Capitolo 23

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La sesta, quella che finalmente stava per terminare, era stata la peggior settimana all'interno della scuola di Amici. Non avevo praticamente visto nessuno visto che, o ero in sala prove, o chiusa in camera a provare le canzoni che avrei portato in sfida.

Venivo interrotta ogni tanto solo da Luigi o Ash, che controllavano che non avessi avuto un arresto cardiaco determinato dall'ansia o dalla quantità di caffè che mi bevevo.

Il sabato sera, alle undici, spensi la luce e mi coricai.

Sapevo già che non avrei dormito per nulla.

Ero pronta, certo, ma non avrei voluto che la sfidante lo fosse stata di più. Se fosse stato per me, avrei certamente passato la notte a ripassare e ripassare e ripassare e ripassare... peccato solo che Ash mi avesse minacciata di morte.

Optai allora per dargliela vinta e tentare di dormire. Mal che vada mi sarei alzata più tardi quando avrebbe iniziato a russare, segnalandomi che era in un mondo di arcobaleni, zucchero filato, unicorni e tanti tanti Mattia.

Non dovetti aspettare molto, ovviamente. Solitamente ero io quella che ci metteva un tempo indescrivibile ad addormentarsi, non le altre persone. Provai ancora un attimo ad addormentarmi ma, notando gli ancora scarsi risultati, mi alzai e infilai le pantofole ai piedi. Andai al bagno a sciacquarmi il viso, in cucina dove per sbaglio feci partire l'abbattitore, facendo un botto di casino, e, dopo aver bevuto una camomilla, mi riavviai direttamente al mio letto.

Stavo per entrare nella mia stanza, quando decisi che avrei dato un'occhiata alla stanza adiacente alla mia, per vedere se i ragazzi stessero dormendo.

Mi imbarazzo ad ammetterlo, ma Luigi addormentato mi avrebbe sicuramente trasmesso un senso di calma. Con la luce del corridoio ancora accesa, abbassai la maniglia della loro stanza, il più silenziosamente possibile e la luce illuminò il mio ragazzo. Era il mio ragazzo poi? Effettivamente non avevamo ancora ufficializzato nulla...

"Emma, hai finito di svegliare tutti?" mi domandò uno sveglissimo Luigi, con la voce ancora più roca del solito. Mi avvicinai al suo letto per evitare di urlare.

"Che ci fai tu sveglio?" chiesi a mia volta, sussurrando.

"A parte che già non stavo dormendo bene... però, dopo il rumore di un abbattitore ti saresti svegliata certamente pure tu..."

"Oddio, scusa..."

"Tranquilla, non importa..." disse lui "A proposito, che ci fai in piedi?"

"Non riesco a dormire" confessai io.

"Ci avrei scommesso... è a causa della sfida di domani?"

"Si, ho paura di andare a casa. Non voglio dover rinunciare a questa occasione perché una persona mi ritiene banale e poi non voglio lasciare te e Ash..." sputai, tutto d'un fiato.

"Vieni qui" mi disse lui, spostando la coperta e facendo cenno di stendermi al suo fianco. Lo guardai perplessa per un secondo.

"Dai vieni, non ti mangio!" ripeté lui, vedendo la mia esitazione.

Mi sdraiai al suo fianco e mi coprì con la coperta. Eravamo entrambi in posizione supina e potevo respirare il suo buonissimo odore, un misto di borotalco e tabacco. Mi mise una mano dietro le spalle e iniziò ad accarezzarmi i capelli. Mi rilassai all'istante.

"Domani vincerai, ne sono sicuro" bisbigliò lui.

"Io per niente"

"Ma non hai nemmeno un briciolo di autostima tu?"

"Se avessi incontrato le persone che ho incontrato io in diciotto anni di vita, non l'avresti nemmeno tu..."

"Che persone hai incontrato?"

"Persone diverse da me, che mi hanno però portata a pensare di essere io la pecora nera della situazione. Hai presente il traduttore? Nonostante parlassimo la stessa lingua, ho sempre dovuto usare una sorta di traduttore con loro, per non apparire troppo strana o troppo banale. È per quello che sono andata in crisi quando Anna Pettinelli mi ha attribuito quell'aggettivo..." confessai. Non mi ero mai aperta fino a quel punto con lui. Doveva essere l'ora. O forse stavo davvero iniziando a fidarmi di qualcuno...

"Tu non sei banale"

"Come fai a dirlo?"

"Anche Harry Potter era considerato da tutti strano e guarda, è il personaggio più straordinario e famoso di tutti i tempi..."

Sorrisi al riferimento. Sapevo che gli era piaciuto il libro, nonostante lui non lo avesse ammesso.

Restammo a fissare il soffitto per un po', mentre la sua mano continuava a far scorrere i miei capelli, probabilmente anche molto annodati.

"Grazie, Gigino" gli dissi ad una certa.

"Grazie a te, Emmina"

"Di cosa?" domandai, visto che non avevo fatto niente.

"Di essere così perfettamente banale"

Partirò da zero con te - le avventure di Luigina e MattinaDove le storie prendono vita. Scoprilo ora