Dei nugoli carichi di energia elettrostatica si addensarono nel cielo. Di lì a poco sarebbe venuto a piovere. Era la mattina del 26 luglio 2016, e il ragazzo con i capelli biondo satinato, l’aspetto non
conforme e ribelle, stava dormendo dentro la sua macchina, la
Mustang GT500 di colore nero quartz, con le rifiniture in grigio
alluminio. Fu svegliato dalla radio ancora accesa, sintonizzata su
un canale che mandava in onda musica 24 ore su 24. Riconobbe la canzone che stavano dando. Era Midnight City degli M83.
Seguiva il ritmo con le dita della mano in presa al volante, gli
piaceva molto, e si chiese dove potesse averla già sentita. Se non
errava era una delle tracce colonna sonora dell’ultima serie TV
che aveva guardato, Beauty and The Beast. Si era molto immedesimato nei panni del protagonista vedendo in lui molte sfaccettature di se stesso. Anch’egli era una persona tormentata da quello
che gli avevano fatto, e se poteva restava isolato dalle persone per
quello che era diventato, un mostro dal quale stare alla larga e
avere paura. Perché così si sentiva, un mostro non per azioni, ma
per dolore di cuore causato dalla crudeltà degli altri. Le afflizioni
della sua vita erano diventate un peso insopportabile. Non era
mai stato uno di quelli che lanciava la prima pietra, ma quelle
accumulate con il tempo, senza sfoghi liberativi, erano diventate
affilatori della spada di Damocle che aveva sopra la linea del suo
capo.
Dopo gli accadimenti cruenti che avevano coinvolto anche la vita
di Irene, una delle poche cose che riusciva a tenerlo lucido era
la ricerca della sua musa, convinto che fosse reale. Questo aveva
promesso al suo amico, per il quale lavorò come meccanico per
un certo periodo di tempo, prima di ricadere nel solito girone
infernale di eventi distruttivi. Prima di morire gli aveva lasciato
una lettera dove gli consigliava di lasciare il lavoro e prendersi un
anno sabbatico. Si era molto affezionato al ragazzo e nello scritto
gli fece notare come fare il meccanico, per quanto fosse bravo, non
facesse bene al suo animo; come se lo tenessero a freno con lavori
troppo pratici, impedendogli così di guardare dentro se stesso
e liberare il potenziale che aveva dentro. Durante i loro discorsi
aveva notato in lui una sensibilità alla vita che lo avrebbe portato
lontano, se solo fosse riuscito a disfarsi dei diavoli senza corna e
senza coda che avevano imparato a nuotare nelle sue emozioni,
facendolo solo ribollire di rabbia senza nessuna valvola di sfogo.
Per un po’ rimase pensieroso. Il nervoso era riuscito con i suoi
pungenti tocchi a fargli fumare dieci sigarette, una dietro l’altra.
Stava per accendere l’undicesima quando sentì gli effluvi di paste
appena sfornate. Provenivano da un locale chiamato “Il risveglio
del sole”, oltre l’incrocio dove aveva parcheggiato la macchina.
Deciso a dare una svolta diversa alla giornata, per iniziare prese
in considerazione l’idea di fare una colazione come si deve. Fretta
non aveva, e un buon pasto l’avrebbe rimesso in sesto, perciò uscì
dall’auto e si diresse verso il locale a passi echeggianti di fatalità.
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L'orizzonte Dell'anima - Gli Specchi Della Divinità
FantasíaNelle antiche tavolette sumere ritrovate dagli archeologi si narra che più di 300.000 anni fa, il Dio Enki, propose all'assemblea degli Dei Anunnaki di "marchiare" l'Homo Erectus con l'impronta degli Dei per accellerarne l'evoluzione; ma aveva cosci...