Confessioni e sospetti

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Il giorno dopo entro in classe, la maestra non è ancora arrivata.
Leon si alza dal banco per venirmi incontro «Rhea, ti andrebbe di uscire insieme ai nostri genitori?»
«Mi piacerebbe! Oggi non possiamo perché mia madre ha organizzato un evento» sorrido, Leon ricambia e decidiamo di far organizzare agli adulti quando vederci.
Prima di mettermi seduta mi chino all'altezza del banco di Eden e appoggio il mento sulla mano
«Com'è andata alla fine ieri?» lui scrive sul quaderno senza degnarmi di uno sguardo.
«Sei il solito» sbuffo roteando gli occhi, nonostante la provocazione non accenna a ribattere. Allora per dispetto allungo la mano per scompigliargli i capelli, ma prima che io riesca a toccarli mi blocca il polso
«Perché non vai da Leon a rompere le scatole?» lascia la presa, socchiudo gli occhi. Non capisco perché deve avere questo atteggiamento quando ieri mi ha parlato di suo padre, ricordo che tanti anni fa avevano accennato che Eden doveva rimanere a casa per un po', ma non avevo mai capito il perché.
Mi sistemo le ciocche nere dietro le orecchie e me ne ritorno al banco. Non dovevo sperare di avere un bel rapporto con Eden, ogni volta che ci avviciniamo facciamo poi 5 passi indietro, è sempre stato così in tutti questi anni.
Durante la ricreazione la maestra Angeline  ci regala una palla da condividere
«Giochiamo a calcio!» dicono i maschi ridendo e organizzando la partita, le mie compagne si lamentano perché dovremmo usufruirla tutti quanti
«Non è giusto che ci giocate solo voi!» Noelle litiga con Elias afferrandolo dalla maglietta «problema vostro» inizia una guerra tra la classe, io rubo la palla di soppiatto tra le mani di Leon e corro per il cortile.
«prendetela!!!» mi guardo dietro un'ondata di ragazzini, inciampo su un sasso, cadendo dietro ad un cespuglio. La palla è rotolata via, e sento bruciare il ginocchio destro, scaccio un lamento. Vedo i miei compagni recuperare la palla senza accorgersi che sono dietro ad un cespuglio
«devi soffiarci sopra» Eden si inginocchia vicino a me, scuoto la testa  «non voglio romperti le scatole» sorride non badando a quello che penso e soffia sulla mia ferita. Lo guardo fare, non capisco cosa voglia intendere questo gesto, ma piacevolmente sento meno dolore, forse lo dovrei ringraziare. Schiudo la bocca, Eden alza la testa nello stesso istante. Avvicina le labbra alle mie dandomi un bacio a stampo. Mi alzo di scatto, lui fa lo stesso di conseguenza e gli tiro uno schiaffo sulla faccia «Come ti permetti!?» metto le mani nei capelli, giro su me stessa non credendo a quello che lui abbia fatto
«Questa volta me la paghi per davvero!»Eden si mette le mani nelle tasche, avanzo verso di lui ma le sue parole mi bloccano
«Che sarà mai? Invece di rimproverare me dovresti dire qualcosa a Leon che ti usa perché tua madre è popolare» se ne va fischiettando. Mi giro verso i miei compagni, vedo che ci stanno fissando sbalorditi. Non mi dire che hanno visto quello che ha fatto Eden!...oh no...Raggiungo le mie compagne  «oddio, com'è stato? Devi raccontarci ogni dettaglio» Ava, una delle mie amiche, con i suoi ricciolini biondi e occhi verdi, mi prende a braccetto, Noelle invece guarda Eden con disgusto
«Queste cose sono per grandi...» si mette a braccia conserte, poi rivolge lo sguardo verso di me
«com'è stato? Dai sono curiosa» lascio la presa di Ava e mi avvicino alla mia migliore amica «Sentite io non volevo, è stato lui a baciarmi e per lo più non mi è piaciuto» «Allora non sei stata te» Leon è dietro alle mie spalle e io faccio cenno di no, lo vedo andare con tutti gli altri verso Eden che sta da solo su un muretto, d'altronde non ha mai mostrato interesse per niente e nessuno. Io mi tocco le labbra con le dita, sento lo stampo del suo bacio come se fosse inciso. Scuoto la testa per non pensarci, e poi quello che ha detto su Leon? Davvero mi userebbe solo perché mamma è una stilista...Lo guardo litigare con Eden che se ne infischia di tutti. Forse l'ha fatto per dargli fastidio e non per altro.
In ogni caso devo uscire prima per fare da modella a mia madre quindi non avrò modo di chiederglielo ora.

Nel fine settimana mia madre e il padre di Leon hanno organizzato una cena.
Al termine della serata abbiamo chiesto di andare al parco, sono stata tutto il tempo a sentir parlare di lavoro.
Intanto che i nostri genitori parlano su una panchina, ci incamminiamo verso le altalene
«Eden mi ha detto una cosa su di te» non riesco a tenermi il segreto, Leon si ferma a guardarmi confuso
«...dice che usciamo solo per uno scopo lavorativo di tuo padre» sembra rifletterci su un attimo, e poi riprende a camminare tranquillamente 
«lo ha detto anche a me, non vuole che io ti faccia soffrire» cerco di stare al suo passo, quindi Eden ha parlato anche con lui?.  «non ti preoccupare, è solo geloso di noi due» mi metto a ridere fragorosamente per questa barzelletta
«Penso che sia l'ultimo a provare questa emozione» Leon mi guarda in modo strano, sbuffa guardando avanti a sé 
«sono occupate» mi giro verso le altalene
«guarda chi si vede» Elias indica verso di noi per attirare l'attenzione del suo migliore amico «ho ancora una situazione in sospeso con te» Eden scende dall'altalena avvicinandosi al bambino dai capelli corvini e occhi azzurri.
«È venuta a farvi compagnia la sorellina di Leon» i genitori intervengono facendo spazio a una piccola creatura dagli occhi e capelli scuri «Mi chiamo Sophia» le sorrido presentandomi, porgendo la mano, lei ricambia dolcemente.
Mi fa vedere il suo dentino da latte
«arriverà la fatina dei dentini?» io annuisco, qualcuno da dietro appoggia la mano sulla mia spalla
«mi dispiace dirtelo ma non esist-.»metto una mano sulla bocca di Eden
«non si sa se arriverà subito! Devi aspettare qualche giorno. Perché non vai a darlo a tuo padre? Ti aspettiamo qui.» Sophia fa come dico leggermente confusa. Tiro le orecchie al diavolo in persona «non ti hanno insegnato di non distruggere i sogni altrui?» si tocca la parte dolorante sfuggendogli un lamento
«non ti hanno insegnato a non usare le mani?» «È la mia sorellina, non ti permettere di intrometterti» Leon si avvicina verso di lui, questi due non vogliono proprio fare pace. I nostri genitori ci chiamano da lontano, il bambino con i capelli corvini molla la presa dalla maglietta di Eden
«Per questa volta ti sei salvato» ce ne andiamo lasciando i nostri compagni di scuola a giocare, sentiamo da lontano Elias chiedere al suo migliore amico
«quindi non esiste la fatina dei denti?».

Eclissi di luna e soleDove le storie prendono vita. Scoprilo ora