ARYA
presente
Sono stata cresciuta con il semplice concetto che la famiglia è un'ancora di salvataggio. Colei a cui ti aggrappi per tutto, che ha il compito di supportarti e renderti una persona migliore.
Colei per la quale bisogna sacrificarsi. Insomma Casa.Casa, una parola, 4 lettere.
Parola che dovrebbe raccogliere al suo interno emozioni, sentimenti, ricordi belli e brutti. Una parola da associare all' infanzia, ma che a me suscita solo un sentimento...INDIFFERENZA.
Non sarei mai dovuta ritornare casa, specialmente non in questo giorno. Sarei dovuta restare a New York a lavorare.
Isla era d'accordo con me, ovviamente , ma Morgan ha insistito e ho ceduto
in fondo l'invito è arrivato da parte di mio fratello, non avrei avuto motivo di rifiutare...giusto?
Così invece di godermi il panorama dei palazzi che svettano fino al cielo, dalla finestra del mio studio, mi ritrovo ad una frivola festa di beneficenza.
Odio le feste di beneficenza specialmente se organizzate dai miei genitori. Non fraintendetemi, non è il gesto in se a disturbarmi, ma la gente che la mia famiglia sceglie di invitare. Gente che si crede nobile, superiore, che vive per essere idolatrata e per stare sotto i riflettori, ma che in realtà nasconde dietro una maschera di circostanza, la merda che è realmente.
Quindi ringrazio mio fratello gemello per avermi trascinato a questa pagliacciata con la scusa di passare del tempo in famiglia.
Grazie Astor e grazie per avermi abbandonata da sola in un angolo della sala ghermita di uomini in giacca e cravatta e donne con vestiti da milioni dollari addosso e tacchi vertiginosi ai piedi.Stare da sola non mi ha mai creato problemi, ma gli sguardi indiscreti delle persone mi hanno sempre messo a disagio tanto da portarmi a chiedermi se avessi qualcosa che non andasse, poi ho capito che il problema non sono mai stata io, ma loro.
Scorgo la figura slanciata ed elegante di mia madre infondo alla sala. Kimberly Sokolov, donna dal gusto impeccabile, una disponibilità senza eguali e una bellezza ineguagliabile.
Il vestito rosso che indossa fascia il suo corpo come una seconda pelle, i capelli castano scuro raccolti in una coda bassa le danno un aspetto ordinato e delicato in netto contrasto con i suoi occhi a sirena di un azzurro ghiaccio.
Impegnata com'è a parlare non si cura di me, penso addirittura che non mi abbia vista tante sono le volte che ho rifiutato il suo invito, si sarà stancata di cercarmi tra la folla durante tutti questi anni.
Ormai stufa di essere fissata con cosi tanta insistenza da occhi maligni e indiscreti, mi stacco dal muro su cui poggiava la mia schiena e insieme al mio calice di champagne mi dirigo in corridoio.
Una volta lì inizio a ispezionare lo spazio attorno a me per poi concentrarmi sulla mia intera figura davanti lo specchio che si staglia davanti scale che danno accesso alle stanze padronali.
Osservo meticolosamente il mio aspetto a partire dai miei tacchi alla schiava argentati, che circondano la mia caviglia fino a fermarsi sul polpaccio. Successivamente passo lo sguardo sul mio vestito nero, un semplice vestito lungo e aderente con uno spacco non indifferente e una scollatura che arriva poco sopra l'ombelico e che mette in risalto i seni sodi. Infine guardo il mio viso contornato da ciocche nere come la pece, in contrasto con i miei occhi verde smeraldo e contornati da lentiggini. Per ultime , fisso le mie labbra carnose ricoperte da un rossetto di un rosso vivo.
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