2.12 ● SCAPPARE NON È LA SOLUZIONE

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When you're weary
Feeling small
When tears are in your eyes
I will dry them all
I'm on your side

Osservai il volto di Nate nella penombra del corridoio, lo sbraitare di Sharon rovinava un'atmosfera che avrei desiderato fosse stata più tranquilla

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Osservai il volto di Nate nella penombra del corridoio, lo sbraitare di Sharon rovinava un'atmosfera che avrei desiderato fosse stata più tranquilla.

«Fratello...» esordì.

«Scusa» lo interruppi, «È imbarazzante che tu assista a queste cose.» Lo abbracciai, anche se non sapevo se fosse per scusarmi delle situazioni che doveva sopportare, o perché avessi bisogno della sua presenza fisica. Lui mi ricambiò, come sempre, con le sue braccia avvolgenti. Sospirai, il gelo dei ghiacciai delle mie tensioni si scioglieva tra i raggi solari delle sue braccia. Già mi pareva di poter affrontare meglio ciò che sarebbe accaduto i giorni successivi. «Vieni, parliamo in camera.»

Mi gettai sul letto con tutta la stanchezza che avevo sulle spalle, quasi a cadere per terra. «Sono un cazzaro, Nate. Sono un verme, un bigattino, dovrei strisciare in mezzo alla merda.»

Sbuffò una risata dal naso e si diresse in bagno. «Non è colpa tua.»

Mi tirai i capelli, il solito mal di testa si stava annunciando, ineluttabile. «Si è presentato chiedendomi il permesso di mettersi insieme a lei, come se fosse stata una mia proprietà. Dico, dove siamo, nell'antica Babilonia? Me la paghi in sacchi di grano?»

«Gh! Ha detto la stessa cosa Scricciolo, si vede che siete fatti l'uno per l'altra.» La sua voce rimbombò dal bagno.

Entrai anche io, si stava togliendo i boxer. Alzai gli indici e i medi e mimai le virgolette, «Mi ha informato che voleva mettersi insieme a lei prima che sparisse da Seattle e nel farlo, non ha azzeccato un verbo in due frasi, ti rendi conto? Come fa a piacerle un tipo così banale?»

Aprì il soffione della doccia e entrò. «Terribile, un fidanzato che non sa l'inglese. Un problema insormontabile. È chiaro che non è il tipo adatto a lei, proprio come il ragazzo della piscina.»

Aveva centrato il punto. Chiunque non era giusto per lei, ai miei occhi. Non dovevo interessarmi ai ragazzi che piacevano a fangirl. Allora, perché trovavo quel tizio banale e fastidioso, forse di più di mister Elizabeth Taylor? Lo stavo giudicando e non era da me. Avrei voluto schiacciarlo come una mosca. «Non era pronta.»

«Nessuno si sarebbe aspettato una cosa del genere. Non hai la sfera magica e a questo punto non puoi salvarla. A meno che tu non voglia dirle altro.»

Appoggiai sul vetro un telo asciugamani e attesi che uscisse dalla cabina. Cinque minuti dopo sbucò strofinando i capelli rossi bagnati. Il suo silenzio e la sua espressione erano eloquenti. Si aspettava una risposta da me, infilai le mani nelle tasche dei pantaloni. «Non voglio dire che sono innamorato di lei...» borbottai.

Mise le mani sui fianchi. «Infatti, non c'è bisogno che lo dici.» Tornò in camera e dalla sua valigia tirò fuori un paio di boxer con il simbolo della presa USB e la scritta "Ricarica Veloce". Si sedette sulla multipower e io rimasi in piedi; le spine dell'ultima frase mi punzecchiavano la pelle e non mi permettevano di rilassarmi.

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