CAPITOLO 7

30 2 0
                                    


Nei giorni successivi ero abbastanza nervoso e pensieroso. Ero rimasto abbastanza perplesso da ciò che era successo quella sera. Io la percepivo la voglia che aveva di baciarmi, ma non capivo cosa la trattenesse. Detto ciò a parte il mio stato d'animo, non c'era più niente che mi legasse a lei, non mi piaceva rincorrere nessuno.

La cosa che mi ha innervosito più di tutto è il fatto che ieri a causa del mio nervosismo ho trattato malissimo Courtney, per una semplice domanda che mi aveva fatto. La cacciai fuori da camera mia a male parole e lei scappò piangendo. Non era mai successo prima, per questo lei rimase sconvolta tanto quanto me.

Dopo essermi accorto del mio enorme sbaglio, la sera a tavola le chiesi scusa profondamente dispiaciuto, lei si limitò ad alzare le spalle e per me quell'indifferenza era come se mi avesse ficcato un paletto nel cuore.

Il mio telefono squillò e io corsi a rispondere.

"pronto"

"ciao Adam" non riconobbi la voce,

"Adam, sono io, Jessica" sbarrai gli occhi chiedendomi come avesse fatto ad avere il mio numero.
"oh ciao Jessica, ti serve qualcosa?" chiesi,

"ma no stupido! Alla festa mi hai dato il tuo numero dicendomi che potevo contattarti quando voglio", mancava solo questa, non ricordavo assolutamente niente di quello che avessi fatto dopo che Joanna era andata via. Mi ero messo in fila per un altro drink e poi buio più totale nella mia mente.

"Sì mi ricordo" mentii,

"allora se per te va bene possiamo vederci stasera", non potevo crederci, mi ero messo nei guai da solo. D'altronde aveva un tono dolcissimo e se avessi detto no ci sarebbe rimasta male e l'ultima cosa che volevo era deluderla dopo mia sorella.

"d'accordo" mi ci volle un po' a rispondere.

Infine ci salutammo e chiuse la chiamata. Magari poteva essere una buona idea distrarmi con un'altra ragazza, d'altronde non la conoscevo molto, potrebbe essere simpatica e magari piacermi anche.

Il pomeriggio, invece di starmene a casa, andai a sedermi sul pontile. Quel posto mi rilassava tantissimo, il rumore delle onde che picchiavano sugli scogli, la gente che chiacchierava seduta sui muretti o mentre passeggiava, il rumore delle barche che entravano ed uscivano, per me erano musica per le mie orecchie.

Questo è anche il posto in cui incontrai Joanna per la prima volta, per questo, invece di assolvere la mia mente dai pensieri riconducenti a lei, me la faceva ricordare di più e ogni ragazza con i capelli castani che passava sparavo fosse lei.

Era inutile, nonostante tutto, non riuscivo a farmi passare liscia la sua incoerenza. Mi sembra inconcepibile il fatto che prima mi racconta fatti della sua vita privata e poi mi da buca il giorno dopo. O anche il fatto che mi abbia detto di piacerle e poi è scappata da me.

Quei giorni, Jude e Thomas, erano molto impegnati. Jude doveva dare un esame tra pochi giorni mentre Thomas stava vedendo le ultime cose da sistemare prima della partenza. Questa situazione mi fece rammaricare parecchio, per noi era strano rimanere tanto tempo lontani ma era il corso della vita e dovevamo prendere delle scelte. Ahimè anche io, non avevo ancora molto tempo per pensare prima che mi revocassero la borsa di studio. Non capivo cosa mi trattenesse a Winthrop, o semplicemente non mi piacevano molto i cambiamenti. Mi spaventavano. Ma a prescindere da quello che facessi io, le cose sarebbero cambiate comunque.

A parte tutto, noi tre avevamo fatto un patto, ogni giorno o anche solo quando avremmo avuto un momento di pausa, ci saremmo chiamati sempre per raccontarci le nostre giornate. A volte penso che saremo legati per sempre.

***

Io e Jessica ci trovammo davanti il Rose pub, dato che non sapevo dove abitasse.

Aveva i capelli liscissimi e indossava un paio di shorts e un top nero borchiato. Fisicamente era l'opposto di Joanna.

Entrambi eravamo indecisi su dove andare perciò decidemmo di entrare al Rose pub dato che eravamo sul posto. Era enorme, con pochi tavoli perché di solito i proprietari organizzavano serate musicali e concerti e si preferiva stare in piedi. Il bancone era immenso, il barista era molto esperto, qualsiasi drink tu chiedessi lui lo faceva con disinvoltura.

Ordinammo una birra e ci sedemmo al bancone. All'inizio non conversammo molto, ci sono stati davvero dei silenzi imbarazzanti. Poi per passare dalla padella alla brace cacciò l'argomento della festa.

"quel bacio è stato fantastico sai" mi disse con occhi ammiccanti sorseggiando la birra. Io per poco non mi affogavo.
"beh ero un po' ubriaco, a dire la verità" mentii, quando l'ho baciata ero ancora lucido, non immagino cosa potesse pensare se le dicessi che l'ho fatto per far ingelosire un'altra ragazza.

"Comunque è stata una bella serata" continuò lei "anche il post serata" mi fece un occhiolino. Post serata? O dio mio, che avevo combinato? Cercavo di strapparle informazioni senza farle capire che non ricordavo nulla di ciò che era successo.

"è piaciuto anche a me" sperando non fosse qualcosa di osceno.

"e ti credo, menomale che ti ho fermato, volevi farlo in spiaggia davanti a tutti" rise. Io ero allibito dalle parole che uscivano dalla sua bocca però piano piano i ricordi cominciarono ad affiorare. Dopo che Joanna è andata via, incominciai con il primo drink, poi il secondo, terzo fino a perdere il conto ed ecco il risultato. Andai da Jessica, la presi con forza e continuai a baciarla fino a portarla alla riva, dove iniziai a toccarla nei punti più delicati e a lei stava più che bene.

"potremmo recuperare se vuoi" ecco appunto. Davanti quella proposta rimasi spiazzato senza saper cosa rispondere.

"magari un altro giorno eh" risposi continuando a bere la mia birra. Lei annuì e mi fissò negli occhi.

Jessica non era male, era una ragazza attraente, di sicuro le forme e la bellezza non le mancavano. Ma quella sera non mi suscitò nient'altro, avevamo parlato poco di altri argomenti che non si riferissero alla festa. Però era simpatica, aveva tanto senso dell'umorismo e non è andata tanto male come mi aspettavo ma neanche molto bene.

A fine serata, lei mi disse dove abitava e la riaccompagnai a casa. Casa sua era dopo la mia, quindi per raggiungerla passammo dalla mia via e gliela indicai. Tanto per dire qualcosa durante il tragitto.

"ci vediamo domani" mi disse scendendo dall'auto. Io annuì e tornai a casa sfinito.

La parte bella dell'AmoreDove le storie prendono vita. Scoprilo ora