26} Insite tristezze.

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Angoletto autrice:
Nonostante ieri ne abbia postati due di fila, oggi ho deciso di pubblicare questo capitolo di 1000 parole, non sono molte, in compenso domani ne troverete uno abbastanza lungo.
Spero vi piaccia.

:)

A domani!

——
Il crepuscolo si stendeva sul mare come un velo di seta grigia, scivolando tra le onde irrequiete che separavano le due navi. L'aria aveva il sapore del sale e della solitudine, mentre il vento, più freddo giorno dopo giorno, insinuava il suo tocco gelido fin sotto gli abiti di T/N, mordendole la pelle come il ricordo che si rifiutava di scomparire.

Eran trascorsi due mesi dall'inizio di quel viaggio, due mesi in cui il tempo sembrava essersi fermato e la routine si era fatta soffocante, alienante. Ogni mattina si svegliava con la stessa sensazione di vuoto, come se il mare, con la sua vastità, si fosse insinuato dentro di lei, riempiendo ogni angolo del suo essere con l'eco del nulla. T/N aveva abbandonato le pillole, un passo avanti che per chiunque altro sarebbe sembrato una vittoria. Ma per lei, era solo un altro piccolo atto che sembrava privo di significato, un tentativo vano di colmare un abisso troppo profondo.

Le prime settimane a bordo della Polar Tang erano state una prova di resistenza. L'equipaggio di Law, abituato a dinamiche precise e silenzi calcolati, aveva accettato la sua presenza senza troppe domande, ma c'era qualcosa di inesplicabile tra loro. Ogni occhiata gettata di sottecchi, ogni parola non detta, pesava come una lama sospesa. Nonostante il loro rispetto, l'isolamento che sentiva era palpabile, come una morsa invisibile che le serrava il cuore.

Anche Law, con il suo solito distacco glaciale, sembrava voler rispettare quel confine invisibile che T/N aveva tracciato attorno a sé. Osservava, sempre in silenzio, come se cercasse di decifrarla senza mai forzare la mano. Eppure, dietro quello sguardo tagliente come il bisturi che brandiva con disinvoltura, c'era qualcosa di più. Un'attenzione quasi scientifica nei confronti dei suoi cambiamenti: il tremito impercettibile delle sue mani, la tensione nei muscoli del collo, il modo in cui, nel cuore della notte, fissava l'orizzonte con occhi vuoti, come se cercasse una risposta che non sarebbe mai arrivata.

"Va tutto bene?" le aveva chiesto una sera, la voce bassa, mentre si trovavano sul ponte, con il mare scuro come inchiostro sotto di loro. Non era una domanda casuale, la sua era un'indagine, un tentativo di leggere oltre le parole.

T/N aveva distolto lo sguardo, stringendo le mani attorno alla balaustra fredda. "Sto cercando di abituarmi," aveva risposto, la voce più dura di quanto intendesse. La verità era che non c'era abitudine che potesse riempire il vuoto dentro di lei, e lo sapeva. Ma non voleva ammetterlo, non a lui, non a se stessa.

Law aveva inclinato la testa, gli occhi ombreggiati dal cappello che portava sempre con la stessa aria imperturbabile. Non disse altro, ma la sua presenza rimase lì, silenziosa e pesante, come una sentinella. Forse intuiva che certe battaglie dovevano essere combattute in solitudine, e quella di T/N era una guerra contro se stessa. Tuttavia, anche lui notava i piccoli segnali, i frammenti di una sofferenza che non poteva nascondere del tutto: i pugni che stringeva quando credeva che nessuno la osservasse, il modo in cui tratteneva il respiro ogni volta che il pensiero di qualcosa di doloroso – o di qualcuno – le attraversava la mente.

Zoro. Anche se il suo nome non veniva mai pronunciato, il suo spettro aleggiava costantemente. Era una presenza ineludibile, un peso che le gravava sulle spalle come un'armatura invisibile. Lei lo sentiva ogni volta che si fermava, ogni volta che il vento le scompigliava i capelli come un tocco fantasma. Il ricordo del guerriero dalla risolutezza implacabile era incatenato al suo cuore, anche se tentava disperatamente di spezzare quei legami.

Cercava di nascondere quanto la sua assenza le pesasse, ma Law, con la sua freddezza chirurgica, aveva già notato tutto. Non c'erano parole che potessero mascherare i piccoli tic: la contrazione appena percettibile delle labbra quando pensava a lui, l'irrigidimento della mascella, il respiro che si faceva improvvisamente più affannoso come se trattenesse il dolore, temendo che altrimenti l'avrebbe travolta.

Una notte, quando la nave ondeggiava placidamente sotto un cielo cosparso di stelle lontane, Law si avvicinò a lei di nuovo, più vicino di quanto avesse mai fatto. "Non ti costringerò a parlare," disse, il suo tono neutro come sempre, ma con una sfumatura di empatia nascosta dietro la sua solita imperturbabilità. "Ma non puoi ignorare per sempre quello che ti sta consumando."

T/N si voltò verso di lui, gli occhi scuri come l'oceano che li circondava. "Non è qualcosa che si può risolvere con le parole," disse, quasi con rabbia. "Non è una ferita che puoi curare con le tue mani, Law."

Il chirurgo rimase impassibile, ma c'era un'ombra nei suoi occhi che parlava di una comprensione più profonda. "Le ferite più difficili da curare non sono mai quelle fisiche. Ma non sono nemmeno impossibili."

Lei scosse la testa, frustrata dal fatto che, nonostante tutto, non riuscisse a spiegare ciò che sentiva davvero. Zoro era una parte di lei che non riusciva a lasciar andare. Non perché fosse debole, ma perché in qualche modo lui rappresentava una certezza, una roccia in un mare di incertezze. Il suo addio non era stato definitivo, ma era come se ogni giorno che passava la allontanasse di più da quel guerriero, da quell'uomo che le aveva insegnato che il cuore può essere tanto forte quanto la lama di una spada.

La notte si fece più fredda, ma T/N non riusciva a distogliere lo sguardo dall'orizzonte. Sapeva che la sua battaglia non era finita. E sapeva che, da qualche parte, anche Zoro stava combattendo la sua.

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Memories    (ZoroxReader)Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora