[Mi scuso se sarò semi-assente fino al nove aprile, ma tra consegne e trasloco è un casino assurdo.
Nel mentre, vi leggo e grazie per passare di qui]
E poi il tempo si ferma – dicono che si la felicità, che fa quest'effetto (finché non finisce): e poi, poi cosa succede?
11. Qualcosa che si perdona
Riccardo è ufficialmente scarico – Alessandro non vorrebbe esultare troppo presto ma, quando finalmente si siedono al tavolo con i conduttori di Deejay chiama Italia, ha l'aria di uno che non dorme da giorni (è vero) e nemmeno riesce a bere un caffè (falsissimo, Alessandro gliene ha visti in mano almeno cinque nel giro di altrettante ore). Ma, quando gli chiedono se è stanco, nega spudoratamente – e gli si legge in viso, che ha passato la notte a martellare Alessandro su un presunto regalo di compleanno da riscuotere con anticipo dovuto di tre giorni.
Alessandro gli ha detto di no, chiaro e tondo e con una certa decisione nello sguardo ma, quando quel marmocchio maledetto gli è salito addosso a cavalcioni, non ce l'ha fatta: gli ha detto, ovvio che lo ha fatto, che lo detesta a morte – Riccardo non gli ha creduto nemmeno un po' – e sono comunque finiti a rotolarsi sul letto per tutta la notte.
Da quando l'hanno fatto per la prima volta, pochi giorni prima (e Alessandro ha dovuto lottare con la fretta di rifarlo e il pentimento per averlo fatto), Riccardo è diventato ancora più inquieto – rimanda continuamente quella telefonata a Giulia convinto che la farà quando finalmente si sarà appianata quella curva a tutta velocità su cui il suo cuore rischia di schiantarsi, nella sua corsa folle verso Alessandro. Ma, per quanto cerchi di concentrarsi sulle domande, non c'è niente da fare: l'inquietudine è sempre tutta lì.
«E poi siamo tornati in albergo e ci siamo ubriacati».
Lo dice con un candore che fa a pugni con la voce sporca di sonno e il viso che è quello di chi è in hangover da sei mesi e mezzo – fa ridere, Riccardo, quando con calma spiega che si sono ubriacati, lui e Alessandro, e dentro di sé si svolge il film della loro storia insieme (asimmetrica e disfunzionale) da quella notte in avanti.
Gli ha lasciato un ricordo dentro che non si sa spiegare, quando pensa ad Alessandro con tutti i suoi freni e preconcetti, Alessandro che non ha ancora avuto il coraggio di mettersi a urlare scegli me (e lui ha scelto comunque), Alessandro a fine inverno che fa la conta dei fiocchi di neve che si sciolgono nelle pozzanghere di Amsterdam, Alessandro in tutte quelle stagioni che hanno ancora da vedere insieme. E cazzo, il suo cervello è monotematico perché su qualunque cosa provi a concentrarsi lo rimanda ad Alessandro – è come se gli fosse entrato dentro per davvero, in una maniera molto più intima e meno banale del sesso, come se gli avesse inciso il proprio nome nelle ombre tra le costole: e, adesso che non sa se è già ora di lasciarlo andare, Riccardo si deve domandare come farà a concedersi la dimenticanza quando Alessandro è stato capace d'infiltrarsi persino nel tessuto spugnoso delle ossa.
Ha bisogno di lui, ed è una consapevolezza che uccide, che taglia il viso come aria gelida e gli spiega, no, gli urla che. Che va bene l'attrazione, la curiosità – ma niente di tutto questo sa sostituire quell'amore bugiardo che si è tatuato sul cuore.
Aveva pensato che qualunque brandello di contatto sarebbe stato meglio di nessun amore ma, adesso che vede una scintilla nello sguardo di Ale e sa che è tutta sua, che è appartenenza, allora non ce la fa. E prende quel cazzo di telefono almeno tre volte al giorno, compone il numero di Giulia e aspetta.
La chiamata non parte mai.
Ma accumula messaggi su WhatsApp, DM su Instagram, perfino commenti sul suo profilo Facebook – e non risponde mai non perché gli manchi il coraggio, ma perché quella sensazione d'inquietudine (e aver rovinato tutto, non sa lasciarlo mai).
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Nudo con i brividi || Blamood
FanfictionPrendimi, usami, strappami la camicia. Alessandro non dice una parola - mai: è sempre Riccardo, quello che sa colmare ogni silenzio, aggrappandosi alle virgole e alle parole come se dovesse usarle per risalire la montagna che, inevitabilmente, li se...