𝒞apitolo 7. 𝒰omo 𝓃ell'ℴmbra

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Mi piacciono le cose semplici. 

Se mi chiami per sedermi sul marciapiede e parlare con te, io arrivo. 

Madison Bianchi

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«BAMBINA MIA, SEI QUI.» Grido correndo verso l'uscita del condominio. 

Sono riuscita a ripescare la mia macchina.

La osservo dalla finestra. Lucida, pulita, motore che istiga potenza e ruote gonfie. Perfetta. 

Ho passato queste giornate a conoscermi con Stella e abbiamo fatto lunghissime passeggiate per la città. La serata si concludeva con film, gelato ed entrambe a dormire con la bava alla bocca. 

Mi sono già affezionata a lei perché è gentile, in gamba e ambiziosa. Ho scoperto alcune sue passioni: trucchi, borse ma anche lo scii e i film anni Novanta. Ridiamo a crepapelle e anche i suoi amici 'giganti' sono simpatici. Ci uniamo a loro per delle merende al bar oppure ci fanno visita a casa. Noto che citano spesso questo amico di cui non ricordo mai il nome, dicono che dovrebbe aiutarmi a orientarmi al college e seguire le lezioni con me. Inizia con la J o qualcosa del genere. 

La prima sera che mi hanno incontrata avevano promesso di invitarmi a mangiare fuori in un posto a sorpresa; infatti, domani mi porteranno al ristorante.

Ho contattato un'agenzia per modelle con cui dovrò fare un colloquio e il tirocinio inizierà tra un paio di mesi. 

Sono felice e ne sono consapevole. A dire la verità, però, c'è qualche dettaglio sospetto che ha catturato la mia attenzione: Stella non vuole farmi sentire delle sue telefonate. Un giorno la chiamò un contatto straniero e scappò nell'altra stanza. Notai che fece di tutto pur di non farmi orecchiare la conversazione. 

In giro parla con degli uomini robusti, alti e in divisa nera mentre sono distratta. Anzi, sono quasi sicura che questi tizi ci seguano. Mi sembra di vederli quando passeggiamo per la città. Non ho ancora chiesto a Stella spiegazioni, magari mi sto sbagliando ad essere sospettosa. Ma mi sento spesso osservata. Saranno paranoie. Stella è così gentile, magari sono suoi amici. 

Un po' strani. 

«Stella, vieni a vedere la mia macchina.» Le urlo mentre esco di casa.  

«Oddio, oddio. Dove? Dove sei?»

Usciamo in fretta e furia dall'ascensore e sbuchiamo fuori dal palazzo ed eccola. La mia bellissima — e molto sudata — macchina dei sogni con cui Stella avrà l'onore di viaggiare. Anche se dagli abiti che indossa, il telefono e la struttura generale della casa, è evidente la sua prospera situazione economica. Eppure, mi torna in mente il fatto che non ha chiesto molti soldi per l'affitto della casa, quindi, sarà stato un semplice gesto di gentilezza da parte sua. 

Credo. 

«MADI, ma è...» Hanno tutti questa espressione quando la vedono. 

«È bellissima ed elegante. Vero?» Saltello e batto le mani. 

«Sono stupita. Ottimi gusti, cara.» Mi dà una spintarella e la osserva da più vicino. «Chissà che faccia faranno quegli stronzi quando la vedranno.»

«Oh, sì, non vedo l'ora. Saranno con le bocche spalancate come stoccafissi e noi sfrecceremo via.»

Ride. «Non che loro abbiano brutte macchine, però non ho mai visto una ragazza guidarne una così figa.»

«Tu non hai la macchina?» chiedo. 

Lei ridacchia «No, Madi. Ho l'autista personale. Non ho mai preso una macchina in realtà. O meglio, mai usato le mie.»

Sidereus 1Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora