Frustrata, Vivienne fermò la visione. Con un rantolo, Artù collassò a terra.
"E così avete sconfitto il Cavaliere Verde?" lo derise.
"No, Galvano l'ha fatto. La fascia...era incantata, lo ha protetto da tutte le ferite..." Sibilò il principe, dal pavimento.
"Ma bene, e questo l'avreste capito tutto da soli?" Artù sgranò gli occhi. Era così vicina, così vicina alla risposta...doveva essere lui, non c'erano altre spiegazioni. Ma come era possibile? Aveva giurato, giurato ad Avalon di andarsene per mare... La Dama si specchiò nei suoi cristalli e cercò, invano, una risposta. Solo lui avrebbe potuto convincere una ninfa ad aiutare il suo protetto...
"Non vi conviene, sapete, tenermi qui. Mi verranno a cercare" Vivienne rischiò di scoppiare a ridere, sentendo quel lamento.
"Ah, sì? E chi?"
"I miei cavalieri" Rispose il principe, nel vano tentativo di rialzarsi in piedi. Vivienne gli si inginocchiò a fianco e lui sobbalzò quando lei gli pose una mano su una spalla.
"Allora dovrei iniziare a tremare...e quanti sarebbero questi pericolosi messeri?" Il volto del principe si contrasse in una smorfia, ma non smise di guardarla negli occhi.
"Galvano, i diseredati della guardia reale, Sir Leon, il padre di Ginevra..."
Vivienne lo lasciò di scatto, con un peso sul cuore. Non era possibile. Non era vero. Ma quel nome? Era stato un sogno, solo un sogno, il suo ragazzo le aveva giurato che sarebbe andato più lontano, che non avrebbe rischiato così. Il principe, ora, la studiava con fare interrogativo. Oh, no, non poteva rischiare che lui capisse. Ma lei doveva sapere.
Questa volta parve scorgere, nello sguardo della Dama, un accenno a ciò che stava per accadere. Tentò di sottrarsi, ma la forza non poteva nulla contro la magia.
Vivienne non osò toccarlo, questa volta. Fece un largo gesto con il braccio e furono i cristalli a rispondere. Il principe fece l'errore di seguire l'istinto, alzò una mano per proteggersi il volto e toccò uno sperone della roccia lucente. Vivienne si prese del tempo, prima di entrare nel ricordo. Poi avrebbe dovuto fermarsi, era grande lo sforzo che serviva per violare una mente, ma ora non poteva.
Le pietre non la delusero e un ballo iniziò a riverberare nelle loro sfaccettature. La Dama alzò un dito e sfiorò la scena per catapultarcisi dentro.
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"Basta, madre, per favore" si scansò Artù, sfuggendo alle grinfie della regina.
"Ma caro, hai un ciuffo che..." Sospirò lei.
"La festa è in mio onore, è il mio compleanno, nessuno ci farà caso e poi..." Prese a protestare lui.
"Proprio per questo, caro mio! Hai appena compiuto diciassette anni e sei stato riconosciuto come erede legittimo del regno, devi essere impeccabile, stasera" Concluse la regina Ygraine, afferrando il braccio del figlio e appendendocisi con grazia. Sbuffando, Artù accompagnò sua madre attraverso il castello, fino alle porte della sala del trono, opportunamente trasformata in una Sala da ballo sotto le abili istruzioni delle dame di corte. I due attendenti che presidiavano la porta scattarono sull'attenti quando li videro. La regina li ricambiò con un sorriso e fece loro segno di lasciarli passare. Il portone di quercia fu spalancato e il brusio, nella sala, tacque.
"Ora" Sussurrò, in un soffio di vento, la regina, ed Artù la guidò nella Sala.
Re Uther Pendragon era seduto sul trono e scrutava, severo, la scena che gli si dipanava intorno. Giovani e cavalieri, fanciulle e madame, consiglieri e ambasciatori riempivano la sala, pronti ad unirsi alle danze. Ma, come da tradizione, dovevano essere i padroni di casa a dare il via.
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La caverna di cristallo
Fantasíaun giovane cavaliere, una maga, una ninfa... Ed il regno di Camelot da salvare.