Mi faccio una doccia veloce cercando di rilassare i muscoli e osservandomi allo specchio provo a nascondere la ciocca bianca di capelli estremamente evidente, dopo vari tentativi ci rinuncio sperando solo che non se ne accorgesse.
Metto un paio di jeans e una camicia nera decidendo di restare sul classico ma elegante, dovevo stare attento a non avere la minima imperfezione che avrebbe potuto irritarlo.
Infine mi dirigo verso il salotto e mi siedo su una poltrona aspettando, potevo fare solo quello, facevo ticchettare lievemente le unghie sui braccioli della poltrona mentre una mia gamba continuava a saltellare su è giù per l'ansia.
Avevo i nervi a fior di pelle mentre guardavo la porta e aspettavo di sentire il suono della chiave che girava sbloccando la serratura.
Sentivo il mio cuore battere veloce, i miei pensieri tornano a prima, avevo deciso di nascondere il pugnale sotto una delle assi del pavimento della mia stanza, mi sembrava il luogo più sicuro, lui non lo doveva vedere.
Vengo distratto dai miei pensieri quando sento dei passi, immediatamente scatto in piedi e corro verso la porta, percepisco il suono della chiave che gira nella serratura, mi metto in posizione.
Ero ad un lato della porta completamente rigido e con il capo chinato, sento la porta aprirsi con uno scricchiolio agghiacciante che sembra penetrare nella mia anima congelandomi sul posto, stringo i pugni.
Ed eccoli lì, riesco a vedere solo le loro scarpe di marca mentre mi passano oltre ignorandomi, sento le loro voci che discutono.
-Caro allora il ricevimento di stasera dev'essere perfetto, il catering sarà qui fra tre ore esatte e il mio entourage arriverà fra poco, tu ricorda di chiamare per la statua di ghiaccio, e ricorda le regole alla servitù e all'impiccio-
-Certo tesoro, stasera mi devo occupare di alcuni affari importanti, se venissero rovinati per delle inezie sappiamo tutti cosa succederebbe-
In quel momento sento la sua risata tremenda, certo che sapevo cosa sarebbe successo e non sarebbe stato per niente piacevole...
Dopo di loro entrano una cinquantina di persone tra donne e uomini, erano la servitù di prima classe che seguiva i miei genitori ovunque, erano altamente preparati, anche loro mi ignorarono.
L'ultimo ad entrare era l'assistente personale di mio padre, aveva una dozzina d'anni più di me, aveva i capelli corti e scuri, indossava uno smoking elegante e dei guanti bianchi, si ferma accanto a me e con la sua solita voce monotona sussurra poche parole.
-Il padrone desidera che lo raggiunga nel suo ufficio tra due ore esatte-

STAI LEGGENDO
L'ombra che ci unisce
FantasyJaden sin da piccolo ha continue crisi di paralisi notturna, profonde occhiaie e nessun amico o legame. Crede che le sue notti resteranno per sempre un incubo dal quale è impossibile scappare, ma lentamente qualcosa inizia a cambiare. tutto inizia...