Era la prima volta che la sentivo ridere così di gusto. Mi piaceva, la sua risata. Mi mise addosso un brivido di gioia, ma subito dopo dovetti combattere contro un capogiro: quei momenti in cui lei era felice e spontanea, mi mettevano in crisi.
Nate la chiamava scricciolo. Da quando l'avevo vista gironzolare nel negozio di abiti, non avevo mai trovato l'immagine nella mia testa. Qualcosa di piccolo, dolce, rotondo e dal canto piacevole, ma quella visione di lei che volava, mi fece storcere il naso. Perché quell'uccellino, lo sentivo, se ne sarebbe andato via con il mio cuore, se mai avesse scoperto ciò che mi disturbava e che le stavo nascondendo.
Scagliai lontano da me quel pensiero. Io avevo già la mia vita prima di lei e niente sarebbe cambiato se lei fosse 'volata' via.
«Mi chiedo se il soprannome resisterà fino a sera, Nate.» L'osservazione fu cinica, anche se Nathan non aveva mai sbagliato una volta, nel capire le persone.
«Fratello, andiamo a fare la spesa, ho intenzione di preparare qualcosa per tua madre.» ignorò completamente la mia considerazione.
«Sto già andando verso casa.» Schiacciai l'acceleratore.
«Inutile che acceleri, porta la marmitta di questa macchina al supermercato. Forza.» Il suo braccio apparve pericolosamente accanto al cambio automatico.
Sospirai. «Okay, okay. Non importa se il frigo è pieno, vero? Non c'è quello che vuoi cucinare tu.»
Da dietro, lei rise ancora.
Nel passare tra le corsie, muoveva velocemente le mani, afferrando sapientemente ciò di cui aveva bisogno. «Pomodori, avocado, cipolle, lime, insalata fresca, tagli di vitello.»
Si fermò davanti a fangirl, che era impalata davanti allo scaffale dei confezionati per la prima colazione. La squadrò, si soffermò sul secondo ripiano e agguantò un barattolo di burro di arachidi.
Soffocai un grido. «Nate!»
Lui fece spallucce alzando lo sguardo. «Tranquillo Mick, sei protetto dalla plastica del contenitore e del sigillo! Gh!» rise.
«Ma...» feci per protestare.
Si voltò verso Juno. «A te piace, vero?» glielo allungò.
Lei esitò, guardando lui poi me, e di nuovo il barattolo, storcendo il naso. Era diverse settimane che non mangiava burro di arachidi.
«Coraggio piccola.» Nate fece un cenno con la testa verso di me. «Non muore mica.»
«Beh, parliamone.» brontolai, tenendo le giuste distanze.
Io non ne avevo mai parlato con lui, né Juno l'aveva chiesto, forse si era girata solo un attimo a guardare lo scaffale, e il barattolo andò a finire comunque nel carrello.
Facemmo in tempo ad arrivare a casa prima di mia madre e di Sharon.
Nate si muoveva nella cucina, lo sportello in basso a destra per i vini, quello in alto per le spezie. Sapeva che le pentole erano in un cassetto enorme sotto il gas. Si infilò uno dei guanti e tirò fuori l'arrosto per controllare la cottura. Intorno c'era un profumo da far venire l'acquolina in bocca.
Fangirl era seduta sul tavolo e lo osservava, più costernata che incuriosita.
La porta di entrata del garage scattò, pochi secondi dopo mia madre si affacciò alla cucina sorridente. «Mmm... Che buon profumino.» Si tolse la borsa a tracolla, si avvicinò e si mise in punta di piedi di fianco a lui per dargli un bacio sulla guancia. «Nate! Che bello averti qui!» lui si dovette abbassare, ma non mollò la padella.
Juno non gli staccava gli occhi di dosso, mentre spadellava e canticchiava una delle sue canzoni.
Mia madre rise. «Mi sembrava di aver visto il tuo rottame, lungo la strada.»
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Pink Sapphire
Ficção Geral«Anche i tuoi regali devono avere dei nomi complicati. Lo zaffiro però è blu. L'ho visto nei libri». «È uno zaffiro speciale. Si trova solo in India. Invece di essere blu, è rosa. Ma è comunque uno zaffiro». I Simmons nascondono un segreto, e Juno s...