«Anche i tuoi regali devono avere dei nomi complicati. Lo zaffiro però è blu. L'ho visto nei libri».
«È uno zaffiro speciale. Si trova solo in India. Invece di essere blu, è rosa. Ma è comunque uno zaffiro».
I Simmons nascondono un segreto, e Juno s...
'Cause I, I I don't know how to feel But I wanna try I don't know how to feel But someday, I might Someday, I might
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NOTA: ripetizioni nei dialoghi sono fatte apposta per esprimere lo stato d'animo della protagonista
Attraversai la hall mettendo un piede davanti all'altro a fatica, il dolore tra le gambe non era ancora passato, si era sparso nella pancia e nel petto. Le porte dell'ascensore si spalancarono rivelando la mia faccia da fantasma nello specchio, lasciai che si chiudessero sullo sguardo del portinaio che scuoteva la testa.
Quando si riaprirono, la voce di Nathan rimbombava per il corridoio. Le parole erano confuse, distinsi solo una frase, prima di entrare. «Per tutti gli dèi dell'olimpo e tu~» Si fermò nel momento in cui Michael spalancò gli occhi su di me. Ci guardammo in silenzio, poi Nate fece due passi e si avvicinò. «Scricciolo, tutto bene?»
«Sì.» La voce mi uscì sottile come quella di un uccellino. Non era difficile capire che era andato tutto male e non ero nelle condizioni di sostenere una bugia.
Abbassai la testa e mi avviai a gambe chiuse e rigide verso la camera.
Mi chiusi dentro e tolsi di getto il tailleur blu, calciandolo il più lontano possibile. Fu come liberarmi da corde strette. Il cuore mi batteva forte, la nausea non passava e nemmeno le parole di Johnny: togliermi i vestiti non era abbastanza.
Mi gettai sotto la doccia bollente, sfregai con la spugna ogni centimetro di pelle e finii tutto il bagnoschiuma, l'odore chimico del profumo sostituì quello della sigaretta nelle narici, ma quando uscii non era migliorato niente dentro di me e la sensazione di disagio tra le gambe che mi faceva sentire sporca non era sparita.
Avevo bisogno di parlare con qualcuno che mi ascoltasse, che non cambiasse idea se gli dicevo quello che avevo fatto. Che mi volesse bene nonostante tutto.
Aprii la porta, I due erano in piedi e discutevano faccia a faccia piano, tra di loro. Gesticolavano e indicavano la mia direzione.
«Nate?»
Scattarono tutti e due, rigidi sull'attenti.
«Nate, vieni qui. Ti prego.»
La faccia di Michael diventò bianca e la sua bocca si spalancò. In quel momento compresi che potevo anche stare peggio. Voleva capire, e io invece avevo chiamato Nathan. Non ci sarei riuscita, ero caduta così in basso che se gli avessi detto quello che avevo fatto, come mi ero sentita, non mi avrebbe nemmeno più toccata o perdonata. Io non lo avrei fatto, ma avevo bisogno di ripulire la testa, oltre che il corpo e capire senza sentirmi in colpa, mentre il suo sguardo già mi angosciava.
Nathan arrivò in camera e mi lanciò un'occhiata paziente. Ci guardammo per un po', in piedi uno di fronte all'altra. Mi sentivo accaldata ma la mia pelle era fredda, lo specchio rifletteva la mia faccia così rossa che avrebbero potuto mettermi come faro in cima al Needle.