I battiti del mio cuore si velocizzavano sempre di più, era come dopo uno spavento. No, di più di uno spavento.
-Papà...posso...passare?- gli chiesi nel modo più gentile e tranquillo, ma non sembrava funzionare...merda.
Mio padre si stava togliendo la cinta dai pantaloni, no, quella faceva malissimo.
Subito dopo averla estratta dalle fessure dei suoi chiari ma scuri jeans, alzò la cinta in aria, come se non sapesse da quale parte sarebbe andata a finire, ma di certo su di me. Ero inerme, ormai, ma feci tutto quello che potevo, ovvero coprirmi la faccia con le mani.
La cinta mi colpì la gamba destra, il dolore era insopportabile. Poi ancora, avrebbe dovuto colpirmi la faccia, ma colpì le mie mani e braccia che ne erano davanti.
Io gemevo dal dolore, gemevo silenziosamente perché se avessi urlato, non so cosa sarebbe successo, ma di sicuro niente di buono. Rialzo la cinta in aria, stavolta sbagliò mira (cosa normale, visto che aveva bevuto) e colpi il vaso bianco sul tavolino del salotto. Il vaso cadde, dunque, e si ruppe in mille pezzi: peccato, mia madre ci teneva davvero tanto a quel vaso.
A quel punto mio padre lasciò cadere a terra la cinta. Oh merda.
Se non usava la cinta, voleva dire che passava alle maniere forti: le mani.
Infatti si avvicinò a me e mi buttò a terra, e me le diede...molto forti.
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Ero a letto, singhiozzavo, ma infondo era sempre così. Mio padre mi aveva lasciato in segno, un graffio sul collo che speravo non si notasse. Quel taglio bruciava, eccome, ma potevo sopportarlo benissimo. Non era il massimo a quel punto.
Ma continuavo singhiozzare, come se fosse stata la prima volta. Mi sarebbe piaciuto raccontare do tutto questo a qualcuno, ma non potevo proprio. Poi mi venne in mente: perché non scriverlo su un diario?? In effetti, un diario vuoto ce l'avevo, era un'agenda più che un diario, ma andava bene ugualmente: lo afferrai da in mezzo a quella fila di libri che adoravo leggere.
Presi il diario: la copertina era rosso fuoco con dei pois blu, molto carina.
Lo presi e mi misi sul letto, a gambe incrociate, con il diario sopra di esse:
"Caro diario,
Papà mi ha picchiato, di nuovo. Odio questa storia. Vorrei anche dire che odio lui, ma non potrei, hi paura che lo venisse a sapere e mi ripicchierebbe...non so come, sono strana io xD
Ma cambiamo discorso: andiamo alle cose più fini: oggi sono andata a prendere mia sorella minore a scuola, e da lì ho incontrato un ragazzo, bello, biondo, occhi chiari...ok, la smetto, scusa xD
È il fratello maggiore anche lui dell'amichetto di mia sorella.
Si chiama Andrea. Abbiamo parlato molto, è davvero simpatico, poi siamo andati al negozio di suo padre, un negozio di Peluches davvero molto carino.Per oggi ho finito, diario. Ti scriverò ancora.Baci baci, Ilenia"
Solo dopo aver scritto la mia pagina di diario mi venne in mente una cosa: dato che io adoravo scrivere poesie (non l'avevo mai detto ha nessuno perché sarebbe troppo umiliante farlo).
Così cominciai:
" Mi sento sola
Sono così triste
mi manca tutto
No so dove sei
E non ci sono parole
Che bastino
Sogno di vederti ancora un'altra voltanotte dopo notte
Piango nella mia stanza
Cerco un tuo abbraccio nell'oscurità
E lì si rompe la mia anima in pezzi
Non riesco a trovarti.
Perchè a me,
perchè a me,
perchè mi tocca soffrire così
Te ne sei andato un giorno senza avvisare
E fu così che ti ho perduto
Perchè a me,
perchè a me,
Mi fa male vivere così
Voglio che torni, che torni ora
A stare con me papà"Quella poesia l'avevo dedicata a mio padre, ma non al vecchio ubriaco che prima mi picchiava, no. Dedicata a quello che avevo prima. Era sempre lui, lo so, ma prima era un vero padre.
//SPAZIO AUTRICE//
Hey..scusate se il capitolo è corto...ma non ho proprio tempo in questi giorni, scusate... :(
P.s. Per chi non se ne fosse accorto, la "poesia" di Ilenia, in teoria, è il testo tradotto della canzone "Porque a mi" di Breda Asnicar...tanto per chiarire xD
Grazie mille per la lettuta, ciau ;)♥
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**Il ragazzo del negozio di peluche**
Teen FictionC'era un ragazzo su cui ricadeva sempre la mia attenzione. Un ragazzo con cui non avevo mai parlato e di cui non sapevo il nome. Ma mi attreva. Non so il motivo. ----------------------------- LA SCUOLA, quell'enorme eficio pieno di adolescenti i cui...