15. Due destini

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Bruciava più del solito.
Sentiva il fuoco inondargli le vene e mandarlo in confusione.

Aveva paura che sarebbe esploso, come accadeva ogni volta che la sua rabbia cresceva.
Quella cosa dentro di lui era incontrollabile, ci avevano provato in tutti i modi ma l'unica soluzione era restare calmo.
E per uno con il suo carattere era un qualcosa di praticamente impossibile.

Però ci provava, ogni giorno combatteva contro se stesso per evitare di "eruttare" e rischiare di fare danni irreparabili.
Ma una volta che il fuoco si accendeva non poteva spegnerlo, lo sapeva e non lo avrebbe dimenticato mai...quello che il fuoco gli faceva, quello che faceva agli altri...

Ma adesso...

Sentiva la vista offuscarglisi e diventare uno scanner pronto a colpire con tutta la violenza il suo obiettivo, sentiva che ormai aveva perso il controllo...finché non vide quei due occhi...così familiari e allo stesso tempo così sconosciuti.
Come il ricordo di un sogno.

E se quello era un sogno allora...lei era veramente lì.
Davanti a lui.
Poteva toccarla di nuovo, abbracciarla, dirle quanto le mancava anche se non era reale.
Ma quando fece un passo verso di lei, quei due occhi marroni come il legno antico si immobilizzarono nei suoi e arretrò...

Non poteva essere, lei non lo avrebbe mai allontanato, non poteva avere paura di lui.

Inorridito dal mostro che vide riflesso in quelle due iridi, piano piano la vista iniziò a tornare limpida e il corpo lentamente a gelarsi.
Non ci pensò troppo.
Ma cominciò a correre via.

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ARIA

Dopo che Prom mi aveva lasciata da sola nel permeante silenzio della stanza del loto blu, una ragazza con un vestito viola aveva fatto il suo ingresso offrendomi di accompagnarmi alla mia camera.

All'inizio ero stata combattuta ma era sera tardi, dove altro sarei potuta andare?

La ragazza il cui nome scoprii essere Antara mi riaccompagnò a ritroso verso quel labirinto di corridoi di cui provai a memorizzare la struttura.
Dopo la porta del loto blu bisognava girare a destra arrivare fino alla fine del corridoio e all'angolo con la porta della rosa girare a sinistra e in fondo c'era la mia stanza con la margherita.
Questa cosa dei fiori iniziava a piacermi, dopotutto rendeva molto più facile orientarsi.
Dopo avermi dato la buonanotte, Antara chiuse la porta dietro di se lasciandomi da sola in mezzo a quella gigantesca e silenziosa camera.

Mi recai in bagno per sciacquarmi il volto con l'acqua fredda che fuoriusciva dal rubinetto dorato del lavandino avorio e riprendermi dalla confusione.

Dopo essermi data una ripulita come meglio potevo con le poche forze che mi erano rimaste, mi diressi verso l'enorme e confortante letto rosso su cui notai era appoggiato un pigiama di seta anch'essa rossa.
Lo indossai felice e sollevata di levarmi finalmente quei vestiti sporchi di dosso e mi infilai nelle coperte che con mia sorpresa erano calde...

Non appena mi sdraiai il lampadario a fiori di cristallo al centro della stanza si spense e si accese la piccola abat-jour sul comodino, puntando la sua luce sul libro che vi era appoggiato.
Doveva appartenere a chiunque fosse stato o stata in quel letto prima di me, magari la aveva accompagnata nel sonno durante varie notti senza riuscire mai a terminarlo.

Sopra  vi era un sottile strato di polvere a ricoprire la copertina che una volta doveva essere stata bianca e ormai era ingiallita.
Chissà da quanto tempo era lì.
Lo presi in mano e soffiai via la polvere.
Quando lo aprii notai che c'erano una serie di segni all'interno, delle scritte qui e lì e degli angoli piegati e un segnalibro di pelle bordeaux a pagina 111.

GLI ASSENTI  (Soulless chronicles)Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora