Jungkook in quel locale? E poi cosa voleva dire prenotato?

- Non so davvero di cosa stai parlando. Devo andare...

Feci per voltarmi verso l'uscita, ma l'altro mi trattenne per il polso con forza. I suoi occhi dicevano che era furioso.

- Mi hai fatto perdere tutto quel tempo e ora mi vieni a dire che devi andartene?

Solitamente non facevo così pena a inventare scuse, ma in quel momento non stavo affatto mentendo. Non avevo idea di cosa stesse succedendo.

- Io... cosa intendi esattamente quando dici che ti ho prenotato?

Il biondo inclinò la testa e rimase in silenzio per qualche secondo, come se non avesse capito la mia domanda.

- Mi stai prendendo per il culo?

Ecco. Perché in quel posto sembravano essere tutti così facilmente irritabili? Mi venne in mente il ragazzo di prima, ma in confronto a lui quello che avevo di fronte mi faceva molta più paura. Sarei dovuto rimanere a casa. Un secondo compleanno? Ero un idiota, le cose stavano andando ancora peggio del giorno precedente.

- No, davvero. Io non capisco co-

- D'accordo, vieni con me.

Il biondo era visibilmente infastidito dalla musica. Cominciò a farsi strada in quell'ammasso di ragazzi intenti a ballare e constatai che non erano pochi quelli che si voltavano a guardarlo , come se avessero visto una celebrità. Probabilmente a differenza mia sapevano benissimo chi fosse.

Lo sconosciuto mi condusse in fondo alla sala, dove un'enorme scalinata a muro conduceva a un piano superiore a cui non avevo fatto caso. Si trattava di un lungo corridoio che seguiva tutto il perimetro del locale, mentre lo spazio centrale era stato dedicato all'allestimento delle luci. C'erano poi delle porte chiuse che si affacciavano su di esso, erano tantissime.
Mi guidò alla fine della prima fila verticale di porte e aprì l'ultima con un una piccola chiave che portava al collo come un ciondolo. Non l'avevo notato.
All'interno c'era una stanza. No, non una normale stanza. Era una camera da letto, compresa di vasca da bagno e un divano ad angolo che poteva ospitare almeno quattro persone. Nella mia mente stava cominciando a farsi strada un'idea che non mi piaceva per niente.

Jimin si sedette sul bordo del letto e si sporse verso il comodino. Dopo aver frugato un po' ne estrasse un pacco di sigarette e un accendino.

- Vuoi?

Sussultai al suono della sua voce. L'altro sembrava essersi già stancato di attendere la mia risposta e aveva ritirato il braccio.

- No, grazie... non fumo.

Annuì e si appoggiò al materasso con un gomito mentre incrociava le gambe. Io rimasi in piedi, senza sapere se avessi il permesso di appoggiarmi da qualche parte.
Il suono di una risata breve attirò di nuovo la mia attenzione. Jimin mi stava guardando e sorrideva con la sigaretta fra le labbra.

- Non pensare che siano tutte così.

- Cosa?

- Le stanze. Questa è una suite, le altre sono semplicemente degli sgabuzzini. Puoi sederti, sai?

Feci cenno di sì con il capo e mi sedetti sul divano, facendo attenzione a strofinarmi prima i pantaloni con le mani. L'ultima cosa che volevo era proprio fare qualche danno alla stanza di quel ragazzo che sembrava odiarmi già abbastanza.

Jungkook's birthday ↬  𝒋𝒊𝒌𝒐𝒐𝒌Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora