"Asia! Asia! Esci di lì. Devo andare in bagno. Oggi voglio arrivare prima al lavoro, che nominano il nuovo capufficio" Secondo sbatteva i pugni sulla porta del bagno "Sarai come al solito stupenda...esci!".
"Un attimo" rispose acida la ragazza. Il suo ombretto azzurro preferito era quasi finito, per questo la giornata era iniziata male.
"Usa colori vicini al prugna o tonalità scure, con i tuoi occhi castani stanno meglio quelli" le ripetevano sempre le sue colleghe al centro estetico dove lavorava. Ma Asia non le ascoltava, adorava quel colore e non aveva la minima intenzione di cambiare. Avrebbe dovuto comprarne uno nuovo appena possibile.
Quella mattina però non sarebbe riuscita, aveva un sacco di appuntamenti al lavoro: due prove trucco, una permanente alle ciglia e decine di unghie da limare, tagliare, incollare e decorare. Nessuno al centro estetico era brava come lei.Di solito la mattina le toccava dividere il bagno con Greta, ma quella mattina, fortunatamente per Asia, sua sorella era uscita di fretta e furia da casa. Solo Greta poteva uscire in quello stato, era sempre così sciatta.
Non è che si odiassero veramente Asia e Greta, ma avevano nove anni di differenza e questo pesava: avevano interessi, amicizie e gusti completamente diversi.
In poche parole erano una l'opposto dell'altra: come il giorno e la notte.
Se Asia ci impiegava due ore a prepararsi, truccarsi, abbinare i vestiti, Greta raccattava le prime cose che trovava per uscire di casa.
L'interesse per l'estetica Asia l'aveva avuto sin da piccola. Quando aveva diciott'anni si divertiva a sperimentare su Greta quello che aveva imparato alla scuola di estetista:"Vieni Gretina che ti trucco un po'" le diceva, e la piccola Greta non poteva rifiutarsi altrimenti il suo sedere avrebbe assaggiato i calci della sorella.
E la povera cavia si ritrovava con creme, unguenti, polveri colorate spalmate alla bell'e meglio su tutto il volto, corredate da strane acconciature, frisé o bigodini.
Da allora Greta pretese che sua madre le tagliasse i capelli corti, come un ragazzo, per evitare, in parte, le torture della sorella maggiore.Asia diede una lieve spettinata ai boccoli, appena fatti con l'arricciacapelli, smuovendo una lunga cascata castano chiaro perfettamente calibrata per il suo visino, controllò le lenti a contatto, una spruzzata di profumo: era pronta.
"Asia ti prego!" La vescica di Secondo stava per esplodere.
Asia uscì dal bagno splendente, ogni dettaglio era perfettamente curato."Hai fatto colazione tesoro?" Nicoletta teneva in mano una Moka fumante formato famiglia "siediti, bevi almeno un po' di caffè. Ma che fai?".
Asia cercava con attenzione in una scatola con disegni floreali.
"Cerco una cosa... Un attimo mamma. Versa un po' di caffè, ma senza zucchero che poi ingrasso".
"Ingrassi? Ma se sei uno stecco... Su, su, un po' di zucchero nel caffè non ha mai fatto male a nessuno" dopo aver riempito la tazzina, Nicoletta aggiunse due cucchiaini ricolmi di zucchero. Forse erano un po' troppi ma a lei piaceva così, non concepiva che se ne potessero mettere di meno.
"Mamma, ma mi hai vista! Se continuo a mangiare così non entrò più nell'abito da sposa"
"Se tu non lo avessi preso di una taglia più piccola forse non saresti ridotta in questo stato. Poi mancano ancora più di quattro mesi... Ma che fai?"
Asia aveva rovesciato sul tavolo un centinaio tra orecchini, collanine, ciondoli e braccialetti. Rovistava alla ricerca di qualcosa di preciso.
"Cerco i miei orecchini a forma di luna. Li hai visti?"
"Quelli che pendono leggermente e hanno un piccolo spicchio di luna alla fine?" Disse Nicoletta disegnando la luna in aria con l'indice.
"Sì, proprio quelli. Dove sono? Quando indosso questa camicia li abbino sempre"
"Credo lì indossasse tua sorella stamattina..."
Nicoletta non fece in tempo a finire la frase che Asia, rossa come un peperone, digrignò i denti imbestialita. "La Gretina questa me la paga..."----
Se da un lato Greta sperava di fare in tempo a recuperare la busta prima che qualcuno ritirasse la posta, dall'altro invece avrebbe voluto che Marco la trovasse e leggesse la lettera scritta da Patty.
Greta se lo immaginava...
... Marco correva incontro a Greta a braccia spalancate, con una camicia bianca leggermente sbottonata, il vento faceva ondeggiare i suoi morbidi capelli biondi e con un mazzo di rose in mano...
Alt, stop.
Greta detestava le rose. Niente fiori.
... I suoi morbidi capelli biondi e (senza niente in mano) la abbracciava con passione, la fissava dolcemente negli occhi per poi baciar...Bippp Bippp
"Ma sei scemo guarda dove vai!" Michele urlava ad un automobilista un po' troppo frettoloso che gli aveva tagliato la strada.
"Sei sempre il solito cafone Spillo" Greta detestava interrompere i suoi sogni ad occhi aperti, soprattutto quando questi riguardavano Marco.
"Vuoi arrivare in tempo o no? La mattina c'è troppo traffico per fare i perfettini come piace a te" Senza ascoltare l'amica, Michele diede gas per andare più veloce.Greta conosceva Michele, detto Spillo, da sempre.
Con sempre, intendo proprio da sempre.
Erano cresciuti insieme, i balconi dei loro appartamenti distanziavano solo una manciata di centimetri. Appena il tempo lo consentiva passavano intere giornate a giocare uno di fronte l'altra, con le gambe a penzoloni nel vuoto, incastrate tra di loro e infilate tra le sbarre di metallo della ringhiera.
"Vieni a giocare da noi" le diceva sempre Laura, la mamma di Michele, ma loro preferivano stare lì. Era il loro posto speciale.
I due passavano così interi pomeriggi a chiacchierare, inventare storie, raccontarsi i segreti e i loro sogni, dondolando le loro gambe, senza mai smettere di chiacchierare.Le gambe di Michele da bambino erano così lunghe che sembravano due spilli. Non che adesso fosse meglio, a diciassette anni Michele raggiungeva il metro e novanta tranquillamente.
Greta invece era piuttosto bassa, proprio come nonna Luisa, aveva preso molto da lei.Anche se Spillo era un anno più grande di Greta aveva sempre detto tutto all'amica, pure quella volta che Patty l'aveva portato in uno stanzino e... Insomma... I due erano andati un po' oltre al bacio.
Greta si imbarazzava sempre quando sentiva questi discorsi. Non aveva ancora dato il suo primo bacio, non aveva idea da che parte iniziare, figuriamoci per il resto.
Su una cosa però Greta era certa: doveva essere Marco il primo.
Greta era cotta di Marco fin dalla prima superiore, adesso era in terza, ma a parte ammirarlo da lontano non aveva mai osato dichiararsi.
Greta non si sentiva brutta, ma a Marco piacevano un tipo di ragazze diverse da lei, quelle un po' più simili a Asia, per intenderci.
"Non sei brutta è che sembri un maschio... Hai i capelli corti" la prendeva sempre in giro Michele.
"Adoro i miei capelli, sono comodi... E poi che vuol dire che sembro un maschio?"
"Porti gli occhiali di tuo nonno, sono troppo grandi per il tuo musino!"
"Sai che non l'ho mai conosciuto... Così mi sembra di averlo vicino". I grandi occhiali con la montatura nera erano effettivamente troppo grandi per Greta, ma ci era talmente affezionata che non riusciva a non metterli. Asia aveva provato a convertirla alle lenti a contatto, ma non le erano mai piaciute.Gli anni erano passati così, tra milioni di discorsi, parole e pensieri che uscivano solo quando Greta e Spillo stavano su quel balcone, uno di fronte all'altra.
Greta e Michele erano come le fragole ricoperte di cioccolato: perfetti insieme, solo che non lo sapevano.
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Detesto la mia adorata famiglia (Temporaneamente Sospeso)
HumorGreta ha sedici anni, ed è cotta di Marco da tre anni. Michele, da tutti chiamato Spillo, è il migliore amico di Greta. Asia, Secondo, Nicoletta e Luisa, sono la strana famiglia di Greta che, nel bene è nel male, movimentano la vita della ragazza. T...