4AM

16 0 0
                                    

E sei pioggia fredda
Sei come un temporale di emozioni che poi quando passa
Lampo, tuono, è passato così poco e son già solo.

Taehyung's POV

Era passata una settimana dal giorno in cui mi ero distrutto ancora una volta.

Una settimana in cui non avevo fatto altro che pensare e ripensare. Non avevo raccontato tutto a Jungkook.

Gli avevo raccontato di come avessi scoperto della dipendenza di Soobin, della partenza di suo padre e di come avessi tentato di aiutarlo. Gli avevo raccontato del giorno in cui il mio Binnie aveva deciso di farla finita.

Ma... c'erano molti dettagli che mancavano, dettagli che non era il caso di rivelargli.
Non ero ancora pronto a parlargli del periodo peggiore della mia vita.

Pian piano, il giorno della partenza per Londra si stava avvicinando, mancavano esattamente due settimane e io non sapevo se fossi pronto.

Il lato positivo era che sarei stato con Jennie, Jimin e tutti gli altri, compreso Jungkook.
Quello negativo era che ci sarebbe stato anche Minjue.
Choi Minjue, il fratello maggiore di Choi Soobin.
Minjue che, dopo il suicidio del fratello, aveva lasciato la scuola all'estero ed era tornato in Corea.

Jungkook non sapeva neanche questo, e, per il momento, era meglio che non lo sapesse.

Sbuffai, girandomi per l'ennesima volta dall'altro lato del letto.
Erano giorni che non dormivo bene. Ogni notte, nei miei incubi, quel dolce ragazzino dai capelli castani saltava dal tetto della scuola.
Ogni notte Soobin moriva davanti ai miei occhi e, mi chiesi, mi meritavo tutto quello?

Era una punizione per averlo lasciato da solo nelle sue ultime settimane di vita?
Volevo un bene dell'anima a Soobin, eppure... una parte di me lo disprezzava per tutto il male che mi aveva fatto.
Una parte di me incolpava lui, l'altra incolpava la sua dipendenza.
Perché il mio Soobin non era violento, egoista e incazzato col mondo.
Il mio Soobin era soltanto un ragazzo bisognoso d'amore a cui erano capitate cose brutte.

C'era stato un secondo, un piccolissimo secondo dopo la sua morte, in cui avevo pensato davvero di raggiungerlo.
Nel momento esatto in cui la sua bara era stata sigillata, un senso di disperazione mi aveva attanagliato.
L'ansia cresceva, era come se la mia mente non stesse bene nel mio corpo e, allo stesso tempo, il mio corpo non sopportasse la mia mente.

Mi sembrava che il mio stesso corpo mi stesse rigettando, con quel dolore al petto così forte che sembrava mi stessero strappando il cuore; con gli occhi vuoti ma la testa così piena di pensieri che, all'improvviso, si erano spenti come se ci fosse stato un blackout.
E l'unico pensiero che rimase acceso e che mi spaccò in due fu quello di raggiungere Soobin.

Erano esattamente le quattro del mattino e poche ore dopo sarei dovuto andare a scuola.
Ricordai solo in quel momento che, quel giorno, mia madre mi avesse chiesto di prestarle l'auto dato che la sua era in riparazione, e sbuffai.
Sarei dovuto andare a piedi.

Prima di dimenticarmelo, afferrai il cellulare e scrissi a Jimin che non avrei potuto dargli un passaggio il giorno dopo, scusandomi per non averlo avvisato prima.

Ovviamente non mi avrebbe risposto: conoscendo Jimin, era crollato un paio d'ore prima, dopo aver passato tutta la sera a giocare ai videogiochi.

Sbuffai ancora.
Poi un pensiero stupido attraversò la mia mente.
Cercai Jungkook tra i contatti, curioso di sapere se avesse cambiato numero oppure no e, con mia grande sorpresa, lo trovai online.
Che ci faceva online alle quattro del mattino?

Mi morsi il labbro, tentando di fermare qualsiasi cosa il mio istinto mi dicesse di fare.
Però non ci riuscii, così digitai velocemente un messaggio e glielo inviai.
Due secondi dopo volli cancellarlo ma, prima che potesse farlo, il corvino aveva già visualizzato.

close as strangers || kookvDove le storie prendono vita. Scoprilo ora