𝐌𝐀𝐋𝐃𝐈𝐓𝐀 𝙛𝙤𝙩𝙤

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Martina

Resto ferma ad osservare il soffitto bianco della mia camera d'hotel, con i primi raggi del sole che penetrano dalle fessure delle persiane, avvisandomi che un'altra notte senza di lui è appena passata, senza riuscire a chiudere occhio. In queste giornate così non so più cosa significa dormire.

Mi rigiro sul fianco, sospirando stanca di tutta questa situazione. Ci sono ricascata.

Credevo di stare bene, di aver superato quel dolore, ma puntualmente mi capita di ricaderci e allora mi chiedo 'quando finirà?'. Non so nemmeno se c'è una fine a tutto questo o se continuerò a cascarci fino a che non perderò le forze per rialzarmi, perché lo ammetto, la mia forza era lui, il nostro amore.

Chiudo gli occhi, lasciandomi cullare dai bei ricordi di noi due, che sembra riescano ad illudere la mia mente ed alleviare, almeno per poco, il dolore al centro del petto.

**"Martina, è te che amo, perché non lo capisci?" mi dice appena mi raggiunge correndo nel sottoscala del teatro, poco prima di entrare in scena ed interpretare i nostri personaggi. Sono solita scappare e nascondermi dopo una litigata con lui, mi sento sempre fin troppo debole e insicura quando succede di discutere.

"Ho paura di perderti. Ho paura che quando tutto questo finirà, quando non saremo più Leon e Violetta, ci allontaneremo" ammetto con le lacrime agli occhi. "E poi stai con lei, io sono solo la tua amante" continuo, con una certa delusione in volto.

"No, sai che non è vero" mi poggia le mani sui fianchi. "Io ti amo" sussurra a pochi centimetri dalla mia bocca.

"Promettimi solo che non te ne andrai" quasi lo supplico, mentre una lacrima scivola silenziosa sul viso.

"Te lo prometto" mi accarezza la guancia, asciugando la lacrima con il pollice.**

Sono passati anni da quella promessa, che non è stata mantenuta. Lui alla fine ha scelto lei, forse in realtà non mi ha mai voluta. Io e lui, eravamo, siamo e rimarremo solo una fantasia, la coppia ideale, quella sognata da tutti i bambini e dagli adolescenti.

La mia sveglia suona poco dopo, risvegliandomi dai lontani ricordi e dalle vecchie promesse.

"Devi andare avanti, Martina" mi ripeto ad alta voce, alzandomi a fatica dal letto. Tutto questo non mi fa stare bene né a livello morale, né tantomeno fisicamente. La festa di ieri sera mi ha letteralmente distrutta e la notte passata in bianco non mi ha aiutata a recuperare le forze.

A volte vorrei staccare il cervello e non pensare, altre volte vorrei tornare indietro nel tempo e cambiare le cose.

Mando un messaggio alla mia cara vecchia amica Mercedes. Lei mi capisce più di tutti in questi casi, perché, oltre ad essere stata una nostra collega e amica, che conosce la nostra storia dal principio, ha vissuto una situazione simile. Dopo la sua rottura con Xabi, altro collega conosciuto sul set, sembrava essere caduta in un buco nero, non era più la stessa. Ma è riuscita a riprendersi ed ora è sposata con un uomo che la ama e la mette al primo posto.

Voglio prendere ispirazione da lei per riuscire ad andare avanti, prendere la forza che mi serve e lasciarmi Jorge alle spalle.

"Ti odio" mormoro, infilandomi in doccia e facendo scivolare tutta la frustrazione insieme all'acqua fredda.

...

"Buongiorno T" mi schiocca un bacio sulla guancia, Pancho, che mi ha appena raggiunta nel giardino dell'hotel per fare colazione a bordo piscina.

"Buongiorno" sorrido debolmente, mantenendo lo sguardo fisso sul piatto ancora stracolmo di dolci.

"Giornata no?" domanda sedendosi difronte a me. Ci conosciamo da quando io ero solo una ragazzina di tredici anni, mi accompagna nel mio percorso musicale sin dal primo giorno e nel frattempo siamo diventati ottimi amici, quasi fratelli potrei dire.

OneShot// JortiniDove le storie prendono vita. Scoprilo ora