Mi alzai dal letto e scesi le scale di casa che collegavano il piano notte con il salotto e la piccola cucina, nella quale trovai già in piedi mia sorella Courtney e mia madre che preparavano il caffe e i toast.
" 'giorno Adam" mi disse mia madre mentre mia sorella mi stampò un bacio sulla guancia. Courtney aveva 14 anni ed è sempre stata affettuosa con me, abbiamo sempre avuto un buon rapporto, merito della sua incredibile dolcezza e della sua solarità. Ha un talento incredibile nel mettere pace tra le persone. È anche molto sensibile, infatti i miei quando litigavano cercavano di smettere quando c'era lei o si nascondevano, per non urtare i suoi sentimenti perché ogni volta si chiudeva in camera a piangere e una volta lessi anche da qualche parte che i bambini ricordano queste scene come traumi e se li portano per il resto della loro vita, non so quanto possa essere vero ma cerco sempre di rendere mia sorella più serena possibile nonostante lei non sia più una bambina.
"papà è già a lavoro?" chiesi.
Mia madre annui e mi passò il toast. Ci sedemmo tutti e tre a tavola e continuammo a fare colazione in balia di una piacevole conversazione.
"sai mamma, ieri mi hanno detto che c'è una festa per la fine dell'anno scolastico"
"e?" mia madre guardò mia sorella intuendo già cosa voglia dire.
"beh... pensavo di andarci, tu che dici?"
"mmh non lo so", a questo punto mia sorella mi tirò un calcio sotto il tavolo e io sobbalzai quasi facendomi affogare con il caffè bollente. La guardai male e poi parlai in suo aiuto.
"potrei portarla e prenderla io a mezzanotte in punto"
"va bene, chiedi a tuo padre allora".
Courtney esultò perché sapeva già che la risposta era un sì. Quando mamma diceva -chiedi a tuo padre- la risposta era scontata, lui faceva tutto quello che dice lei ma non perché avesse un ruolo minore nelle decisioni, ma semplicemente perché si fidava delle sue scelte. O anche perché la pensavano allo stesso modo. I miei genitori andavano molto d'accordo, era raro che litigassero ma succedeva, e quando accadeva era una tragedia perchè significava che si trattava di questioni importanti. In ogni caso facevano pace in tempo di due ore.
"e quando sarebbe?" chiesi a mia sorella,
"tra due giorni"
"va bene".
Sentii il clacson del pickup di Thomas e mi sbrigai ad uscire. Mentre percorrevo il viale vidi nel retro Jude in piedi appoggiata con un gomito sul finestrone.
"ti vuoi sbrigare? Il mare è una favola" esclamò entusiasta.
Io saltai sul pickup e Thomas partì dirigendosi al porto dove avevo la mia amatissima barca. Il mare era veramente bellissimo, non c'era ombra di onde neanche in lontananza ed era così limpido che ci si poteva specchiare. Giornata assolutamente perfetta per fare un giro in barca.
Io mi misi in posizione da comandante e accesi il motore mentre Jude e Thomas staccarono le corde che la tenevano attraccata al porto turistico.
"in partenzaa!" urlò Jude andandosi a sedere sulla prua.
Ecco, è così che adoravo passare le mie giornate, in giro per il mare con i miei migliori amici. Noi tre ci conosciamo da tanto tempo, dalla seconda elementare esattamente.
"la vuoi una caramella?" mi disse la piccola Jude con la sua voce dolce e minuta da bambina e guardandomi con quei suoi occhioni verdi enormi. Io alzai le spalle ma non feci in tempo ad allungare la mano che Thomas le saltò davanti e gliela strappò dalla mano mangiandola in un boccone. Lei iniziò a piangere disperata mentre noi ridevamo fragorosamente. Da quel giorno siamo inseparabili. eravamo l'uno per l'altro come fratelli e passavamo la maggior parte del tempo insieme. Thomas era un tipo tranquillo, aveva i capelli neri ricci, alto e sempre sorridente. Era spiritoso ma era anche molto saggio, infatti era il consigliere del gruppo. Jude invece era una bomba, non si fermava un attimo; da quando era piccola è sempre stata con noi. Mi ricordo quando ci incontravamo a casa per giocare alla play, all'inizio si lamentava, poi finiva a giocare insieme a noi. Noi eravamo così, qualsiasi cosa facessimo insieme ci andava bene.
Lasciai il timone nelle mani di Thomas e mi sfilai la maglia rimanendo in costume. Presi una piccola rincorsa e mi buttai a bomba tirando giù con me Jude.
"ma sei impazzito" urlò cercando di tirarmi uno schiaffo, a vuoto, perché io in un colpo d'occhio ero già sotto l'acqua. Ad un certo punto Thomas gettò l'ancora e si tuffò anche lui.
Dopo una lunga nuotata ci ricomponemmo e tornammo a riva. A pranzo senza tornare a casa mangiammo un panino in un piccolo pub nelle vicinanze e il pomeriggio lo passammo di nuovo in spiaggia. Io e Tom conficcammo le nostre scarpe nella sabbia per usarle come porta da calcio mentre Jude stese un telo per prendere il sole. Giocammo ininterrottamente per un paio d'ore, poi esausti ci buttammo a capofitto sulla sabbia che si attaccò su tutto il corpo per colpa del sudore.
Verso l'ora del tramonto ci avviammo al pickup, esitai un pochino prima di aprire la portiera.
"sentite, io rimango un altro po'" dissi mentre loro montarono su.
"sicuro?"
"certo, ci vediamo dopo".
Mi avviai sul pontile e mi sedetti. Volevo godermi la vista del sole che tramontava e delle onde che si infrangevano. Se dopo la morte ci dovesse essere un paradiso, io spero che assomigli il più possibile a questo panorama perché per me non esiste cosa più bella. Quando ormai la luce della notte era sempre più vicina, feci per alzarmi e andarmene ma sentii una leggera corsa dietro di me, una ragazza con un'aria disinvolta e a tratti spaventata. Cercava di accelerare la corsetta, ma non volendo dare nell'occhio.
"ciao amore" urlò verso di me, si capiva dal tono della voce che era preoccupata.
Io ero stranito ma non dissi nulla lasciandola avvicinare. Si girò di nuovo alle sue spalle e fece un respiro profondo mettendosi una mano sulla fronte.
"tutto apposto?" le chiesi,
"oh sì, mi dispiace per prima, so che non ci conosciamo ma dovevo togliermi fuori dai gangheri un uomo che mi seguiva con l'auto",
"ma chi potrebbe essere cosi talmente idiota", ero scioccato, sicuramente a Winthrop fino ad allora non avevo sentito nulla del genere."l'importante è che stai bene", lei annuii e notai che era più rilassata. Le feci cenno di sedersi accanto a me, prima titubò poi venne.
"chi ti dice che non sono anche io un molestatore?" risi leggermente.
"oh beh, prima ti ho visto con i tuoi amici e non lo sembravi, ti ho riconosciuto e sono venuta verso di te. A mio rischio e pericolo" aggiunse con una piccola risata.
"sei di qui?" chiesi considerando di non averla mai vista prima.
"no, sono in vacanza con i miei e un'amica, sono di Burlington. tu sei di qui vero?"
"nato e cresciuto."
"spero che non mi hai preso come un'idiota prima, mentre gridavo amore e venivo verso di te intendo" rise con un po' di vergogna,
"tranquilla, hai fatto benissimo" le sorrisi.
Passammo cosi un altro quarto d'ora parlando dei motivi per cui si trovasse proprio a Whintrop in vacanza e mi disse che rimaneva per un altro mese. Non so perché in quel momento ero felice che restasse ancora così tanto. Era piacevole conversare con lei e dovevo constatare che era proprio una bella ragazza. Non era molto alta, aveva i capelli di un castano scuro, gli occhi grandi color nocciola e un bellissimo sorriso. Era semplice ma mi piaceva tanto.
Quando ormai il sole era totalmente andato via, si era fatta l'ora di tornare a casa e per questo mi alzai. Le porsi una mano per aiutarla ad alzare, lei la strinse e si rimise su.
"ti accompagno a casa" proferii,
"oh no, non disturbarti, sei anche a piedi",
"non è un problema. Non posso farti tornare a casa da sola, se ti succedesse qualcosa mi sentirei in colpa per non averti accompagnato".
"va bene dai accetto". Il suo sorriso era così dolce e non mi importava di dover camminare, mi faceva piacere riaccompagnarla e poi dicevo sul serio, mi sarei sentito in colpa se non l'avessi fatto soprattutto dopo quello che l'era successo stasera.
"che sbadata" pronunciò mettendosi una mano in fronte e scuotendo la testa "sono Joanna"
"Adam".
Avevamo passato tanto tempo a chiacchierare e non ci siamo nemmeno presentati, il bello è che era passato di mente anche a me di chiederle come si chiamava. Il tempo con lei era volato e mi chiedevo se l'avrei rivista un'altra volta.
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La parte bella dell'Amore
RomanceA distanza di tempo, Adam Harrison, ricorda gli anni in cui la sua vita cambiò totalmente. Un ragazzo normale legato al suo paese nativo, un giorno incontra la persona che sarà poi, il suo più grande amore, travolgente e travagliato, ma talmente fo...