Capitolo XVIII
ՑՑՑ
«Quali sono gli archivi esoterici più importanti di Londra?» Robin tira fuori il cellulare, dopo che Joshua gli ha posto quella domanda e, mentre si incamminano verso l'uscita della chiesa, il ragazzo si gratta la fronte con fare pensieroso.
«C'è la Atlantis Bookshop, pare sia una delle più antiche librerie londinesi che trattano sull'argomento. Dice che al suo interno è custodita la poltrona di Aleister Crowley. Fico.»
Joshua sospira, mentre apre la porta e lascia passare Janine e poi Robin, prima di chiudersela alle spalle. «Fico, sì, ma saranno in possesso di articoli di giornale o leggende più recenti? Forse è più un museo, che un archivio.»
«Parla di trattati sul paranormale, ma a quanto pare sono cose datate e, per lo più, leggende e basta», risponde Robin e si ferma non appena scendono le scale della chiesa; Joshua e Janine lo imitano, sbirciando sullo schermo del suo cellulare, dove è impegnato a scorrere velocemente i risultati del motore di ricerca con il pollice. «Oh, che ne dici della Watkins Bookshop? È la più antica libreria esoterica del mondo; dice che gli studiosi la frequentano per dare voce e risposte a quesiti inspiegabili e fuori dalla portata della scienza e della fede. Sembrerebbe un buon inizio!»
«Non è male, ma siamo punto a capo. È la più antica del mondo, e se gli studiosi la consultano significa che è più un luogo di studio che di ricerca.»
«Perché devi essere sempre così disfattista?», chiede Robin, improvvisamente, e Joshua può percepisce una luce quasi scocciata nello sguardo che gli ha appena rivolto. Il tono esasperato che ha usato, poi, gli ha dato l'impressione che, per una volta, non stia intepretando goffamente nessun personaggio. È stanco, e lo è sul serio, dei suoi continui tentativi di sabotare le loro ricerche, scartando ogni possibilità che gli mette davanti. E Joshua è sempre più cosciente che, quel suo lato, stia emergendo sempre più forte attraverso le sue paure, che tenta inutilmente di sopprimere e di ammansire chiudendosi ogni porta, ogni occasione e qualsiasi cosa che possa portarli a un cambiamento o a un passo avanti.
Sa di dover fare qualcosa, di dover trovare le risposte che cercano il primo possibile per un solo e unico motivo: Morgen. Non può tirarsi indietro, ma non è mai stato abituato ad agire, ha sempre fatto il minimo indispensabile e ora, che è passato dal non fare niente di niente a trovarsi in un contesto dove è richiesta la sua totale collaborazione e presenza, si sente nel panico e tenta, ancora, di annullare tutto.
Come se, da un momento all'altro, potesse risolvere le cose mettendosi seduto e aspettando che passino da sole. Perché è questo il suo modo di affrontare la vita: l'attesa che tutto si risolva senza che lui faccia mai niente, per paura di trovarsi in guai che non sa gestire.
La verità è che lui non sa gestire niente. E se ne rende conto ogni giorno un po' di più.
«Non sono disfattista», risponde, alla fine, perché non ha il coraggio di dargli ragione e di ammettere che sì, tra tutti i problemi che hanno, lui non è d'aiuto.
«Sì che lo sei! Non fai altro che trovare falle in piani già di per sé traballanti. Non abbiamo delle piste da seguire, ma solo tentativi. Se tu li bocci tutti, finiremo per non fare niente di niente.»
«Voglio solo essere sicuro di non perdere tempo!», ribatte e Robin gli lancia un'occhiata scettica, che si mischia a quella scocciata di poco fa e Joshua si sente attaccato.
Ha l'impressione che non ci siano più riverenze tra di loro, che sia scattato qualcosa che li ha posti su un gradino più alto di una normale conoscenza; i toni usati sono più confidenziali, meno scrupolosi, e questo lo spaventa più di ogni altra cosa. La sincerità che Robin gli sta dimostrando, sia con le parole che con il linguaggio del corpo, significa che non è riuscito a mantenere quel distacco che tanto desiderava; quel suo tentativo di voler tenere lontano chiunque, anche ipotetici nuovi amici. Perché sì, è di questo che si tratta. Lui e Robin, alla fine, stanno diventando amici e questo non era nei piani. Non lo era perché Joshua non vuole legare più con nessuno da un bel po'. Gli basta Fred, il suo unico amico, il suo migliore amico, l'unico che sa e che capisce, che gli crede e che, malgrado lui sia una presenza incostante e abbia un modo tutto suo di dimostrare l'affetto, rimane e non se ne va come molti altri hanno fatto.
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Non Chiedermi dei Morti - Volume 1
HorrorQuando Joshua Foster si risveglia con la faccia schiacciata contro il volante della propria automobile, la prima cosa che il suo corpo reclama, è aria. Ingolla un lunghissimo respiro che gli raschia la gola e, non appena il suono del clacson a cui e...