13. Vedi che domani smette

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Spero di poter riprendere ad aggiornare due volte a settimana da questa settimana, ma non garantisco troppo causa trasloco imminente.Ma se avete domande o volete chiacchierare, mi trovate su IG (bessie_efp) e Facebook (Bessie Efp)


Gli offrono mille possibilità di fare schifo – bere fino a vomitare l'anima, party a casa di Sangio e non, ma Riccardo sceglie di scomparire.


13. Vedi che domani smette


Il giorno in cui la rugiada scende a pioggia dalle foglie e, per usare un eufemismo, fa un tempo di merda, Riccardo lentamente comincia a scomparire: non tutto insieme, più un lento svanire di cui Alessandro fatica a tener traccia – da quando Riccardo lo guarda negli occhi e glielo dice, che hanno una settimana per stare insieme, a quando effettivamente lo fanno per davvero: in quel momento, Riccardo si ingrigisce, sfiorisce e non si riconosce più.

La sua vita diviene tutto un buffo automatismo: bere, mangiare, dormire – credere in quell'amore che sa di meritare. Ma Alessandro non coglie, né i suoi petali spaiati e manco quella rugiada che gronda dalle foglie come pensieri perduti, e allora Riccardo sospira e non dice niente.

Il giorno del suo compleanno inizia la giornata a birra e ginseng e succo di batterie scariche: Riccardo si alza e non sono manco le sette e è già inquieto. Ad Alessandro non lo dice ma, quando gli si appiglia come un koala alla schiena (e non mi lasciare, Ale, cazzo non mi lasciare), glielo fa capire con un certo grado di precisione.

Ha paura.

Di cosa, non lo sa manco lui – ma, quando Alessandro fa per alzarsi e andare a preparargli la colazione, Riccardo lo stringe più forte: non voglio che mi lasci, pensa. Ma di dirlo non osa mai.

Così gli rimane ancorato addosso e spera che lui capisca, quando gli nasconde il viso nella spalla e gli dice aspettiamo mezzanotte ma sono solamente le dieci di mattina e Alessandro ha sonno già ora, figuriamoci a mezzanotte.

Ma se ne accorge.

Che Riccardo è scarico, spompato e, quando gli sfiora la schiena e lo fa sobbalzare, sa di piume strappate. È come la nave sul fondo di una bottiglia: t'accorgi che s'è rotta solo quando apri tutto per toccarla e lui, che Riccardo lo sfiora con una reverenza che fa male, se ne accorge immediatamente – che fa un tempo di merda e Riccardo è di malumore.

Gli dice: aspettiamo la mezzanotte e allora lo fa sorridere, come un bambino, anche se mancano quattordici ora e fa un tempo di merda che non si può fare niente, oggi, non si può fare un cazzo. Alessandro non glielo fa notare (sa che Riccardo deve essersene accorto) che per tutta la notte il cellulare ha squillato con il nome di Giulia sul display. E lo sa, che Riccardo deve essersi fatto una violenza assurda per non rispondere nemmeno una volta, che deve aver fracassato una bottiglia con una nave dentro pur di non chiederle pronto, che succede?

«La vuoi richiamare?».

Che vuol dire tutt'altro – ti sei pentito, ci vuoi tornare insieme, vuoi che lasciamo perdere? – e Riccardo lo sa benissimo: dice di no, che non la richiamerà. Che non vuole rovinare tutto eppure, alla fine della fiera, si chiude in bagno e ne esce con gli occhi lucidi. E Alessandro lo sa.

Che Riccardo ha chiamato: che Giulia, orgogliosissima, gli avrà detto l'unica cosa in grado di portarlo fino alle lacrime in quel modo. Ti prego.

Che non gli avrà detto che è brutto, buttar via un anno di relazione, che la vita è fatta di alti e bassi (che è quello che Riccardo riferisce ad Alessandro, in un singhiozzo). Giulia non avrà detto solamente questo – Giulia avrà pregato.

Nudo con i brividi || BlamoodDove le storie prendono vita. Scoprilo ora