29.Parlami ancora, parlami sopra

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Marco POV

Non avevo chiuso occhio tutta notte, mi sentivo uno stupido forse perché per la prima volta dopo giorni passati a proteggermi, stavo finalmente per lasciarmi andare. E proprio quando mi sentivo pronto per lasciarmi andare, Alessandro si chiuse nel suo tipico mutismo selettivo, scappando a dormire subito dopo cena, senza dire una parola.

Non so cosa gli avessi fatto, se forse le mie parole gli avessero fatto capire quanto in verità non volesse me nella sua vita. Forse avrei dovuto solo mettermi nella testa che un lieto finale per noi non esisteva e non sarebbe mai esistito.

Guardai l'orario, erano le 6:30 del mattino e dal momento che non riuscivo a dormire decisi di andare a farmi un caffè e mettermi sul terrazzo con la coperta ad aspettare che il sole sorgesse. Dopotutto la bellezza di quel momento, non poteva che farmi bene all'anima. Quando uscii sul terrazzo però notai subito l'ombra di Alessandro, che molto probabilmente aveva avuto la stessa idea. Aveva le cuffie alle orecchie, sospirai e gli lascia il caffè sul tavolo davanti a lui, prima di rientrare in casa per farne un altro.

"Marco?"

Mi sentii chiamare, ma non risposi. Preparai il caffè e poi presi una sedia per mettermi fuori, abbastanza a distanza da lui. Non volevo rinunciare ai miei piani, ma non volevo neanche doverci parlare per forza.

"Puoi venire qui con me, non ti mangio."

Decisi di ignorarlo, non avevo alcuna voglia di esprimere i miei pensieri torvi. Mi stiracchiai seduto sulla mia sedia, con i piedi appoggiati al muretto e il caffè bollente nelle mani. Chiusi gli occhi, mi rilassai sentendo attorno a me il rumore della natura, il profumo della mattina che stava arrivando e il gusto della bevanda nella bocca.

Improvvisamente un rumore mi fece aprire gli occhi, Alessandro si stava muovendo verso di me, spostando il divanetto per raggiungermi.

"Ti farai male, Alessandro."

"Mi spieghi che cos'hai?"

Sbuffai, era davvero faticoso avere a che fare con lui, avrei voluto prenderlo per le spalle, scuoterlo e chiedergli perché fosse sempre così "sconnesso".

"Ale, ma sei serio? Mi stai chiedendo... boh io..." Borbottai, mentre con lo sguardo lo avrei potuto uccidere.

"Si ok, ho sbagliato domanda." Osservo il suo viso, ha un'espressione così stanca, con l'indice lo vedo giocare con la manica della sua maglia e mi guardò di sfuggita. "Mi dispiace Marco."

"Per cosa ti dispiace precisamente? Perché io faccio fatica a capirti."

"Per tutto. Per il passato e per il presente."

Non riusciva neanche a guardarmi, voleva dire tante cose ma non riusciva a farlo, ma questa volta non lo avrei aiutato, questa volta non avrei fatto nulla.

Silenzio. Così tagliente, così pieno di parole. Forse non era davvero più tempo per noi, forse non eravamo più sulla stessa lunghezza d'onda. O forse eravamo solo entrambi troppi stanchi per lottare ancora.

Alzai lo sguardo sul cielo, la luce dei prima raggi del sole, iniziarono a illuminare tutto attorno a noi. Il sorgere del nuovo giorno, mi riportò indietro nel tempo, quando nello stesso posto, io e la persona che ora facevo fatica a riconoscere, passavamo del tempo abbracciati nella stessa coperta, attendendo che il rosa dell'alba ci garantisse la giusta luce per abbracciarci ancora più forte, per amarci ancora più in là.

Facevo fatica a stare così, fermo immobile e in silenzio, stretto in quella coperta di pile ed abbracciare quella e non il ragazzo che mi sedeva vicino, senza proferire parola.

Marco Mengoni & Mahmood - Shades of the MoonDove le storie prendono vita. Scoprilo ora