"Questa é la parte in cui ti curo le ferite e poi tu mi baci?" Mi chiese sorridendo.
"Justin, non siamo in un film." Risposi cercando di trattenere un sorriso compiaciuto.
"Non mi arrenderò così in fretta." Mi fece l'occhiolino.
Dopodiché, continuò a disinfettare i tagli che avevo sul viso.
"Finito." Disse buttando gli ultimi pezzi di garza, ancora un po' sporchi del mio sangue.
"Grazie." Sorrisi alzandomi in piedi.
"Torniamo giù, potrebbero pensare male." Sorrise maliziosamente.
"Sarebbe solo colpa tua se pensassero male." Gli dissi scendendo le scale.
"Si." Si vantò seguendomi.*due ore dopo*
Avevamo fatto due ore di allenamento e ora Justin mi stava portando a casa mia.
"Mamma! Sono tornata!" Gridai entrando in casa con Justin.
"Amore, sono in cucina!" Rispose.
Presi la mano di Justin e lo trascinai in cucina da mia madre.
"Che fai? Tenti di dar fuoco alla cucina?" Ironizzai guardandola indaffarata mentre metteva qualcosa nel forno.
"Ah! Ah! In realtà sto facendo la tua torta pref-" Si interruppe guardandomi male, per poi passare a Justin e sorridergli. "Ciao Justin."
"Buongiorno signora Hamilton." Ricambiò cortesemente.
"Voi due st-" La interruppi capendo dal suo sguardo quello che intendeva dire.
"No." Mi affrettai a dire, lasciando la mano di Justin.
"Ah... peccato." Alzò le spalle dispiaciuta. "Che hai fatto al viso?" Chiese continuando a cucinare.
"Nulla." Risposi tranquillamente.
"Okay. Comunque ti sto preparando la tua torta preferita." Sorrise fiera con i suoi guanti da forno in mano.
"Rainbow Cake!" Esclamai avvicinandomi a lei.
La Rainbow Cake di mia madre, l'unica cosa in grado di cucinare, e l'unica cosa che da bambina riusciva a farmi dimenticare qualunque cosa.
"Non ti azzardare a mettere il dito nella glassa, o giuro che te lo trancio." Mi minacciò prevedendo le mie azioni.
"Oh..." Mi lamentai. "Vado su un attimo, che devo prendere delle cose, e poi torno qui per la mia torta." Sorrisi e prendendo nuovamente per mano Justin, salii al piano di sopra.
Entrammo in camera e subito Justin si sdraiò sul mio letto.
"Mi piace la tua camera." Disse giocando con il mio cuscino.
"Si, é carina." Presi dei libri e li misi in uno zaino.
"Sei qui da pochissimo tempo e ti sono successe un sacco di cose." Alzò la schiena, rimanendo seduto sul mio letto.
"Se per un sacco di cose intendi il fatto che in poco tempo sono riuscita ad innamorarmi, a entrare a far parte di un'altra gang, a scoprire che il mio defunto padre in realtà é vivo, a mettermi nei casini con il preside e ad avere 22 ragazzi che vogliono uccidermi, tutto sommato, sono solo cinque cose." Alzai le spalle continuando a sistemare della roba nel borsone.
"Innamorarti?" Chiese lui, come se fosse l'unica parte del discorso ad avere sentito, alzandosi dal letto e venendo verso di me.
"Uh?" Feci finta di non aver sentito per guadagnarmi del tempo per pensare.
"Shade, é arrivato Jasper." Mi salvò mia madre entrando in camera.
"Arrivo." Sorrisi.
"Okay." Uscì dalla stanza lasciando ancora me é Justin da soli.
"Jasper? Chi é?" Mi chiese avvicinandosi ancora di più a me.
Jasper: occhi azzurri, capelli biondo platino, affascinante e simpatico, ma con un unico difetto... era un poliziotto.
Lo avevo conosciuto il giorno in cui ero arrivata nel Bronx. Era stato gentile, mi aveva aiutato con le valige e mi aveva confessato che lui sapeva.
Si, sapeva che avevo fatto parte dei Destroyers, sapeva che avevo ucciso delle persone, ma a lui non importava. Mi promise che mi avrebbe protetta e che mi avrebbe aiutata qualora ne avessi avuto bisogno.
"É un mio amico." Appoggiai i libri che avevo in mano sul tavolo. "Arrivo subito, non ci metterò molto." Uscii velocemente da camera mia e scesi al piano di sotto.
Jasper era seduto sul divano con un bicchiere d'acqua in mano.
"Hey Jas." Lo salutai.
"Shade." Mi abbracciò.
