"ʀᴜɴ ɢɪʀʟ ʀᴜɴ! ᴛʜɪꜱ ʀɪᴅᴇ ɪꜱ ᴀ ᴊᴏᴜʀɴᴇʏ ᴛᴏ ᴛʜᴇ ꜱᴇᴄʀᴇᴛ ɪɴꜱɪᴅᴇ ᴏꜰ ʏᴏᴜ."marcus
Correva nella palude, con il vento che sbatteva contro il suo viso facendole male. Gettava lo sguardo alle sue spalle per capire se la stessero seguendo, ma le prime luci fioche del mattino non aiutavano. Il lezzo del bayou le dava la nausea, le gambe ormai erano pesanti per il fango accumulato sotto agli anfibi. Continuava a correre senza una meta, col fiato corto e le guance accaldate. Percepì un rumore di passi dietro di sé; anche loro correvano. Accelerò, respirando più a fondo per non collassare. Una macchia di palude indistinta le si presentò d'un tratto davanti agli occhi: prima che le sue gambe finissero nella distesa di sabbie mobile, sfrecciò con il piede sul tronco di un albero e dandosi la spinta all'indietro atterrò girata nella direzione opposta e riprese a correre. Si inoltrò fra la vegetazione e dopo aver proseguito per un po' superò un tratto di laguna camminando in equilibrio su un grande tronco caduto che la portò da una parte all'altra. Con un salto atterrò sul suolo melmoso e si fermò, ormai quasi senza fiato. Poggiò le mani sulle ginocchia e cercò di riprendersi. Il fruscio del vento tra le foglie la fece sobbalzare, il rumore di legni spezzati e di passi sempre più vicini la fecero andare nel panico. All'improvviso una mano l'afferrò per il collo e la sollevò in aria. I suoi piedi non toccavano più il suolo. Sentì le spalle sbattere contro un tronco e la presa attorno alla gola si strinse ancora.
Il respiro non c'era quasi più...
– No! – trasalii svegliandomi nel mio letto. La maglia era tutta bagnata e sentivo le gocce di sudore scendermi lungo le tempie. Misi a fuoco una luce tenue nel buio: doveva essere già mattina e come sempre dovevo trovarmi nella mia camera. La testa mi pulsava; mi ributtai sul letto e il sogno svanì lentamente.
O meglio, l'incubo svanì lentamente.
Lieve trauma cranico senza danni permanenti.
Così recitava la mia cartella clinica. Avevo avuto un lieve trauma cranico dovuto all'esplosione di quella dannata macchina, ma senza danni permanenti.
Un po' di riposo e sarei tornato come nuovo.
Allora perché mi sembrava di star impazzendo?
Era passato un mese dall'incidente, ma non mi sembrava che le cose stessero migliorando. Fisicamente, a quanto pare, ero guarito. In testa, invece, avevo l'inferno. Ogni notte da quando ero tornato a dormire nel mio letto avevo incubi strani. In un altro caso avrei pensato a semplici disturbi del sonno, mi sarei fatto prescrivere qualcosa e sarebbe finita lì.
In quel caso, però, la situazione era diversa, perché qualsiasi incubo facessi il protagonista non ero mai io, ma qualcun altro.
Non vedevo Matilda da quel giorno in ospedale.
Mi dispiace. Che cavolo voleva dire?
Mi dispiace perché d'ora in avanti entrerò nel tuo cervello di notte e svilupperai questa inconscia ossessione per me? Io non volevo nessuna ossessione.
Volevo dormire.
Quello che mi turbava era che fossero sempre incubi. Lei si trovava in situazioni strane. La vedevo spesso correre nel bayou. Scappava da qualcosa oppure lo inseguiva, non riuscivo mai a capirlo davvero. Avevo pensato di parlarne con qualcuno, con il medico, anche semplicemente con Scott, ma ogni volta mi bloccavo all'istante.
Chi mi avrebbe creduto?
E anche se mi avessero creduto, in che modo avrebbero potuto aiutarmi?
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a little wicked
Fantasy// A New Orleans succedono cose strane, da sempre. Marcus Turner, diciannovenne con la voglia di evadere da una delle città più bizzarre e misteriose della Louisiana, scoprirà un mondo fatto di oscuri segreti e antiche credenze, solo a pochi passi...