-sono Savannah- Julian mi aprì la porta, avevamo concordato dei giorni per studiare assieme, quella mattina era davvero elettrizzata all'idea anche se non era ancora classificabile come amico si stava avvicinando
-ciao Kane- mi fece segno di entrare e lo seguì, la casa era enorme e bellissima
-che bella casa- entrò un ragazzo biondo in salotto e mi sorrise
-ciao, io sono Jared e tu sei...? – allungai una mano
-Savannah- guardai Julian che mi fece segno di salire le scale e di lasciar perdere quello che mi sembrava un coglione, o più semplicemente Jared
-vivo qui con Jared e altri due ragazzi- entrai nella sua stanza che era incredibilmente disordinata, calzini e libri ovunque, cominciammo a studiare fisica
-allora- mi raddrizzai sul letto
-la velocità e il tempo sono due grandezze inversamente proporzionali, ti ricordi cosa significa? – scosse la testa e rimasi incantata a fissare i suoi riccioli scuri
-significa che all'aumentare di una l'altra diminuisce nello stesso modo della prima, ovvero se la prima si raddoppia la seconda si dimezza e così via, capisci qualcosa? –
-si, ma non riesco a farlo entrare in testa, mi confondo, probabilmente perché non mi interessa- lo guardai, lo capivo benissimo perché anche io odiavo fisica, non mi entusiasmava come invece faceva storia della moda o design eppure mi ero sforzata di studiarla ed era divenuta più sopportabile
-lo so ma cerca di sforzarti, per qualche minuto libera la mente e concentrati solo su queste stupide definizioni, ok? – sorrise
-ok, ma sarà difficile se ci sei tu- avevo davvero poca esperienza con gli uomini ma ero certa che stava Flirtando con me
-ti faccio un esempio banale per capire meglio, più vai veloce meno tempo ci metti per arrivare a destinazione, se viaggi a novanta chilometri orari e percorri cinquecento metri ci metti il doppio del tempo che impiegheresti a percorrerli andando a centottanta chilometri orari- alzai la testa per guardarlo ma nella mente mi balenò l'immagine di mio padre, della mia famiglia che mi implorava di uscire di corsa da quella casa e dimenticare Julian eppure c'era qualcosa che mi teneva ancorata in quella posizione, ancorata alla persona che aveva bisogno di me in quel momento, che mi aveva chiesto una mano
-credo di aver capito-.
Mi invitò a restare a cena da lui, accettai
-per cosa studi? – mi versai un bicchiere di birra
-per diventare stilista o modella- stavamo mangiando la pizza nell'enorme salotto della confraternita di Julian, avevo conosciuto anche Noah e Flynn, erano proprio simpatici e ospitali nonostante i complimenti che mi rivolgevano appena ne avevano l'occasione, come quella che avevo appena servito loro
-sei così sexy che non ti serve studiare per fare la modella- disse Jared addentando una fetta di pizza al salame, prima che potessi controbattere Julian guardò il suo amico con uno sguardo che faceva paura persino a me, mi sembrava geloso ma di cosa? Di una sua amica?
-non fare il coglione Jared- lui sembrò prendere sul serio quella minaccia infatti non fece più commenti così come Noah e Flynn.
-grazie per la pizza- dissi mentre mi dirigevo alla porta
-grazie a te per l'aiuto- aprì la porta per uscire ma mi bloccai
-tra due giorni giochiamo in casa, e...insomma...- era la prima volta che vedevo Julian Clark che dubitava su cosa dire ed era davvero carino
-mi farebbe piacere vederti sugli spalti- era un appuntamento? Julian Clark mi aveva chiesto di assistere alla sua partita? Ma no sei una sua amica e ti ha chiesto di assistere alla sua partita, perché rifiutare?
-verrò sicuramente- sul suo viso comparve un sorriso di gratitudine, un sorriso di gratitudine terribilmente bello.
-stai scherzando vero? – scossi la testa, Rachel mi aveva obbligata a raccontarle tutto quello che era successo con Julian, del suo invito e dei suoi amici erano ormai due ore che ero seduta sul suo letto a parlare
-o mio Dio! Ti rendi conto che il tuo più acerrimo nemico ti ha chiesto di tifare per lui alla sua prossima partita? Ti rendi conto che sei la ragazza più invidiata di tutto il college? – aveva ragione, tutte sbavavano dietro a Julian fin dalle scuole medie, io ero stata l'unica a non cadere ai suoi piedi, per un attimo immaginai gli occhi azzurri di mio padre che mi ripeteva che erano persone disoneste e spregevoli eppure mi divertivo così tanto con Julian, non mi sembrava così malvagio; mi alzai dal letto di Rachel
-mi accompagni a fare una corsa? - mi guardò come se avessi pronunciato una delle idiozie più grandi del mondo
-no, sono stanca- nonostante le mie proteste andai a correre da sola, passai per i viali alberati, dopo qualche chilometro mi fermai sotto un albero
-Savannah? – mi voltai e sorrisi
-ciao zia, come state? – Kimberly era nata per scoprire i segreti delle persone, mi comportai in modo normale per non farle capire che Julian Clark era mio amico
-bene, vuoi venire su? – indicò il palazzo dove abitavano, rifiutai e tornai da Rachel, domani dovevamo assistere a una partita di football.
-vai, falli neri! – io e Rachel sorridemmo davanti alle incitazioni di Noah che si era seduto vicino a me, diedi un'occhiata al campo e Julian, il numero undici se la cavava alla grande, era entrato da poco ma aveva fatto conquistare alla squadra ben due punti difendendo Paul per ben oltre metà campo, poi però l'allenatore lo fece tornare in panchina quasi subito vederlo in campo mi fece sentire in un modo strano, come se fossi orgogliosa di lui
-ma è stato fantastico! Perché esce ancora? – Noah sembrava quasi sollevato
-probabilmente l'allenatore ha preparato uno schema ben preciso di questa partita e altrettanto probabilmente non comprende Julian- annuì sapendo che un giocatore simile non veniva cambiato così presto durante una partita.
-siete stati bravissimi! – dissi all'uscita del campo ai ragazzi che stavano uscendo dalla palestra affaticati
-grazie! – gli occhi verdi di Julian brillarono
-detto dalla nipote di due leggende del football- Paul mi aveva chiesto, negli anni precedenti autografi, magliette e foto di Alex e Lee, ero riuscita a portarli a scuola, dopo le vacanze di natale una loro fotografia autografata, da allora mi trova simpaticissima, cercai Rachel
-è andata via con il suo ragazzo qualche minuto fa- sobbalzai, come sapeva che stavo cercando Rachel? Mi stava guardando? Ha visto che, durante la partita ero con lei?
-le costava molto avvisarmi? – sorrise divertito e mi sciolsi, quel sorriso era degno di stare in prima pagina
-lei e Nik sembravano parecchio... impegnati- ridacchiai, smisi quando capì che per almeno tre ore avrei dovuto vagabondare per il college o per New York
-fammi indovinare, sono andati via con una macchina bianca? – lui annuì
-dannazione! – sbuffai, come tornavo a casa?
-non posso tornare a casa e non ho una macchina- per qualche secondo, sul suo viso apparve un'espressione identica a quella di suo padre, capelli a parte quei due erano proprio simili anche se Julian mi sembrava il più simpatico
-se vuoi puoi venire da noi, ordiniamo sushi- per un momento pensai d rifiutare, dovevo stare lontana da lui e non far finta che fosse una persona normale e divertirmi come se fossimo migliori amici, eppure era quello che volevo
-non importa, tranquillo torno a casa a piedi e mi sorbirò le lamentele di Rachel sul mio ritorno- il mio rifiuto sembrò demoralizzarlo parecchio, i suoi occhi diventarono più spenti e la gioia di un attimo prima sparì dalla sua faccia così come le fossette causate dal sorriso smagliante che aveva di solito
-ma non ho voglia di sentirla parlare a vanvera su cose che so già- che cavolo stavo facendo? Torna a casa o vai al cinema, non da lui! Ignorai quella voce che mi comprimeva le tempie e mi bombardava la testa
-e ho proprio voglia di sushi-.

STAI LEGGENDO
Perché proprio lui?
RomantikSavannah ha vent'anni e frequenta una scuola di moda a New York, la sua numerosa famiglia è tutto per lei e la difenderà con ogni mezzo ma quando conosce a fondo Julian, figlio del nemico dei suoi genitori capisce che non può fare a meno di lui, del...