Capitolo 5

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Avevo mille cose per la testa e i pensieri si intrecciavano, apparivano nella mia testa con violenza, venivano sostituiti da altri e si mischiavano provocandomi un gran mal di testa. L'ultimo periodo era stato costellato di scelte e una di quelle era stato il fatto che fossi tornata in servizio, ma solo dopo aver messo nei guai chi stava appestando e macchiando il nome della polizia.

«Non pensi sarebbe meglio restare a casa?» chiese David, mettendo in moto la sua auto per poi girarsi verso di me che lottavo con il mio vestito nero con coscia divisa: stavo già iniziando a pentirmi di quella scelta.

«Vuoi davvero farla restare a casa con quel vestito? È sexy e anche elegante. E guarda che fisico.» commentò Jeanne, prendendo palesemente in giro David. Era consapevole del fatto che lui provasse qualcosa per me, ma non avevo ancora capito se stesse cercando di farci tornare insieme o meno.

«Pensi che non mi sia accorto del fatto che è... bellissima con quel vestito?» parlò David, guardandomi senza alcuna vergogna.

«Solo con quel vestito? Non è bellissima anche quando è un completo disastro?» chiese Jeanne, facendomi scappare una risata.

«C... Cosa? Ma certo che... intendevo che... ah dannazione.» imprecò sospirando per poi girarsi e partire.

«Sono serio, Anne. Stai davvero bene.» disse infine senza staccare gli occhi dalla strada. A Jeanne piaceva prenderlo in giro, ancora di più quando c'ero io.

«Grazie.» dissi sorridendo e, proprio in quel momento, notai che mi stesse osservando dallo specchietto retrovisore.

«E comunque mi preoccupo per la sua sicurezza, Jeanne. Il locale è affollato, chiunque potrebbe avvicinarsi a lei e... fare qualsiasi cosa. Lei è conosciuta, tutti sanno che non ci pensa due volte a fare il suo lavoro.» continuò, genuinamente preoccupato. Apprezzavo il fatto che fosse protettivo nei miei confronti e, ancor di più, mi confortava sapere che avesse compreso i suoi sbagli e che stesse cercando di rimediare.

«Mi stai dando della scansafatiche?» chiese Jeanne facendo nuovamente imprecare David.

«Lei è maggiormente coinvolta in queste cose, tu invece lavori principalmente in ufficio e io sono stato assegnato a casi diversi. Chi pensi sia maggiormente in pericolo tra noi?» chiese leggermente agitato.

«Se dovessi agire in base al livello di pericolo, a quest'ora starei poltrendo da qualche parte. Questa città merita un po' di pace e le mie indagini stanno davvero portando ad una svolta. E non venite a dirmi che l'erba cattiva non muore mai e che nulla cambierà perché vi avviso, preferisco morire provandoci piuttosto che restare a guardare.» dissi leggermente agitata.
Per un po' il silenzio regnò sovrano e ne fui grata, anche perché non mi andava di discutere. Comprendevo David e la sua preoccupazione aveva delle fondamenta ben salde, ma non potevo lasciare che la paura avesse la meglio su di me.
Poggiai la testa contro il finestrino ed osservai le persone vivere le loro vite, ignare del pericolo o forse abituate ad ignorarlo nel vano tentativo di sfuggirgli. In molti non credevano nella polizia, troppe volte erano stati delusi, troppe volte non era stata fatta giustizia e l'astio era crescito a dismisura, fino a spingerli ad odiarci. Spesso chi doveva attuare la legge aveva preferito il denaro, oppure aveva ceduto alla paura o era stato fin troppo chiuso di vedute per comprendere la gravità del crimine e io beh, volevo fare ammenda. Non ero stata io a sbagliare nei confronti di quelle persone eppure mi sentivo in dovere di rischiare per loro, tutto per spingere sempre meno persone a vivere vite colme di dolore, rabbia, perdita, sete di vendetta dovuta a una giustizia mancata.

«Cosa pensi di trovare in quel locale?» chiese David subito dopo aver parcheggiato.

«Informazioni.» gli risposi, osservando l'entrata del locale. C'era già un gran numero di gente ubriaca che minacciava altri parlando di ripercussioni, ma quelle liti venivano sedate velocemente, con un paio di parole, da chi si occupava della sicurezza.
Bastava osservare i modi di fare, le parole pronunciate, il modo in cui la gente esitava per capire chi fosse gente comune e chi, invece, ricopriva un ruolo decisamente più importante.
Non avevo detto ai miei colleghi che ero lì per incontrare un informatore senza volto che, negli ultimi tempi, era stato di grande aiuto per le mie indagini.

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