Aspettavamo fuori dalla villa da quasi un'ora. Alcuni ragazzi erano sommersi nell'ansia più totale, e non potevo negare che il mio cuore stava battendo troppo forte per i miei gusti. Potevo sentirlo nelle mie orecchie.
La mano di Jongho, stretta contro la pistola, tremava.
Mentre Yeosang gliela stava tenendo.
Non sentii alcun rumore provenire dall'interno della villa, e cominciai a preoccuparmi che tutto il nostro piano fosse andato all'aria per chissà quali imprevisti. "Quando avrò finito, cercherò di fare rumore," aveva promesso Jiselle quando avevamo definitivamente finito la programmazione del tutto. Ma adesso, che non c'era niente?
Aspettammo.
Quasi perdemmo la speranza.
Finché Mingi, attaccato alle mie spalle, ebbe un sussulto che mi risvegliò dalla mia mezza trance. Un rumore acuto.
Un vaso per terra.
Per la seconda volta.
Quello significava che avremmo dovuto entrare, e in fretta.
Yunho si staccò dal corpo di Seonghwa, che aveva usato come protezione per tutto il tempo, e letteralmente corse verso l'ingresso della villa di Seventeen. Leggermente sorpreso, lo seguii con lo stesso passo affrettato.
Wooyoung fu il terzo a raggiungere la porta, nella sua mano splendeva una cosa argentea. Una chiave. La infilò nella serratura. Poi fece alcuni passi indietro, e prima che potessimo reagire sferrò un calcio alla chiave, che entrò quasi completamente dentro la serratura.
Intanto lo guardavo ammirato, ma anche stupito dal modo in cui tentava di sbrigarsi. Alla luce della luna sembrava etereo. Scossi la testa per scacciare l'immagine.
La sua ansia era chiaramente leggibile nei suoi occhi mentre maneggiava con la chiave ad urto. Per favore, Wooyoung, sbrigati, lo pregavo nella mia testa.
Uno scatto, e la porta principale della villa era aperta.
Wooyoung, senza esitazione, si infilò nello spazio tra la porta e lo stipite, finalmente dentro quella dannata, enorme casa. Lo seguimmo uno alla volta, attenti a fare il minimo rumore al nostro passaggio. La porta produsse qualche sinistro scricchiolio quando Jongho attraversò lo spazio, cosa che lo fece raggelare. Fu questione di pochi attimi che ritornò a passare e chiuse la porta dietro di lui con estrema cautela.
Tirai un breve sospiro di sollievo, e mi misi accanto a Wooyoung per camminare.
"Ragazzi, guardate, una porta," disse Seonghwa ad un certo punto, indicando una porta decisamente più piccola rispetto a tutte le altre nella casa. Senza esitazioni, scivolò dentro il corridoio e fece cenno di seguirlo.
Ci addentrammo in quel "passaggio segreto" – di quelli che piacevano tanto a Mingi – e seguimmo Seonghwa fino alla fine.
Yeosang, dietro di me, ad un certo punto mi afferrò per il retro della canottiera, chiaramente spaventato. Aveva paura del buio, e certo non gli sarebbe passata al solo pensiero di Hongjoong. Gli tenni il polso per tutto il resto del tragitto, e quando uscimmo da un'altra porta delle stesse dimensioni di Yunho – molto accessibile per Wooyoung – lui mi lasciò andare.
"Ragazzi, adesso è meglio se ci dividiamo," ordinò Seonghwa. "Tre di noi andranno verso Jiselle e Hongjoong, mentre gli altri rimangono nel salotto. Gli tenderemo una trappola," affermò poi, convinto come non mai. Uno alla volta, annuimmo. Io fui uno dei primi. Intende fare una trappola a Seventeen? Ma è impazzito?
Mentre pensavo, Seonghwa mi prese per il braccio, dirigendosi verso un corridoio buio. Anche Yeosang ci stava seguendo. Capii che stavamo andando incontro ad Hongjoong e Jiselle, quindi quasi sospirai di sollievo. Gli altri ragazzi avevano la parte più difficile, e mi ritrovai a pregare silenziosamente che tutto sarebbe andato bene. Non avevo molta voglia di raccogliere cadaveri.
Io, Seonghwa e Yeosang ci dirigemmo verso l'interno della villa, cercando un vaso rotto. Tentavo di ignorare il mio battito cardiaco impazzito, ma mi risultò difficile proprio per la sua velocità. Intanto Seonghwa continuava a tirarmi per il braccio, cosa che non mi fece molto piacere per il dolore.
Finalmente, dopo molte ricerche, ci imbattemmo in dei cocci di vaso, di cui si conservava ancora il dipinto di fiori. Due persone ci guardavano, e capimmo dalla loro statura chi erano – sapevamo infatti che i membri di Seventeen erano o molto alti o molto bassi.
Seonghwa mi lasciò andare e si gettò su Hongjoong, suo fidato migliore amico. Si abbracciarono per molto tempo, incuranti di tutto il mondo attorno a loro.
Mi scambiai un'occhiata con Yeosang, che ammirava la scena con un ghigno divertito.
Feci qualche passo verso Jiselle, e la abbracciai a mia volta. "Come stai? Tutto bene?" le chiesi, premuroso come non mai. Lei, semplicemente, annuì. Mi lasciai scappare un sospiro di sollievo, ero contento che non le avessero fatto niente.
Poi fu il turno di Yeosang e Seonghwa ad abbracciarla, mentre io misi le braccia al collo di Hongjoong. "Mi sei mancato, lo sai, capitano? Sei mancato a tutti noi," gli sussurrai per non farmi sentire dagli altri. Il mio tono era quasi dolce, cosa che fece scorrere un'altra lacrima di gioia sulla guancia di Joong.
Rimanemmo abbracciati per molto tempo, esattamente come aveva fatto con Seonghwa, contenti di poterci rivedere dopo queste settimane di sofferenza. Notai che tutto il suo corpo era pieno di lividi, e la mia espressione si raffreddò in rabbia. Chiunque l'abbia fatto, la pagherà cara, mi promisi nella mente. Allentai la mia presa su di lui per non provocargli dolore, e sussurrai un'altra volta. "Chi è stato?" La mia voce era esigente.
Lui capì. "Jeonghan, Mingyu e Joshua."
I miei occhi erano infiammati di rabbia, mentre camminavamo verso il salotto dei membri di Seventeen. Gli avrei fatti pentire del giorno in cui erano nati, non mi interessava se mi avessero fatto del male a loro volta.
Chi toccava Hongjoong era automaticamente spacciato.
Mentre formulavo pensieri a dir poco violenti, non mi degnai nemmeno di dubitare che i ragazzi di Seventeen fossero a letto. Sapevo che Jiselle aveva provocato molto rumore con la rottura dei vasi, ma se avremmo mantenuto il silenzio, quelli altri sarebbero rimasti a dormire.
Eravamo totalmente sicuri di questa teoria che non ci preoccupammo di scambiarci la minima occhiata. Eravamo tranquilli, contrariamente al battito del mio cuore che aveva riacquistato velocità.
Hongjoong era davanti a tutti, camminava con passo deciso e leggermente zoppicante allo stesso tempo. Seonghwa gli teneva una mano sulla spalla come per aiutarlo a non perdere l'equilibro. Io, Yeosang e Jiselle eravamo dietro che procedevamo in silenzio.
Certo che questa villa è davvero gigante, mi dissi. Da fuori sembrava più piccola, di sicuro.
Finalmente, ritrovammo la porta di quel piccolo "passaggio segreto" che avevamo attraversato poco tempo prima. Ci infilammo, noi cinque, nel corridoio stretto e basso uno dietro l'altro. Ci uscimmo, e trovammo la via per il salotto.
Prima a destra, poi a sinistra, e dritti.
Aprimmo la porta, i cui cardini produssero un fastidioso scricchiolio. Pregai che tutti i membri di Seventeen non fossero svegli.
Quando i nostri passi silenziosi si fermarono nel salotto, trovammo gli altri membri. Più una sorpresa.
Esattamente.
Seventeen.
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JEALOUS BOYS
Fanfiction____________________________________ La sorella perduta di Lee Know, che faceva parte di una ricca famiglia sud coreana, viene rapita dagli otto ragazzi più temuti delle Strickland: gli Ateez. Si scoprono essere possessivi, gelosi e attaccati ai sol...