Capitolo 1: Un brusco risveglio

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Su quel motorino che sfrecciava a tutta velocità per Bologna, c'era Greta.
No, non stava guidando lei.

Greta non ha mai saputo guidare nulla, fin da piccola era un disastro con tutto ciò avesse due, tre e anche quattro ruote: tricicli, pattini, skateboard, biciclette e, come già detto, i motorini sono sempre stati un mistero per lei.

Forse tutto è iniziato quel pomeriggio d'estate, quando aveva 6 anni circa, Greta aveva provato a guidare un motorino a casa di zio Salvatore, un residuo post bellico tenuto insieme con fili di metallo e dal rombo assordante, finendo però con lo schiantarsi contro il garage dei vicini.
"Vai Grrreta" le urlava zio Salvatore, con quel modo strano.
Allungava sempre la R di Greta.
Certo lo zio balbettava un po', questo è vero, ma la chiamava così anche perché diceva che Greta gli ricordava il verso tigri. Lo zio Salvatore ne aveva vista una, si era trovato a faccia a faccia con una tigre in Africa, si erano guardati intensamente negli occhi e la tigre era scappata.
Era un grand'uomo lo zio. Peccato che non ci fossero tigri in Africa.
Nessuno lo contraddiceva mai quando raccontava, i bambini stavano sempre ad ascoltarlo con gli occhi sgranati, anche se conoscevano a memoria la storia, perché lo zio Salvatore riusciva sempre ad aggiungere particolari che il racconto precedente non aveva: "Ero in Africa per lavoro, stavo co-controllando un terreno. Dovevamo costruire una casa, quando ecco dalla fo-foresta arriva una tigre. Era grande così" lo zio allargava le braccia più che poteva "Aveva molta fame, perché potevo vedere i suoi de-denti. Tutti sca-scapparono, io no. La fissai dritta negli occhi" lo zio socchiudeva gli occhi accentuando le rughe scavate del vecchio volto " lei mi fissò... Grrrrrrrr!" Urlava dopo un secondo di pausa, facendo sussultare tutti i bimbi in ascolto "non mi mossi neanche di un mil-mil-millimetro. La tigre ha capito con chi aveva a che fare" lo zio si dava forti pacche sul petto.
Nel racconto a volte le tigri erano due, a volte invece aveva il manto bianco, non importavano molto questi dettagli, le sue storie erano sempre avvincenti.
Peccato che quella stessa estate morì.
A settantasette anni si era arrampicato su un fico per poi cadere giù.
Colpo secco, morto sul colpo.
Un vero peccato, era in grand'uomo lo zio.

Greta non ha mai saputo guidare il motorino, ma in compenso riusciva a stare attaccata benissimo. Almeno quello lo aveva imparato.

Sua sorella maggiore Asia, l'ha sempre presa in giro per il suo scarso equilibrio: "Ti casca pure la testa, tienila stretta Gretina".
Sì, la chiamava proprio così: Gretina.
Un po' perché Greta non era particolarmente alta, ma soprattutto perché quello era un modo di insultarla senza essere sgridata dai genitori.
"Vai a prendermi un biscotto Gretina!" Le tuonava Asia dalla cima del letto a castello.
"Svuotalo Gretina" le urlava Asia indicando le cartacce che strabordavano dal cestino della loro camera.
Greta ubbidiva sempre, perché quelle volte che non ascoltava Asia si era beccata dei bei calci nel sedere e poi perché in fondo sapeva che quello era un modo, un po' contorto, che la sorella aveva per dimostrare il suo affetto, di solito era troppo presa da sé stessa per accorgersi degli altri.

Per Asia quindi lei era la Gretina.

Greta e Asia condividevano la stanza, in un appartamento con i loro genitori. Le mura spesse, i muri storti, l'umidità, le strane escursioni termiche da una stanza all'altra, erano le tipiche caratteristiche delle vecchie case bolognesi del centro.
Al piano di sopra viveva nonna Luisa, una vecchietta cordiale, si faceva perlopiù gli affari suoi. Erano una famiglia come tante altre, nulla di eccezionale.

Ma quella mattina Greta aveva fretta, non aveva fatto neanche colazione. Si era alzata, indossato le prime cose che aveva trovato, per poi lanciarsi fuori casa saettando tra la mamma, che stava portando la Moka del caffè al tavolo, e il papà con il giornale in mano.

Driin.
Driin
Greta schiacciava con forza il campanello dell'appartamento sullo stesso pianerottolo.
Driin
Driin.

"Ciao Greta, buongiorno" una signora sui cinquant'anni con una leggera vestaglia l'accolse in casa un po' sorpresa.
Senza neanche rispondere Greta si catapultò dentro l'appartamento verso una stanza, sulla porta c'erano appiccicati un paio di adesivi.
"Idiota alzati! È mattina".
"Hmm..." La voce usciva da un groviglio di lenzuola.
"Che sono quello schifo sulla porta?"
"Eh? Ah... Sono adesivi, è il simbolo della radioattività, me li ha dati mio cugino" un ragazzo alto, molto alto, forse troppo per i suoi diciassette anni, si stava stiracchiando nel letto.
"Qui di radioattivo ci sono solo i tuoi calzini... Indossali presto!" Greta lanciò con una matita i due calzini appoggiati sulla sedia.
"Cosa cavolo vuoi a quest'ora del mattino... Ho sonno".
"A quest'ora la gente normale si sta preparando per andare a scuola o al lavoro. Ci credo che sei sempre in ritardo... Muovi le chiappe andiamo, hai combinato un casino, adesso devi aiutarmi a risolverlo".
"Cosa? Io non ho fatto nulla?"

Greta stava impazzendo, se quello scemo di Michele non si fosse alzato subito lo avrebbe trascinato fuori a forza.

"Non hai combinato un casino? Quella scema di Patty ha scritto una lettera a mio nome e poi l'ha messa nella cassetta delle lettere di Marco! Credo tu sappia cosa ha scritto..."
Michele si buttò sul letto affondando la testa nel cuscino "Hmfff... Fufffmmhm... Fufmmm..fhmmmhm"
"Che diavolo vuol dire?" Greta aveva raggiunto un tono di voce così acuto che i vetri delle finestre vibrarono leggermente.
"Ho detto che prima o poi Marco dovrà pur saperlo. Sei cotta di lui da sempre".
"A Marco lo dirò io nel momento più opportuno, non ho ancora trovato l'occasione adatta... Quella mi odia, guarda" Greta abbagliò Michele con il suo cellulare.
"Hei ma sei scema? Mi accechi! ...Ma perché Patty ti ha scritto una mail spiegandoti quello che aveva fatto?"
"E me lo chiedi? Perché voleva che sapessi che Marco avrebbe avuto la lettera... Per farmi stare in ansia, per farmi soffrire. Ma giuro che me la paga quella... Che ti ha promesso Patty in cambio di sapere chi mi piace?" Greta con energia aveva alzato le tapparelle della camera di Michele, una luce bianca investì il ragazzo che gemette coprendosi la faccia con il cuscino.
"Certo che voi donne siete strane... Cosa mi ha promesso Patty? Lo vuoi proprio sapere? Sono cose di cui ti vergogni solo a parlarne..."
"Sei un porco!" Greta era rossa per la rabbia e l'imbarazzo.
"Abbassa la voce che mia mamma ti sente!"
Greta raccolse una manciata di vestiti, li lanciò con forza a Michele.
"Hai tre minuti per vestirti, scendere e inventarti un metodo per recuperare la busta dalla buchetta delle lettere di Marco!"

Dopo esattamente 175 secondi, Michele stava uscendo dal portone del palazzo con due caschi in mano e un pacchetto di gomme da masticare nell'altra.

Sul quel motorino che sfrecciava a tutta velocità per Bologna, c'era Greta.
No, non stava guidando lei, lo stava guidando Michele.

Detesto la mia adorata famiglia (Temporaneamente Sospeso)Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora