Diario.

44 5 1
                                    

Il mio nome é Finn Heinrich. Sono un Kriminalkommissar, un commissario investigativo tedesco, della zona di Bonn. Faccio parte della Kriminalpolizei, e di recente, mi è capitato un caso... particolare.

Esco di casa, con il sigaro tra le labbra appena acceso che emana un fumo pesante ma allo stesso tempo familiare.
Mentre cammino per le strade di Bonn, affrettato, mi guardo attorno fermandomi davanti ad una vetrina. Mi specchio e sistemo i capelli tirati indietro con il gel, cercando di non sporcarmi le mani, un tempo erano castani e che con il passare dei giorni sono sbiaditi in qualche ciocca grigia e spenta, brutto segno degli anni che passano. Mi osservo nella vetrina ancora per un po', strofinando gli occhi azzurri, troppo chiari per girare sotto questo sole senza lenti scure, anche questo un problema che mi porto da tanto. Lascio andare un sospiro di fumo, e i miei pensieri mi portano a dire: "Dannata vecchiaia. Ogni dannato giorno sembro sempre più vecchio, di questo passo finisco in un ospizio".
Poco dopo ricomincio a camminare. Il sole splende sui tettucci delle macchine in questa calda giornata di giugno, le persone camminano sul marciapiede, affrettate. In tutto questo sento il sudore che scende dal retro del collo fino alla schiena mi fa pensare che forse era il caso di comprare una macchina invece di usare i mezzi di trasporto pubblico, però intanto mi dirigo verso Kaiserplatz dalla strada Am Hofgarten, diretto a prendere il tram per arrivare alla stazione di polizia. Tuttavia, prima di fare il biglietto, decido di fermarmi all'edicola "Eine Zeitungkiosk am Kaiserplatz", é piccola e l'hanno aperta da non molto in realtà, credo che ormai sono rimasto solo io ad apprezzare il sentore della carta sotto le dita. Quindi prendo un giornale e lo pago rapidamente, senza fermarmi a chiacchierare con il venditore. Mi dirigo verso la fermata del tram, che arriva già pieno, così salgo. Quando cerco di reggermi dal non cadere, apro, con una certa irruenza portata dalla noia, il giornale e rovisto tra le pagine finché non mi colpisce un titolo in particolare «Ritrovato il corpo della ragazza di 19 anni, Irideya Gigliani.» subito i miei occhi cadono sull'articolo, prendo un tiro dal sigaro, poi continuo a leggere.

«Nei pressi della Foresta Nera, a 390,1 km da Bonn, é stato ritrovato il cadavere della studentessa universitaria di origini italiane Irideya Gigliani, ormai scomparsa da due mesi. La ragazza era di bassa statura, circa 151 cm, e pesava 53 kg, aveva occhi verdi e ricci neri. Sul corpo sono state riportate diverse ferite di arma da taglio non ben specificate, mancano delle parti del cadavere e non è ancora chiaro alla scientifica se queste siano state rimosse prima o dopo l'omicidio.
Il principale sospettato dell'omicidio sembra sia un uomo sui 35 anni, che lavora in un'industria di produzione di pomodori in scatola il cui nome è Edward Müller. L'uomo ha gli occhi azzurri e i capelli biondi, corti e brizzolati, alto 180 cm e pesa 85 chili. Tuttavia, sembra che l'uomo sia fuggito senza lasciare traccia al momento dell'arresto. Il Kriminalkommissar che si é interessato al caso, Finn Heinrich, non ha ancora rilasciato alcuna dichiarazione su quanto accaduto.»

Uno sbuffo di noia mi esce dalle labbra, assieme al fumo, intanto mi appresto a scendere dal tram, ormai vicino alla stazione di polizia che si trova nei pressi dell'università, in silenzio. Ripiego il giornale mentre penso: "La stampa si é decisamente affrettata a sputare ogni singola informazione nota." Detto ciò, entro repentinamente nella stazione di polizia. Mi guardo attorno, é un posto piccolo, dalle pareti bianche e spoglie se non per qualche lavagna qua e là, pieno di scrivanie e computer di nuova generazione, o almeno così mi é stato detto, ammetto di non essere un grande fan della tecnologia, per cui mi limito ad accettare passivamente la loro presenza anche se eviterei felicemente di usarli, e nel frattempo che spengo il sigaro in un posacenere messo sulla scrivania del segretario all'ingresso, gli faccio un cenno di saluto rapido e mi dirigo verso la mia scrivania. Poco dopo essermi seduto, vedo uno dei miei sottoposti arrivare vicino, istintivamente alzo un sopracciglio, saltando i convenevoli.
-Ci sono novità?-
-Si signore, abbiamo perquisito l'appartamento del signor Müller e abbiamo trovato qualcosa di utile quanto inusuale.-
A queste parole, la mia fronte si corruccia in un'espressione interrogativa, così annuisco, come una richiesta per andare avanti.
-Bhe, abbiamo trovato un diario scritto in poesia.-
-Un... diario?-
-Si signore, stiamo cercando di decifrarlo, sembra contenere le vicende avvenute negli scorsi mesi per quanto riguarda il suo rapporto con la vittima.-
Io annuisco e gli intimo di andare via con un movimento della mano nel momento in cui abbasso lo sguardo, pensieroso e intrigato da questa nuova situazione, tanto che un leggero mormorio lascia le mie labbra senza che quasi io me ne accorga.
-Un diario...-

An Alternative PoetDove le storie prendono vita. Scoprilo ora