I giorni che seguirono furono bellissimi, io e Julian eravamo diventati una coppia a tutti gli effetti: raggiungevamo le lezioni mano nella mano, andavamo al cinema, guardavamo film con i ragazzi e ci baciavamo come qualsiasi coppia, forse più di quelle normali, spesso ci perdevamo tutto il film e i ragazzi ci chiedevano cortesemente di smettere o di andare in un'altra stanza, a volte Julian provava a spogliarmi ma io continuavo ad oppormi perché l'avrebbe messo in pericolo; quel giorno avevo accompagnato Julian in ospedale per una visita, poi con tutti i ragazzi eravamo andati a fare compere per natale, erano soliti, la sera prima della vigilia, organizzare una festa e dovevamo comprare tutto l'occorrente oltre ai regali.
Avevamo fatto molto in fretta a decorare la casa, Rachel e Nik ormai erano parte della compagnia e anche il loro aiuto fu prezioso, verso le cinque io e Julian iniziammo a studiare sul divano del mio appartamento, se la stava cavando molto bene con fisica ma comunque io continuavo a insistere per studiarla insieme
-quanto manca; Peach? - sfogliai velocemente il libro di fisica
-poco, tre pagine- era bello studiare con lui, ero praticamente sdraiata sulle sue gambe e avrei voluto stare così per sempre
-tornerai a casa domani? - annuì non proprio convinta, mia madre avrebbe sicuramente sospettato qualcosa e io avrei faticato molto a mentirle
-sì ma tornerò il ventisette e ti darò il tuo regalo- non mi piaceva consegnare prima del venticinque i regali perciò anche Julian avrebbe ricevuto il suo dopo
-lo dicevo solo perché mi mancherai, da morire- spostai il libro sul tavolino e circondai il collo di Julian con le braccia e lo baciai, il suo peso mi schiacciava contro il divano e per un momento sentì il battito del suo cuore a contatto con il mio petto
-Savannah!? - Julian si alzò di scatto e io rimasi imbambolata davanti all'espressione delusa e arrabbiata di mio padre, le mie guance presero fuoco ma riuscì a convincere i miei muscoli a muoversi, mi alzai dal divano
-papà, ascolta io...- non mi lasciò finire la frase, aveva riconosciuto Julian, sapeva che era un Clark, gli occhi, aveva riconosciuto gli occhi, si voltò e uscì da casa a grandi passi, decisi di seguirlo, dovetti correre ma riuscì ad afferrargli il polso
-con un Clark, Savannah, come hai potuto? - le lacrime che stavo trattenendo mi bagnarono il viso
-mi dispiace, non è colpa mia, è successo, papà! Aspetta ti prego! - i suoi occhi mi raggelarono ma rimase comunque fermo ad ascoltarmi
-devi scegliere Savannah, o lui o la tua famiglia- scossi la testa
-non costringermi a farlo, ti prego- la mia espressione disperata non cambiò la sua nemmeno di una virgola, nella mia mente mi balenarono immagini di Julian sdraiato nel letto d'ospedale, che mi pregava di restare con lui
-perché io sceglierei lui, sempre- la mia affermazione lo colpì duramente
-buon Natale Savannah- si voltò e, senza girarsi a guardarmi raggiunse l'ascensore, rimasi a guardarlo per un po', mi bruciavano gli occhi e mi girava la testa
-Peach? - quando mi voltai incrociai gli occhi verdi di Julian, mi abbracciò come si abbraccia qualcuno che dev'essere consolato, in quel momento ero io ad aver bisogno di lui e non il contrario.
Ci impiegai un po' a calmarmi, mi ero preparata a quel momento ma fu comunque difficile sapere di aver deluso tutta la tua famiglia, avevo mentito a tutti, a mio padre, a mia madre, a Taylor... ma guardando Julian mi resi conto che è impossibile fare la cosa giusta se quella sbagliata ti piace da impazzire, meglio felici per sbaglio che tristi per scelta.
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Perché proprio lui?
RomansaSavannah ha vent'anni e frequenta una scuola di moda a New York, la sua numerosa famiglia è tutto per lei e la difenderà con ogni mezzo ma quando conosce a fondo Julian, figlio del nemico dei suoi genitori capisce che non può fare a meno di lui, del...