𝐶𝐴𝑃𝐼𝑇𝑂𝐿𝑂 11 - 𝘭𝘢 𝘤𝘰𝘱𝘱𝘪𝘢 𝘱𝘪𝘶̀ 𝘤𝘩𝘪𝘢𝘤𝘤𝘩𝘪𝘦𝘳𝘢𝘵𝘢

14 4 0
                                    

Calma.
Ecco ciò che sentivo.
Da quando avevo alzato un muro tra me e quel Demone rimettendo ogni cosa al proprio posto stavo decisamente meglio.
Avevo seguito e terminato, finalmente, tutti i corsi di 'addestramento per Angeli', avevo consolidato il rapporto d'amicizia con Emilia e Rio e passavo spesso del tempo con James.
Mi ero resa conto che, quest'ultimo, era veramente un ragazzo dolce, quello che non vorresti mai perdere perché in grado di riportare serenità e pace semplicemente con un sorriso.
Il classico Angelo bello e gentile che si vedeva spesso nei film, per intenderci.
Non ero ancora pienamente certa di quello che provavo ma qualcosa iniziava a legarmi a James, qualcosa mi attraeva.

Risvegliatami dai pensieri aprì un'anta dell'armadio per cercare una giacca da indossare prima di uscire per fare una passeggiata nel giardino di Destiny.
Una volta trovata la mia preferita, quella azzurra di un morbido tessuto, la infilai contenta.
Prima di uscire però frugai nelle tasche per assicurarmi che fossero vuote poiché avevo sempre avuto la brutta abitudine di riporre nelle tasche qualsiasi cosa rendendole pesanti e gonfie di roba.
Infatti uscirono fuori delle chiavi, probabilmente della mia casa sulla Terra, carte di caramelle, una graffetta, una gomma da cancellare e una fotografia.
Non avevo la più pallida idea del perché una graffetta e una gomma da cancellare si trovassero in una giacca ma ricordavo bene il motivo per cui avevo messo la foto.
Ritraeva me e mio fratello Daniel qualche mese prima che venisse arrestato.
I suoi folti capelli castani mi solleticavano le gambe mentre stavo comodamente seduta sulle sue spalle tenendo con una presa ferrea Lyon, il mio coniglietto di peluche.
Ricordo che il fatto che avessi chiamato un coniglio Lyion lo faceva morir dal ridere.
Io lo sgridavo per questo, non doveva prendere in giro Lyon, si chiamava in quel modo perché era un coniglietto terribilmente coraggioso che trasmetteva la sua forza anche a me ogni volta che mamma e papà litigavano ed io lo stringevo forte.
Comunque quella giacca la mettevo sempre e quella foto era lì per averla con me ogni istante, per ricordare quanto era bello avere Daniel con me.

Lui era innocente, era finito nei guai a causa mia.
Credevo che il senso di colpa che mi portavo dentro si sarebbe estinto al termine della mia vita, ne ero certa prima di ritrovarmi in un Mondo Ultraterreno.

Nascosi in fretta la fotografia sotto al cuscino e poi abbandonai la stanza per recarmi in giardino.

L'aria fresca si scontrava con il mio viso portando con sé anche un profumo dolce, proveniente dai fiori poco distanti da me.
Trovare quella foto era stato un pò come aprire il vado di Pandora, ora tutti i ricordi e le paure si rimescolavano dentro di me.
Volevano uscire ed io li trattenevo a fatica.
Avevo bisogno di correre.
L'unico modo in cui ero sempre riuscita a sfogarmi era correre, non conoscevo il motivo, però mi faceva sentire libera anche se solo per quche minuto.
Così le mie gambe cominciarono a muoversi acquistando sempre più velocità mentre le braccia oscillavano per aiutare l'andatura e i lunghi capelli volavano ovunque.
Era inspiegabile.
Come se tutto il male che avevo dentro potessi tirarlo fuori in quel modo.
Per un attimo chiusi gli occhi, la calma tornava sovrana nella mia testa.
Poi accadde qualcosa.
Le ginocchia colpirono duramente il suolo e con le mani stringevo i ciuffi d'erba.
Ero caduta.
Alzai lo sguardo con gli occhi infuocati dal nervoso ma, non appena notai di hi si trattava, mi sciolsi come un cono gelato.
James tendeva la mano nella mia direzione mentre continuava a scusarsi, visibilmente dispiaciuto da ciò che era successo.

«Non avevo notato che tenessi gli occhi chiusi, perdonami. Ma perchè correvi in quel modo?»

La sua espressione mi strappò un sorriso e incollai gli occhi su di lui mentre mi rimettevo in piedi.

«Tranquillo, non è successo niente. Volevo sfogarmi, per questo motivo correvo» risposi.

James mi osservava attentamente, forse troppo e ciò risultava un pò sospetto.
Cosa gli prendeva?
All'improvviso alzò una mano avvicinandola al mio viso e cominciando ad accarezzarmi la guancia.

𝑯𝑬𝑳𝑳 𝑨𝑵𝑫 𝑯𝑬𝑨𝑽𝑬𝑵Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora