Valentina indossava un vestitino a paiette rosa con le ballerine nere. Era scintillante e si vedeva da lontano che fosse a suo agio nella festa. La sua coda lunga bionda seguiva le sue movenze mentre ballava a ritmo di Another Way di Gigi D'Agostino. Il party si rivelò essere molto meno " piccolo" di quanto avesse promesso Rudy. La gente continuava ad arrivare a piccoli gruppi di tre o quattro persone costantemente. Non erano neanche le undici ed il Molo era già pieno.
Era chiamato così per via dei pescherecci che parcheggiavano le loro barche sulla spiaggia, per riprenderle puntuali la mattina all'alba.
C'era una lunga pedana di legno che arrivava fin dentro il mare costeggiata nei lati da una ventina di lampioni posizionati con precisa distanza gli uni dall'altro. Questo, uniti al rumore del mare che si infrangeva sulle rocce creava un'atmosfera rilassante e catartica.
La festa si svolgeva sulla spiaggia, dove c'era solo una vecchia casetta che in teoria serviva al bagnino per guardare in mare. Si saliva da una scala il legno alla quale mancavano alcuni gradini. Non veniva più usata da tempo poiché la spiaggia non aveva ottenuto la concessione comunale per piantare gli ombrelloni e poterli affittare ai turisti, soprattutto. Quindi era rimasta questa casetta del bagnino usata ormai solo dalle coppiette che cercavano un po' di privacy mista a romanticismo.Vidi Rudy avvicinarsi a Valentina e prenderla dai fianchi mentre si avvicinava a dirle qualcosa nell'orecchio.
La musica era forte, avevano fatto davvero un buon lavoro questi liceali. La sapevano sicuramente lunga sulle feste. Le casse erano agganciate a dei pali per stare più in alto possibile e far risuonare la musica in modo uniforme. C'era un grande bancone, anche quello, fatto in casa, quasi sotto la casetta del bagnino. In fila c'erano tutti quelli che aspettavano il proprio turno per un cocktail. Riflettei sul fatto di prendermene uno anche io. Infondo era la mia prima festa. Dovevo festeggiare!Rudy mi fece segno con la mano di raggiungerli, io mi trovavo ancora seduto sul molo a guardare e fiutare eventuali pericoli come un animale che si nascondeva dal suo predatore.
Decisi di smetterla di autocommiserarmi e di fare il cacasotto, avevo diritto di vivere la mia vita senza avere continuamente paura. Altrimenti mi sarei perso tutto. Mi sarei perso io stesso.
Scesi dalla trave in legno sulla quale mi ero appollaiato come un corvo e raggiunsi Rudy e Valentina. Più mi avvicinavo a loro più il suo vestito a paiette brillava. Era davvero molto carina. Rudy dal canto suo indossata una camicia in lino bianca che gli metteva in risalto la pancia ed un jeans strappato, con delle sneakers alte bianche e nere. Le Jordan. Così le aveva chiamava. Come se fossero gente di famiglia.
" ehi che vuoi diventare il Pirata dei Caraibi ? È un ora che stai su quel molo! Vieni qui Jack Sparrow ti vogliamo presentare Beatrice!"
Una figura esile e sottile spuntó dietro le spalle luccicanti di Valentina.
Aveva i capelli raccolti in uno Chignon, non riuscii mai a sapere quanto li avesse lunghi. Il suo viso ossuto era troppo piccolo per i suoi occhi grandi e azzurri , come il mare. Si vedevano benissimo anche attraverso le lenti dei suoi occhiali. Indossava un vestitino nero molto semplice e un po' largo, ma credo di aver pensato in quel momento che anche una XS le sarebbe stata grande. Non l'avevo mai vista a scuola, non avevo idea chi fosse. Mi rispose a queste domande, quasi lèggesse nella mente , Valentina. " lei è mia cugina, abita sopra di me. È la figlia del fratello di mio padre."Bene . Perché però la stavamo presentando a me ? Si erano già scocciati di avere intorno un terzo incomodo? Volevano ammollarmi Beatrice per togliermi di mezzo ?
" ciao Bea-Bea-Beatrice.. vuoi bere qual-qual-qualcosa?" Le domanda mi uscì così spontanea che mi lasciò meravigliato. Non avevo invitato nessuna ragazza a bere prima, ne a fare nient'altro a dire il vero.Rudy e Valentina si scambiarono un'occhiata d'intesa, già erano arrivati in quella fase del rapporto dove si capivano con lo sguardo. Io ero palesemente in più tra loro ormai. Guardarono entrambi Beatrice come per incoraggiarla a venire con me. Pensai che non fosse un buon segno, se dovevano incoraggiarla.
Ma comunque, feci finta di non accorgermi di nulla, mi guardai attorno come se la mia mente fosse passata già ad altro. Una completa farsa. " Si ."
Quel -si-era stato flebile e tremolante, poco convinto.Ma, poco dopo, ci stavamo, ugualmente, dirigendo insieme a distanza di almeno 50 centimetri tra noi, verso il bancone dei cocktail.
Beatrice aveva un bel profilo, non aveva il naso a punta , ne un naso troppo lungo, ne troppo corto. Era bello. Le sue labbra erano carnose e notai che aveva il rossetto. Portava degli orecchini dorati a cerchio.
" Cosa vu-vu-vuoi bere Bea? Posso chiama-chiama-chiamarti Bea ?"
Sinceramente lo dissi solo perché dire ogni volta Beatrice mi sarebbe uscito molto più complicato . Bea mi facilitó la cosa dicendomi che andava benissimo, che tutti la chiamavano così.
" Non so cosa bevo, cioè, non bevo di solito, una coca-cola ?" Sembrava timida ed imbarazzata. Neanche io bevevo di solito ma quella sera mi ero ripromesso di divertirmi, di non piangermi addosso come sempre.
" Io prendo un Vod-Vodk-Vodka Lem-Lemon!" Era il cocktail che sentivo più spesso nei film. Non sapevo se davvero mi sarebbe piaciuto o meno. Ma volevo scoprirlo.
" allora se tu prendi questo, lo prendo anche io" . Sorrise. Aveva dei bei denti.Bevemmo i nostri cocktail, sorseggiandoli con la cannuccia, sul molo. Dopo qualche sorso mi sentii pervadere da un caldo nelle guance e nelle orecchie. Sentii la mia testa leggera e ricordo di aver provato un'irrefrenabile voglia di parlare. Peccato che la mia balbuzia era un grande ostacolo. Non mi lasciava esprimere al meglio tutto quello che mi passava per la testa, perché cercavo di stringere sempre a meno parole possibili quello che dovevo dire.
Ma l'alcol mi diede una carica che non avevo mai provato. In quell'attimo, almeno.
" Bea io vo-vo-vorrei, che-che..." fanculo. Pensai .
Girai la testa dall'altro lato e stava per scendermi una lacrima per la frustrazione e anche la vergogna che provai dentro.
" Ehi , hai il cell con te?" bea mi prese la faccia con la mano e la giró verso di lei. La ragazza timida e imbarazzata non c'era più. Forse anche a lei l'alcol aveva dato una mano a sbloccasi.
" non è perché non ho pazienza di ascoltati, non fraintendermi, penso solo che se ci scrivessimo per mess per te sarebbe più facile parlarmi, ti va di provare?"
Quel ti va di provare mi convinse subito. Era quello che chiamavano - come imparare a prendere le persone dal verso giusto- ti va di provare ? Era un invito a fare qualcosa nella consapevolezza di dover avere rispetto per la scelta altrui. Una formula perfetta.Presi il cell dalla tasca, lo sbloccai e glielo passai.
Lei lo prese e segnó sulla tastiera numerica il suo numero. Me lo ripassó.Il primo mess che inviai fu " ciao" seguito da una manina che saluta .
Passammo due ore almeno a messaggiare sdraiati sulla spiaggia vicini con le spalle che si sfioravano. Parlammo di qualunque cosa, dei nostri cantanti preferiti, del numero di cani avuti, delle nostre case, dei nostri genitori, parlammo delle nostre scuole, dei nostri compagni. Parlammo di Rudy e di Valentina, e infine le scrissi:
" Sei bella come questo Molo stasera".Lei si girò verso di me, il suo volto era a pochi centimetri dal mio, aveva gli occhi davvero grandi. Mi sorrise e fu il sorriso più bello che qualcuno mi avesse mai fatto. Poi si avvicinò ancora un po' a me e mi baciò sulla bocca.
Fu il mio primo bacio. E anche l'ultimo.

STAI LEGGENDO
Il Ponte Parlante
ParanormalEsistono luoghi nel mondo, dove si mescolano mistero e fede, per chi ne abbia. Dove il paranormale trova vita li dove forse qualcuno ha trovato la morte.