"Che ci fai qui?" Gli chiesi preoccupata.
"Ero qui per ve-"
"Jasper, ti va di rimanere per pranzo?" Lo interruppe mia madre sbucando dalla cucina.
Jasper guardò prima me e poi tornò con lo sguardo su mia madre. "Certo." Sorrise cortesemente.
Cazzo!
"Okay, allora vado su a chiederlo a Justin." Disse mia madre sparendo al piano di sopra.
"Cosa?! Bieber?!" Chiese guardamdomi scoccato.
Annuii poco convinta.
"Shade, sei nella merda. Lo sai?" Disse passandosi nervosamente una mano tra i capelli.
"Si. E non c'é bisogno che me lo ricordi." Velocemente raggiunsi mi madre in camera mia.
"Si, volentieri." Disse Justin rivolto a mia mamma.
"Okay, allora vado giù a preparare la tavola." Sorrise e uscì, tornando al piano di sotto.
"Ehm... Justin... Jasper é un poliziotto." Dissi insicura e spaventata dalla sua probabile reazione.
Si irrigidì stringendo le mani in due pugni e tendendo la mascella.
"Te le ha fornite lui quelle informazioni sui The Street, vero?" Chiese visibilmente infastidito dal fatto che io gli avevo mentito.
"Justin, lui é dalla nostra parte." Mi avvicinai a lui, ma fece un passo indietro.
"E se non fosse così? Se invece sta solo cercando di incastrarti?" Sbottò arrabbiato.
"Non lo farà! Fidati di me." Mi avvicinai a lui e gli accarezzai il viso.
"Okay." Rispose freddo guardando da un'altra parte.
Presi il suo visto tra le mani e lo costrinsi a guardarmi.
"Si, mi fido di te." Disse in modo più convincente.
"Grazie." Sorrisi dandogli un bacio sulla guancia.
"Ma sappi che non é finita qui." Disse prendendomi la mano per poi scendere al piano di sotto.
"Jasper, lui é Justin. Justin, lui é Jasper." Li presentai a vicenda.
"Si, abbiamo già avuto il piacere di conoscerci in un'altra occasione." Disse Jasper squadrando Justin, che fece un piccola risata, probabilmente ricordando ciò che era successo.
"A tavola!" Gridò mia madre dalla cucina.
Ci sedemmo a tavola e iniziammo a mangiare.
Ad un certo punto, qualcuno suonò al citofono.
"Vado io." Disse mia madre alzandosi.
Qualche secondo dopo tornò in cucina.
"Shade, é per te."
"Okay." Mi alzai e andai alla porta.
Erano due ragazzi dai volti a me familiari, ma non ricordavo dove li avevo già visti.
Ci misi qualche secondo prima di realizzare che erano due dei The Street.
"Tu devi essere Shade." Disse uno dei due, che se non mi sbaglio si chiamava Dylan.
"Che volete?" Domandai inarcando un sopracciglio.
"Questo é per te, te lo manda Nathaniel." Sorrise l'altro porgendomi una scatola non tanto grande.
Schifata la afferrai. "Finito?" Gli chiesi impaziente.
"Per ora si." Rispose Dylan, prima di andarsene seguito dal suo compagno.
Chiusi la porta e tornai in cucina.
"Amore, sto uscendo, devo andare a lavoro." Disse mentre si infilava la giacca. "Sistema la cucina e se esci, chiudi bene la porta. Mi raccomando fai la brava." Sorrise e dopo un bacio sulla guancia uscì.
"Chi era alla porta?" Mi chiese Justin.
"Erano due dei The Street." Risposi fredda. "Mi hanno dato questa dicendomi che la manda Nathaniel." Gli mostrai la scatola.
"Che cos'è?" Chiese Jasper.
"Non lo so ancora... ma sono sicura che non é una bomba." Mi sedetti e mi rigirai la scatola tra le mani.
"Come fai ad esserne così sicura?" Chiese ancora Jasper.
"É più bello uccidere con le tue mani la vittima... ed usare una semplice bomba non é la stessa cosa." Disse Justin.
"Beh... per voi é diventato addirittura bello uccidere delle persone innocenti." Commentò infastidito Jasper.
"Se le uccidiamo non sono innocenti." Puntualizzò Justin fulminando con lo sguardo Jasper.
"Si, si. Come vuoi." Disse Jas tanto per far star zitto Justin, che aprì la bocca per dire qualcosa, ma venne interrotto da me.
"Chiudete quelle cazzo di bocche!" Sbottai battendo un pugno sul tavolo.
