22. Qualcosa che non c'è mai stato

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Ogni tanto ritornano.

Passo in questi giorni pre festivi a lasciarvi un capitolo, dato che in questi giorni ho racimolato anche il capitolo 23. Nemmeno a dirlo, forse siamo QUASI agli sgoccioli, ma purtroppo non so dirlo con precisione perché devo rivedere il plan dei capitoli, quindi sarà una pugnalata alle spalle.

Nei prossimi giorni vorrei aggiornare "Regina di rose e di spine" e lì scopriremo cosa ci sarà dopo.

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Glielo dice, sottovoce - che pensa di averlo visto tra i ritagli di giornale e, per quanto si sia tagliato con la carta e macchiato d'inchiostro, Alessandro non è riuscito a trovarlo: Riccardo respira nelle foto, in bianco e nero come quei tatuaggi che irriverenti gli colorano la pelle, ma non dice una parola. Eppure, ne è sicuro, appena chiude gli occhi, lo sente canticchiare insieme a lui il ritornello di Brividi nel fruscio della carta stampata.

Ma, quando Alessandro apre gli occhi, finisce sempre per non trovarlo mai.


22. Qualcosa che non c'è mai stato


Perde il conto del tempo - pensa che è inutile, scandire i secondi come la lancetta storta di un orologio, pensa che fa male conteggiare gli istanti che lo separano dall'Eurovision come fossero la salvezza della sua vita. Alessandro non si pente, non lo potrebbe far mai, di aver detto a Riccardo che doveva finire: perché riescono a terminare le cose belle, perfette come bolle di cristallo, figurati quelle rotte e dolorose come quella che è (che era) la loro. Ed è finita, in un giorno che è scandito solamente dalle mani che strappano la carta, è finita in un giorno in cui Alessandro smette semplicemente di cercare dentro di sé una spiegazione, o forse sarebbe più corretto dire una giustificazione, ed è finita nel momento esatto (calpestato, sbagliato) in cui s'è reso conto di amarlo. E che non se ne faceva niente, di quell'amore, che non ci poteva vivere, che non ci poteva respirare, ma solamente tossire un grumo di pianto e sofferenza sulle proprie scarpe preferite. Senza poterlo pulire mai.

E gliel'ha detto. Si è detto, sottovoce, che almeno quello lo doveva a sé stesso e pure un po' a lui: l'ha guardato negli occhi, senza vederlo per davvero, e gli ha detto due frasi così sconnesse da risultargli estranee. Che lo ama e, per questo, non lo vuole vedere più: dentro di sé, in quelle mani che si sono macchiate tra le parole dei giornalisti, ne è certo, che Riccardo lo sappia benissimo. Alessandro ha avuto altri amori, ha vissuto abbastanza da arrivare alla conclusione inevitabile che la gente si innamora più o meno ogni giorno e, pensare che sia per sempre, è solamente l'ennesima cazzata che ci si racconta per giustificare una vita di abitudini, una vita domestica che Alessandro pensa di non volere mai. Quasi.

Perché, in quel conteggio insensato di tempo scivolato via, non ha mai avuto il tempo di prospettarsi una vita fatta di abitudine, con Riccardo, fatta di certezze: gliel'ha detto, in un sussurro, che amarlo non gli basta più.

Ha spento il telefono - parlare non gli serve a molto: ha ignorato, sistematicamente, ogni singolo messaggio o chiamata che gli sia arrivata nelle ultime cinquantadue ore. Ha letto i nomi che illuminavano lo schermo e mai, mai una singola volta, che vi abbia letto quello di Riccardo, che è una cosa che lo ferisce e lo delude e nemmeno saprebbe dire perché.

Alessandro si è rifiutato di incontrare anima viva, di confessare cosa si fossero detti lui e Riccardo, anche solo di alzarsi dal letto e andare a prendere un po' d'aria: si è raggomitolato al centro del materasso con un quadernetto nuovo, penne, matite. E ha scritto, cancellato e tenuto la conta dei giorni che poteva permettersi per riprendersi, che fa più male dire a qualcuno che lo ami piuttosto che lasciarlo andare, figuriamoci fare entrambi.

Nudo con i brividi || BlamoodDove le storie prendono vita. Scoprilo ora