Capitolo 13

2.1K 81 2
                                    

Mi sveglio.
Cazzo.
Sono nel suo letto sdraiata accanto a lui, o meglio pensavo di essere accanto a lui, mi giro e lui non è accanto a me, meno male, non ricordo molto di ieri soltanto di essermi addormenta accanto a lui.
Mi alzo di fretta ed esco dalla stanza, percorro le scale il più velocemente possibile sperando di non incontrare nessuno, arrivata in cucina mi dirigo all'uscita.
"Dove vai?" Mi giro e noto Nicolò che sta cucinando la colazione.
"Vado a casa, mio padre non sa che sono qui"
"Gli ho mandato io un messaggio col tuo telefono ieri sera" Vuol dire che sa la mia password? Adesso devo cambiarla.
"Vabbè vado lo stesso ho già disturbato abbastanza"
"Oramai resta a colazione" Voglio solo andare a casa non so cosa ho combinato ieri e sinceramente non voglio saperlo.
"No veramente, Grazie ma ora vado"
"Ho preparato la colazione anche per te, ormai devi restare" Cosa c'è di difficile nel 'voglio andare a casa'.
Mi siedo, smetto di parlare e anche di guardarlo, voglio solo scompariranno non so cosa ho fatto ieri, quanto ho bevuto ma soprattutto cosa gli ho detto.
"Cosa ricordi di ieri?" Questa era proprio la domanda che avrei voluto evitare.
"Solo di essermi addormentata" Accenna un sorriso che mi fa capire tutto, che ho combinato?
"Vuoi sapere come sei arrivata qui?" Una parte di me vuole saperlo l'altra parte non vuole saperne nulla, quindi sto zitta.
"Chi tace acconsente giusto?"
"No nel mio caso no, nel mio caso sto pensando" Voglio veramente saperlo?
"Dai ormai racconta tutto, ciò che é fatto é fatto, e anche se vorrei non posso tornare indietro"
"Allora, ti sei ubriacata e mentre cercavi l'uscita sei venuta a sbattere su di me..."
'Ok fin qui tutto normale' Penso prima che lui continuasse a parlare.
"... Dopo avermi detto di stare bene ti ho seguita fuori dove quando ti ho proposto di accompagnarti a casa perché non eri in condizione di restare ancora lì, mi hai detto di tornare dentro insieme alla mia 'amica' che era mia sorella a divertirmi..." Lo guardo e resto zitta mentre mi poggia in piatto davanti.
"Grazie" Dico solo questo, non so cosa dire gli ho praticamente detto 'sono gelosa' e poi di sua sorella.
"... Dopo averti portata qui di forza dato che ero troppo ubriaca per tornare dentro o per andare a casa, mi hai costretto a dormire nel letto perché non volevi che dormissi sul divano..."
Spalanco gli occhi e poggio la forchetta sul piatto portandomi le mani in faccia, non ho più il coraggio di guardarlo.
"... Ah e per convincermi a restare ti sei attaccata a me abbracciandomi e vietandomi di uscire"
"Non so che dire, scusa tanto" Riporto lo sguardo sul piatto ed evito di guardarlo.
"No tranquilla, non mi andava di stare lì con mia sorella, e poi mi sono fatto due risate" sorrido leggermente ed anche lui lo fa.
"Ora stai bene?"
"Si, é passata, solo un po' di mal di testa" continuiamo a parlare fin quando non finisce la colazione poi prendo il telefono per vedere se mio padre mi ha scritto, ed effettivamente trovo la sua notifica,
P: Buongiorno, quando torni a casa?
S: Buongiorno, torno prima di pranzo.
"Adesso ti farai accompagnare a casa?"
"Bhe casa mia é abbastanza lontana da qui, quindi, si, mi servirebbe un passaggio, ma Vera vive vicino casa mia di solito torno a piedi, quindi scendo dalla macchina qualche metro prima e a casa arrivo sola"
"Come vuoi" Sparecchio la tavola e lo obbligo a farmi lavare i piatti.
"Va bene fai tu, io mentre mi cambio" Sale al piano di sopra e mentre io lavo i piatti, quando scende mi porta le scarpe ed il vestito.
"Questi dove li metti?"
"Oh li metto ora così ti lascio i vestiti"
"Tu vuoi tornare a casa vestita da sera?"
"Non ho altri vestiti"
"Usa i miei"
"Mio padre si insospettirà"
"Si insospettirà anche se torni con i vestiti di ieri, Vera avrebbe potuto prestarti qualcosa"
"Si ma si chiederà di chi siano questi"
"Vera non ha un fratello?"
"Si, ma mi avrebbe prestato i suoi vestiti non quelli di suo fratello"
"Ti presto qualcosa di mia sorella"
"No, non fa nulla, torno con quelli" Neanche il tempo di dirlo e vedo uscire Nicolò dalla stanza degli ospiti con dei pantaloncini e una maglietta.
"Grazie" Vado in bagno e mi cambio senza fare storie.
"Andiamo?" Esco dal bagno coi vestiti di sua sorella messi e con i suoi in una mano, prende i suoi vestiti già piegati e li poggia sul tavolo.
"Si" Usciamo di casa e saliamo in macchina, partiamo e lui accende la radio, anche se sto meglio la testa mi fa sempre molto male e mi sento molto confusa.
"Puoi spegnere perfavore? mi fa male la testa" spegne la radio e torna a guidare.
"Grazie"

Arriviamo sotto casa mia, nel tragitto non abbiamo parlato.
"Io scendo qui, grazie e scusa per averti rovinato la serata"
"Tranquilla" Mi sorride e senza farlo apposta mi poggia una mano sulla gamba, al tocco rabbrividisco.
Ricambio il sorriso e mi avvicino per salutarlo con un bacio sulla guancia.
"Ci si vede"
"Ciao" Scendo della macchina e comincio a camminare mentre lui mette in moto e riparte.
Apro la porta e non trovo mio padre, salgo velocemente in stanza mi cambio e metto in lavatrice i vestiti della sorella di Nicolò ed il mio vestito.
Mando un messaggio alle mie amiche e le avverto di essere intera e poi vado a dormire, non mi sento molto bene e anche se sono solo le due decido di andare a dormire.

Ho bisogno di te... //Nicolò Barella Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora