CAPITOLO 23

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Dormimmo insieme sul letto, la feci stendere accanto a me in modo che potesse riposare anche lei un po'. Si accoccolò in un angolo e non si mosse per tutta la notte per non farmi male o darmi fastidio.

Quella mattina però iniziò in modo turbolento. Jude accorse nella mia camera urlando, svegliandoci.

"è qui, l'hanno trasferito qui". Ci alzammo di scatto per andare a trovarlo. Joanna mi aiutò per farmi sedere sulla sedia a rotelle e andammo di fronte camera di Thomas.

Non ci fecero entrare, il massimo che potevamo fare era spiare dalle tapparelle. Aveva un pessimo colorito, attaccato ad un sacco di tubi e ancora addormentato. In quel momento mi venne un attacco di panico ripensando al sogno che avevo fatto su di lui. E se volesse significare qualcosa? E se quella fosse stata l'ultima volta che l'avrei visto?

Iniziai ad ansimare faticosamente e i battiti ad aumentare. Joanna e Jude preoccupate chiamarono un infermiere che mi portò di nuovo in camera mia e mi controllò.

"niente di grave, però non puoi permetterti in questo momento di rischiare così. Un alteramento dei valori nelle tue condizioni potrebbe essere letale."

"è il mio migliore amico! Dovete fare qualcosa!" iniziai ad urlare e a piangere. Entrai in crisi pensando al peggio. Io e Jude stavamo bene, perché lui no?

"stiamo facendo tutto il possibile, ha riportato lesioni gravissime, il camion ha beccato la parte destra dell'auto dove lui era seduto. È un miracolo già il fatto che non sia morto sul colpo."

Alle sue parole mi sentì ancora peggio, non potevo crederci. Rischiare di perdere il mio migliore amico, mio fratello.

Il medico bisbigliò qualcosa alle ragazze, poi uscirono tutti lasciandomi solo. Ero talmente scosso che non capivo se stare da solo era meglio o peggio. Avevo bisogno di una certezza, che qualcuno mi dicesse 'siete tutti fuori pericolo ' ma capivo che non era così.

Dopo non molto Joanna tornò con un vassoio pieno di frutta, cornetti e due cappuccini.

"hai bisogno di ricaricarti"

"beh hai ragione, ma hai preso da mangiare per una stirpe intera."

"ho fame anche io eh"

"perdonami, dimenticavo come mangi" risi,

"pss ti sei già dimenticato tutto vedo, non meriti questo cibo" disse fintamente indignata. Mi fece tanto ridere e per un momento dimenticare cosa stava succedendo.

"sai che mi ha detto il dottore? È meglio lasciarlo da solo per un po', perciò sono andata a prendere da mangiare."

"giustamente" dissi divertito. Poi lei tutto ad un tratto tornò seria.

"promettimi che quando sarò opprimente e pesante me lo dirai perché io ho intenzione di esserlo per tutto il tempo che saremo qui"

"saremo?"

"ti ho detto che non me ne vado" sorrise portandomi alla bocca una fragola.

"sicuramente mia madre ti chiederà di nuovo di dormire a casa stanotte"

"stanotte non ho dormito male, poi se ti dovesse servire qualcosa è meglio che ci sia qualcuno qui."

"ma se dormi come un ghiro, anche se urlassi non mi sentiresti." Ridacchiai.

"ma che dici, non è vero antipatico!" abbozzò un broncio che mi fece tenerezza.

"al massimo sarei contenta di farmi una doccia a casa tua"

"si è vero altrimenti potrei spingerti giù dal letto per la puzza."

"ma sei un idiota" mi lanciò un chicco d'uva "sei proprio in vena eh"

"mi rendi allegro" mi avvicinai per stamparle un bacio sulle labbra.

La parte restante della mattinata la passai a fare controlli, tac e analisi. Ogni volta che passavo davanti la camera di Tom davo un'occhiata ma era sempre uguale, speravo di vedere anche solo un dito spostato e invece, sempre nella stessa posizione.

A pomeriggio invece passarono i miei insieme a mia sorella. Dopo un po' se ne andarono portandosi anche Joanna affinché potesse farsi una doccia e cambiarsi. Ancora rido alla risposta che mi diede quando gli dissi che i medici dopo la fine dell'orario di visite non l'avrebbero fatta più entrare.

"e la spingo di nuovo come l'ultima volta".

Poi ci parlò mio padre con i medici assicurandosi che al ritorno Joanna sarebbe potuta entrare tranquillamente, e così è stato.

"non ho dovuto spingere nessuno questa volta, peccato". Entrò con nonchalance in camera e si sedette.

"la tua famiglia è davvero adorabile" mi confidò. "qualsiasi passo che facevo mi chiedevano se era tutto a posto, mi hanno dato da mangiare e mi hanno detto che per qualsiasi cosa posso chiamarli quando voglio. Per non parlare di tua sorella che è meravigliosa, mi ha prestato questa maglietta."

"ecco perché mi sembrava familiare"

"tua madre mi ha dato anche un pigiama per la notte"

"sono contento che non sia stato imbarazzante" risposi pensando che magari senza di me, si sarebbe potuta sentire poco a suo agio con i miei che facevano tre mila domande.

"nono sono stata molto bene" mi sorrise. "sai quando ero lì pensavo a come sarebbe stato se la situazione fosse stata diversa, se non ti avessi mai mentito, se fossi venuta al pranzo e se non fossi mai ripartita, magari in quella macchina ci sarei stata anche io e..."

"non dirlo ti prego, è andata così. Ora dobbiamo solo sperare che si riprenda Tom" lei appoggiò la sua testa su di me accarezzandomi il braccio e annuì.

Purtroppo però le cose non sempre vanno come noi ci aspettiamo...

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