Chiusi gli occhi e feci qualche respiro profondo prima di riaprirli e prendere nuovamente in mano la scatola. Sollevai il coperchio e lo appoggiai sul tavolo, poi presi un foglio piegato che c'era dentro e lo aprii, iniziando a leggerlo.~Ciao bambolina, come stai? Ti inviterei io al ballo, ma credo che tu preferisca andarci con Bieber. Comunque ho pensato che quella maschera sarebbe perfetta per incorniciare i tuoi splendidi occhietti dolci. Sarà bello vederli chiudere una volta per tutte. Spero che tu mi conceda un ballo, ne sarei più che onorato. Non vedo l'ora di vederti.
Il tuo preferito
Nathaniel~Appoggiai di nuovo la lettera nella scatola, e presi in mano la maschera.
Era nera, coperta da un lieve strato di pizzo anch'esso nero, con alcune sfumature di brillantini argento ed infine a destra una piuma nera che completava il tutto.
"Cos'è?" Chiesero tutti e due.
"É una maschera... per il ballo." Dissi porgendogliela.
"E nella lettera?" Chiese Justin.
"Niente di che... ha pensato che quella maschera avrebbe incorniciato perfettamente i miei splendidi occhietti dolci e che sarà bello vederli chiudere una volta per tutte." Sorrisi.
"Che bastardo." Disse Justin a denti stretti.*il giorno dopo, a scuola*
Avevo dormito a casa mia, ed ora stavo andando a scuola.
Indossavo una salopette di Jeans, un top nero che mi lasciava la pancia scoperta, all☆star basse bianche e per finire, una giacca di pelle bianca.
Avevo i capelli sciolti che ricadevano sulle mie spalle e al collo, le mie beats nere riproducevano la dolce voce di Rita Ora in Poison.
E finalmente, arrivai davanti a scuola.
C'erano i ragazzi seduti sul muretto, come ogni mattina, che chiacchieravano.
Dalla parte opposta c'era Tris, che parlava con un'altra ragazza.
"Hey Tris." La salutai con un bacio sulla guancia.
"Shade!" Mi abbracciò forte.
Ho già detto quanto adoro questa ragazza?!
"Lei é Rebecca, una mia amica." Mi presentò la ragazza accanto a lei.
Era alta, aveva i capelli molto chiari, quasi biondi, occhi marroni e sorriso contagioso.
"Ciao." Sorrisi stringendole la mano.
"Quindi?" Chiese Tris guardandomi.
"Quindi cosa?" Domandai confusa.
"Quell'idiota di mio fratello non ti ha ancora invitata?!" Sbraitò agitando le mani.
"Invitata?" Continuai a no capire.
"Al ballo!" Esclamò facendo spaventare me e Rebecca.
Scossi la testa in segno di diniego.
"Che scempio che é quel ragazzo!" Disse battendosi una mano sulla fronte.
Io e Rebecca ci guardammo e scoppiammo a ridere.
"Forza, andiamo in classe." Dissi prendendola sotto braccio.
Lei a sua volta, prese sotto braccio Rebecca, ed entrammo a scuola.
Prima ora: Italiano
Salutai le ragazze e mi avviai verso la mia classe.
Ovviamente, come sempre, mi misi in ultimo banco.
Mentre la classe iniziava a riempirsi, un ragazzo alto, biondo e con gli occhi azzurri si sedette accanto a me.
"Shade, giusto?" Chiese il biondino.
"E tu saresti?" Domandai fredda e infastidita.
"Sempre così acida?" Disse retorico. "Sono Ryan."
Mi girai per guardarlo meglio e lui sorrise.
"Ryan." Sorrisi soddisfatta.
"In persona." Si vantò dandomi un pugno sulla spalla.
"Ragazzi!" Entrò il preside super figo, facendo tacere tutti.
"Buongiorno." Dissero i miei compagni alzandosi in piedi.
Ne io ne Ryan ci alzammo.
"Il vecchio prof di italiano se ne é andato e a sostituirlo sarà lui." Disse indicando un tizio accanto a lui.
"Giovane..." Sussurrò il mio nuovo compagno di banco.
"Cazzo!" Sussurrai a denti stretti in preda al panico.
Era Ethan Hook, uno dei The Street.
Ero senza parole.
Mi girava la testa.
Com'era possibile?
Non ci stavo più capendo niente...
"Shade." Mi scosse Ryan per farmi tornare in me.
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My Trouble // Justin Bieber
FanfictionIl Bronx è universalmente noto per essere uno dei quartieri più violenti e pericolosi, dove tutt'ora gran parte della criminalità è concentrata unicamente nell'area del South Bronx. Guarda caso, proprio dove mia madre ha trovato casa... Sono Shade...