––VERNON––
All'inizio, ignorai tutti i rumori che provenivano dal piano di sotto, troppo concentrato a prendere sonno. I miei occhi erano socchiusi e faticavo a tenerli aperti del tutto.
Poi i suoni diventarono più insistenti, ma non proprio chiari. Potevo sentire leggeri tonfi sul pavimento del piano di sotto. Decisi ingenuamente di ignorarli un'altra volta. Però, anche se il sonno cominciava ad annebbiarmi la vista, era difficile concentrarsi. La casa sembrava infestata dai fantasmi, si sentivano passi dappertutto.
Mi rintanai sotto le coperte come un bambino piccolo, sentendomi vuoto di ossa e di vene. La verità era che avevo ancora una paura dei rumori sconosciuti. Ero completamente immobile, solo il mio petto si alzava e abbassava impercettibilmente sotto le lenzuola pesanti. Vernon, calma. Mantieni la calma e andrà tutto bene, mi avvertii mentalmente, ma non funzionò molto.
Ero raggelato.
Quando i rumori, fortunatamente per me e la mia paura, cessarono, la mia posizione divenne meno rigida e allentai la presa sulle lenzuola.
Il tempo passò silenziosamente, e fui sul punto di addormentarmi.
Improvvisamente, un altro rumore, più forte.
Si era spaccato un vaso.
––JISELLE––
Con una gomitata precisa, feci finire un vaso appoggiato su una mensola per terra. Aspettai qualche reazione da parte degli alloggiati di quella villa, ovvero: Seventeen. Avevamo scassinato la loro porta d'ingresso – grazie a me, aggiungerei – e ora io ero dentro.
Il piano era quello di fare rumore per svegliare i ragazzi, farmi portare nella stessa stanza di Hongjoong e liberarlo dalle sue catene di conseguenza.
Mi appiattii contro un muro, respiravo velocemente e il mio cuore batteva più forte che mai. L'ansia mi stava divorando, e riassaporai la stessa sensazione di terrore che mi faceva irrigidire e congelare ogni volta che la provavo. I miei arti in quel momento divennero di pietra ed ebbi un gran da fare per non paralizzarmi lì come un'idiota.
Dei passi si stavano avvicinando.
Era buio, non vedevo chi c'era.
I passi si fermarono, la sagoma di un ragazzo torreggiava su di me. Senza una parola, mi afferrò il polso e mi trascinò con lui giù per una rampa di scale più che antiquate. Io seguii senza opposizioni. Per Hongjoong. E per Seonghwa... aggiunsi nella mia mente.
Perché sapevo che i due ragazzi, più tutti gli altri sei, sarebbero stati fieri di me. Me compresa, ovviamente.
"Abbiamo una ragazza qui, eh?" disse la voce. "Cosa sei venuta a fare, qui?"
Sgranai gli occhi. Avevo riconosciuto perfettamente quella voce, una voce che non avrei mai e poi mai voluto sentire in una situazione del genere. Quel ragazzo, che mi aveva praticamente cresciuta in mezzo alle montagne più selvagge, che mi aveva assicurato che sarebbe stato con me tutto il tempo. Che non mi avrebbe abbandonata. Ecco dov'era finito tutto questo tempo.
"Che... Perché sei qui, Han?"
––HAN––
Dopo aver sentito il mio nome uscire dalla bocca di quella ragazza, mi pietrificai. La sua voce mi era orribilmente familiare. L'avevo sentita così tante volte che non avrei potuto dimenticarmela. Quando mi aveva detto che mi amava, o che non mi avrebbe mai lasciato solo nei momenti peggiori.
Mi voltai lentamente. "Jiselle?"
Non sapevo cosa fare in quel momento, se portarla nella stanza in cui gli altri – Seventeen – mi avevano detto di portare le persone rapite o lasciarla libera.
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JEALOUS BOYS
Fanfiction____________________________________ La sorella perduta di Lee Know, che faceva parte di una ricca famiglia sud coreana, viene rapita dagli otto ragazzi più temuti delle Strickland: gli Ateez. Si scoprono essere possessivi, gelosi e attaccati ai sol...