Capitolo 33

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Il gigante rimane sospeso nell'aria come un grottesco colibrì. Lascia una delle sue armi che si impianta nel suolo con precisione ed estrae con la mano rimasta libera il mio coltello. Dopo averlo spezzato, lo lascia cadere nel vuoto.

Mentre osservo rapita la magia che scorre sul suo corpo, all'improvviso ho un'illuminazione e capisco perché i simboli sul suo petto mi risultano familiari.
Nello scontro finale con la setta Fidelis, Agrios attivò il portale per far entrare sul nostro piano di esistenza un demone superiore e mi ricordo che mi avevano colpito i segni incisi sulla superficie nera del cerchio. Quei simboli sono quasi identici a quelli presenti sul petto del mio avversario. Quindi non è un elfo scuro ma un demone e i demoni sono vulnerabili ai simboli religiosi. Peccato però che io non abbia croci o acqua santa a portata di mano.

Almeno che... il pensiero è interrotto all'improvviso perché il demone si scaglia contro di me. Gli occhi verdi brillano quasi infuocati. Sta usando la magia per aumentare la sua velocità, lo vedo chiaramente.
Lo evito all'ultimo istante e poi aggancio la sua ala sinistra e ruotando su me stessa, usando la tecnica dello specchio, sfrutto la forza e l'energia da lui accumulata per rivoltargliela contro. Lo lancio contro gli alberi non molto distanti e il demone ne abbatte tre.
Un urlo disumano che fa accapponare la pelle emerge dalla boscaglia. Poi il terreno inizia a vibrare come se ci fosse un terremoto. Il demone emerge dalla zona d'ombra correndo e urlando tutto il suo odio. Una delle due ali è spezzata e sbatte sul terreno inutilizzabile.
Con voce roca e ringhiante dice: "Cosa sei tu? Chi sei? Non sto nemmeno usando la magia contro di te".

Di certo non sarò io a spiegargli che la magia non è solo offensiva e comunque impregna tutto il suo essere quindi se la usa per aumentare la sua velocità e forza posso ritorcergliela contro.
Non penso si aspetti una riposta da me infatti sul suo petto si accumula luce verde e poi prosegue la corsa come un toro inferocito.
Io sto immobile, del tuo ferma, rallento la respirazione, allargo le gambe per migliorare il mio bilanciamento e osservo la scena al rallentatore. Vedo ogni muscolo e vena guizzare sulle sue braccia e gambe protese in avanti nello sforzo di aumentare la propria velocità. I flussi magici corrono lungo i suoi arti pompando energia, gli zoccoli sprofondano nel terreno sollevando zolle di terra ed erba.

È a dieci metri, cinque, tre, due, uno... con un urlo solleva la sua strana ascia pronto a decapitarmi con un colpo netto, ma io la evito e con un affondo infilo la spada nel suo stomaco e con precisione proseguo verso l'altro facendo un taglio non molto profondo ma che raggiunge il suo sterno. Poi scarto di nuovo di lato e con un calcio colpisco il suo ginocchio sinistro e appena sento un crack mi allontano velocemente.
Intanto vengo raggiunta dall'urlo di dolore e frustrazione del demone che perde l'equilibrio e cade a terra. Si rialza quasi immediatamente, ma noto che cerca di non appoggiare il peso sul ginocchio ferito.
"Maledetta puttana umana! Ti eviscererò viva e ti toglierò la pelle centimetro per centimetro. E godrò ad ogni tuo urlo disperato..."

A me compare il sorriso ironico e glaciale che è diventato un po' il mio marchio di fabbrica quando affronto gente brutta e cattiva che si crede superiore nonché invincibile. Lui infatti si blocca a metà della frase, sorpreso.

"Perché stai ridendo eh!?"

"Perché il tuo capo mi vuole viva e sarà molto scontento del tuo operato se mi uccidi ora."

A quel punto perde la pazienza, la sua rabbia diventa come un'onda tangibile e la sua aurea si scurisce come un fronte temporalesco.
Si lancia verso di me ed io con l'ultimo sforzo ed energie scarto di lato e spostandomi faccio un altro taglio, non molto profondo come il precedente ma perfettamente ortogonale ad esso che va dal pettorale sinistro a quello destro. Questa volta non sono altrettanto svelta ad allontanarmi e il demone con l'ala sana mi aggancia con uno dei suoi artigli proprio sulla schiena, vicino alla spalla sinistra e mi lancia lontano. Atterro rotolando sul terreno per ammortizzare la caduta. Il dolore è disarmante e sento il sangue scendere lungo la mia schiena. Il taglio non è enorme ma piuttosto profondo. Mi rialzo a fatica.

L'enorme demone è poco distante da me, ora è lui a sorridere sfrontatamente.
"Piccola umana, non hai scampo, arrenditi."

Io lo osservo, in attesa. Forse ho fatto male i miei calcoli o sono solo un'illusa. Ad un tratto però vedo che l'energia verde inizia a pulsare, prima lentamente e poi più velocemente. Si sta andando ad accumulare proprio sul petto del demone. A quel punto la luce inizia ad uscire dalle due ferite che formano una croce perfetta proprio dove c'erano i simboli arcani. La pelle inizia a sfaldarsi e i bordi ad ingrandirsi facendo ulteriormente aumentare la luce che esce oramai a fiotti.
Il demone perde il sorriso e abbassa la testa per guardarsi il petto. Lo shock e la realizzazione di quanto sta per succedere gli fanno cadere l'ascia dalle mani.

"Cosa hai fatto? Cosa hai fatto?!"

Cerca con le mani di ricongiungere i bordi delle ferite che però stanno ingrandendosi. La luce pulsa con sempre più violenza e velocità.
Merda, forse è meglio se mi allontano un po'.
Compongo questo pensiero e in quel momento il demone elfo inizia ad urlare tutto il suo dolore e disperazione, ormai impotente e conscio dell'inevitabile.

Mi volto ed inizio a correre verso la copertura degli alberi. Il terreno inizia a vibrare, mi giro a guardare e in quell'istante i flussi di energia raggiungono il loro apice e il demone esplode in tutta la sua gloriosa bruttezza e tracotanza. L'onda d'urto mi raggiunge e per l'ennesima volta in questa straziante giornata, prendo il volo. Atterro qualche metro più avanti. Stordita ma ancora viva e vegeta. Non ho nulla di rotto dopo un veloce esame.
Mi sollevo e mi metto seduta. Più in là c'è un mini cratere e del demone deflagrato quasi più nessuna traccia se non qualche brandello di ala qua e là e almeno uno dei due zoccoli sopravvissuti alla tremenda esplosione.

Mi alzo in piedi e urlo: "Erald!"
Ero talmente distratta dal mio avversario che l'ho perso di vista. Speriamo stia bene.
Mi incammino verso il portale risalendo la collina e poi sento un fruscio sulla mia sinistra. Tengo pronta la spada e poi con un salto Erald sbuca di fronte a me.

Sorrido nel vederlo e anche lui.

Con finto tono scocciato gli dico: "Ce ne hai messo di tempo! Te la sei presa comoda."

Il suo sorriso diventa ancora più profondo e sincero: "Beh anche tu ti sei presa il tuo tempo."

"Dai, non dirmi che una semplice elfa ti ha causato problemi?"

"Era un'elfa davvero brava e preparata. Aveva anche un discreto arsenale magico."

"Non ti lamentare, io me la sono vista con un demone. Ed è stato molto divertente."

"Immagino, peccato aver perso il tuo exploit. Anche perché ci stia prendendo gusto a far esplodere i tuoi avversari."

Rido di gusto ma poi smetto perché le costole non sono proprio sane in questo momento.

"Dai andiamo a casa, non ne posso più."

Ci avviamo verso il portale con passo stanco ma deciso.

The Bounty Hunter - Hunted (Vol. 4)Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora