Messer Galvano e il Cavaliere Verde

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Vivienne lasciò la mano del giovane come se fosse diventata, d'improvviso, di metallo fondente. L'altro non perse tempo, se la portò al petto e tentò di scivolare via. Il suo sguardo vagava, terrorizzato, da una stalattite all'altra. Vivienne sbuffò e si ricompose. Il bruciore che gli umani provavano al toccare i cristalli con la nuda pelle era pari a una ustione leggera. Era molto peggio la sensazione di rivangare nei propri stessi ricordi. Una volta gliel'avevano raccontata, ci si sentiva smarriti, persi e...alla Dama non interessava. Mentre il ragazzo si era fatto, all'improvviso, una preda pericolosa.

"Principe Artù" Lo salutò.

"Che mi avete fatto?" Gemette quello, per poi arrossire violentemente.

"Ricordare. Lo stregone?" i due si fissarono. Il ghigno sarcastico si fece di nuovo strada sul volto del principe.

"Lo stregone? E io che c'entro?" Domandò. La fata gli scoccò un'occhiata penetrante. Lui non abbassò lo sguardo. Lei doveva sapere, se fosse stato come temeva...

"Lo stregone da cui vi ha portato il comandante...in quel ricordo di... cinque anni fa, non è vero?" Aveva deciso che la calma avrebbe portato più frutti, ma Artù non pareva deciso a collaborare.

"Sì. Non è uno stregone. È il medico di corte" Gli occhi, colpevoli, la evitavano.

"Bugia" Trillò la Dama. Il ragazzo sobbalzò.

"Vi giuro che..."

"Voi non volete dirmi bugie, non è vero, Artù?" ma non gli diede tempo di rispondere e schioccò le dita. La sua veste si trasformò; la seta divenne velluto e si imbottì di pelliccia. Lo stesso non avvenne alle vesti del principe, che rabbrividì, mentre la temperatura precipitava. Bastarono pochi secondi ed una patina di ghiaccio prese a risalire sui cristalli. Il principe tremava, morso da ogni lato da un nemico che non poteva, in alcun modo, contrastare.

"Basta" Sussurrò, fra i denti che battevano, ma Vivienne si fece sorda alle sue suppliche.

"Un nome per una vita"

"Mi sembrava di avervi già detto che siete liberissima di ammazzarmi...ma ho ragione di credere che non sia ciò che volete" Affermò Artù. La rabbia ruppe l'incantesimo. Il principe era bravo a provocare, e la dama avrebbe tanto voluto poter affermare di avere tutto il tempo del mondo, ma non era così. Non poteva ucciderlo. Questo pensiero la sconvolse. Non era padrona della sua vita, prima doveva scoprire se Myrddin fosse tornato.

Avrebbe preso il suo ragazzo, ne avrebbe stregato il cuore, avrebbe...Vivienne non ci doveva pensare. Le era stato detto che adottarlo non le avrebbe portato altro che guai, ma lei non aveva voluto ascoltare...era suo e lo era sempre stato. Si voltò di nuovo, di scatto. Il ragazzo si era alzato in piedi. Rantolava, ma era in piedi, ed ora erano i suoi occhi a essere di ghiaccio.

"Credevo che fossero solo leggende...la Dama del Lago che tiene le fila del mondo. Lasciatemi andare"

"Supplicatemi" La rabbia dilagò sul volto del principe, che la ingoiò senza pensarci due volte e si mise in ginocchio, come per accettare un vincolo, come i suoi feudatari.

"Ve ne prego, lasciatemi andare" Così determinato da dimenticare l'onore? Dopotutto, non le importava. Il ragazzo era testardo, quindi lei doveva scegliere nuove vie.

"No" Rispose, sibillina, per poi levar le braccia in aria e lasciare che la forza magica schiacciasse il ragazzo al muro. La mano nuda toccò di nuovo i cristalli e Vivienne si perse nei mille riflessi del ricordo, immergendosi nella sua memoria.

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Galvano era il nipote del re. Ciò significava che tutto gli era concesso, che, agli allenamenti, gli toccavano le armi migliori e che nessuno poteva mettergli i piedi in testa. Nessuno, tranne suo cugino.

La caverna di cristalloDove le storie prendono vita. Scoprilo ora