𝕨𝕙𝕠 𝕚𝕤 𝕥𝕙𝕖𝕣𝕖?

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"ᴡʜᴀᴛ ʜᴀᴘᴘᴇɴꜱ ɪɴ ᴛʜᴇ ᴡᴏʀʟᴅ ᴍᴀʏ ꜱᴛᴀʏ ɪɴ ᴛʜᴇ ᴡᴏʀʟᴅ, ʙᴜᴛ ᴡʜᴀᴛ ʜᴀᴘᴘᴇɴꜱ ɪɴ ɴᴇᴡ ᴏʀʟᴇᴀɴꜱ, ɢᴏᴇꜱ ʜᴏᴍᴇ ᴡɪᴛʜ ʏᴏᴜ."

marcus

Quando dicevo di essere nato e cresciuto a New Orleans, le persone facevano sempre le stesse battute: "La città del voodoo? Dove posso farmi predire il futuro? Ci sono le streghe a New Orleans?". D'altronde una risata poteva anche scappare. A volte però, avrei voluto girare gli occhi all'indietro, cacciare una bambolina fatta di paglia, infilzarla con uno spillone e fingere una di quelle risate malefiche come nei film. Alla decima volta non erano più così simpatiche come battute. La mia città era tra le più particolari e affascinanti degli Stati Uniti. Avevamo la musica, anzi per la verità, avevamo il jazz, l'architettura creola, il Mardi Grass, che durava quasi una settimana, e se facevi un salto nel Barrio potevi assistere alla battaglia dei locali per stabilire dove suonasse la musica migliore e più ad alto volume.

Innegabile, però, che la mia città fosse ancora più famosa per una cosa: la magia. Tutte le usanze e le tradizioni del folklore cittadino risalivano agli anni dei primi schiavi arrivati nella Louisiana, intorno al 1700. Considerato questo, per me tutto quel mondo era sempre circondato da un'aura di profondo rispetto. Non riuscivo a scherzarci sopra più di tanto, e poi, anche se l'avessi fatto, mia nonna Lucy mi avrebbe incenerito.

Diceva sempre: "Porta rispetto per le cose che conosci ma ancora di più per quelle che non conosci".

New Orleans era piena di vita ad ogni angolo di strada, sempre col profumo di qualcosa di particolare appena uscito dal forno, le persone erano colorate, sorridevano ad ogni ora del giorno e della notte e ti trascinavano in quel mondo fatto di cose che non saresti mai riuscito a capire del tutto.

Per me quelle cose non erano vere alla fine, ma quando camminavo immerso nella città ci credevo lo stesso.

Era quella la vera magia.

New Orleans aveva anche dei difetti, però. Eravamo al sud, in Louisiana. La vita era lenta, scorreva piano, a volte ti sembrava quasi che non passassero i giorni e per un ragazzo di diciannove anni non saprei dire cosa fosse peggio dell'immobilità totale.

A volte avrei voluto far parte di qualcosa che mi facesse sentire sulla giostra che girava e non in piedi davanti al macchinista senza abbastanza gettoni per salire.

Mi piaceva New Orleans ma la verità è che sarei voluto essere altrove, magari a New York. Stavo solo aspettando il momento giusto e, francamente, di avere qualche soldo in più. Poi sarei partito. Fino ad allora, però, facevo lavoretti saltuari per crearmi dei risparmi.

Mio padre aveva dato tutta la sua vita alla ricerca scientifica. Non avevo mai capito davvero cosa facesse, dopo un po' che tentava di spiegarmelo il mio cervello andava in confusione. Un anno la società per cui lavorava aveva dovuto fare dei tagli e era stato licenziato. Se prima lo vedevo poco, a quel punto avevo cominciato a vederlo ancora meno. Stava rintanato nel suo studio tutto il giorno, chissà a fare cosa, e col tempo si era dimenticato di tutto il resto, in particolar modo di me. Mia madre non me la ricordavo, era andata via quando avevo due anni.

In sostanza avevo dovuto imparare a cavarmela da solo già da tempo. L'unica figura materna che avessi mai avuto era mia nonna Lucy, e da quando mio padre aveva iniziato il suo periodo di reclusione, era anche l'unica figura genitoriale su cui potessi fare affidamento. Almeno avevo lei.

Mia nonna era la tipica nonna del sud: mi metteva sacchetti pieni di erbe strane nei cassetti per allontanare il malocchio, era un asso in cucina e soprattutto, era alta un metro e cinquanta, ma se infuriata sarebbe riuscita a mettermi paura anche se fossimo stati in due continenti diversi.

a little wickedDove le storie prendono vita. Scoprilo ora