GELOSIA

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IL SANGUE, viscoso e oscuro, era appiccicato al suo corpo, come il peccato incancellabile che si insinua nell'anima.

Macchiava il suo viso, un marchio indelebile della sua caduta nell'abisso dell'umanità. I

sabel barcollò nel piccolo corridoio del palazzo, intriso di ombre e silenzi, cercando di non fare rumore.

Le pareti grigie sembravano stringersi su di lei, mentre mobili antichi, testimoni silenziosi di storie dimenticate, la circondavano come spettri di un passato lontano.

Non provava rimorsi, perché il suo cuore, ormai indurito come una pietra tombale, aveva smesso da tempo di battere per la compassione.

Il respiro affannoso era l'unico segno di vita rimasto, un respiro che sapeva di colpa e di peccato.

Non riusciva a percepire alcuna emozione, era come se fosse diventata insensibile a tutto, come se la sua anima si fosse arresa all'oscurità che la circondava.

Si passò una mano sporca di sangue sulla fronte, gesto macabro di chi accetta la propria condanna, e poi fece ricadere lo sguardo sul cadavere che giaceva sul tappeto bianco. Il corpo inerte era come un'opera d'arte macabramente esposta, un tableau vivant della sua rovina. Non aveva neanche bisogno di scappare, perché sapeva che nessuno avrebbe mai indagato su ciò che aveva compiuto.

Poteva cadere, rialzarsi, urlare nel silenzio assoluto di quel luogo dimenticato da dio, ma chi mai avrebbe potuto sentire la sua presenza? Era come se fosse diventata invisibile agli occhi del mondo, una figura fantasmagorica destinata a vagare nell'oscurità eterna. Nessuno l'aveva mai notata prima, e non avrebbero iniziato quella sera. O almeno così credeva, mentre il peso dell'orrendo segreto si faceva sempre più opprimente, come una condanna eterna a cui non poteva sfuggire.


"Baggianate," borbottò Isabel, ribaltando un bicchiere di superalcolico con gesto brusco.

L'amaro liquore le bruciò la gola, ma quel bruciore era niente in confronto a quanto si sentiva dentro.

"Ho sconfitto Hulk, mentre Thor è stato sconfitto," si vantò Loki, cercando di impressionare, ma Isabel conosceva troppo bene le sue arti dell'inganno.

"Loki, per quanto il tuo racconto possa sembrare accattivante," fece una pausa, bevendo un altro sorso che sembrava dissolversi nel suo tormento interiore. "Io non ti credo."

Scovare la menzogna era sempre stato un gioco facile per Isabel, mentre dire bugie era il talento innato di Loki. Il suo viso, apparentemente sereno, nascondeva un mondo di inganni e manipolazioni. Loki, in apparenza, poteva sembrare un angelo, ma non uno del paradiso. No, lui era la rappresentazione stessa dell'angelo caduto.

Ma ecco il trucco dell'apparenza: ingannare. Isabel desiderò ardentemente dirlo alla ragazza mora che continuava a fissare Loki con crescente interesse, nel vano tentativo di ottenere uno sguardo da lui. Ma Loki non aveva tempo né interesse per i cuori perduti.

Loki era oscurità per chiunque si avvicinasse, un abisso che risucchiava l'anima delle persone e non chiedeva mai perdono. "Stammi lontana," continuò a sussurrare il cuore di Loki ogni volta che Isabel si avvicinava, non voleva che lei venisse coinvolta nei suoi pericolosi giochi.

"Non lo vedi? È come una divinità!" esclamò la ragazza, ancora più interessata a Loki.

"Forza! Vai a parlargli!" esortò una sua amica. Loki si ritrasse leggermente, il suo volto rimase impassibile, quasi apatico. La ragazza mora si armò di coraggio e si avvicinò al tavolino dove i due sedevano. A giudicare dall'aspetto, sembrava essere una delle ragazze più popolari a scuola: indumenti firmati, capelli perfettamente pettinati, unghie curate...

𝐒𝐇𝐄 | laufeyson.Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora