2.20 ● ASPETTAMI, TI PREGO

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Drain the pressure from the swelling
This sensation's overwhelming
Give me a long kiss goodnight
And everything'll be alright
Tell me that I won't feel a thing
So give me Novacaine

Drain the pressure from the swellingThis sensation's overwhelmingGive me a long kiss goodnightAnd everything'll be alrightTell me that I won't feel a thingSo give me Novacaine

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Ero alla stregua di un ragazzino, in ginocchio davanti al suo aguzzino con le mutande calate e che gli si era spinto dentro fino alla gola.

Taryn inscenò l'ultimo gesto per provocare Juno, per farle capire che lei non era nulla.

La vista della pillola blu mi fece venire la nausea e già prevedevo il calore attraverso la pelle, il bruciore di stomaco e la tachicardia, inutile e maledetta.

Più di quella, però, era la vergogna del gesto davanti a Juno. Rude e prepotente, dominatore com'era lei, mi sentivo schiacciato dal suo sapore acre misto al salato del caviale e all'odore del rossetto. La pastiglia prese la direzione giusta all'ultimo momento, e prima che le lacrime mi scendessero dagli angoli degli occhi, lei si staccò

«La canta sempre mentre siamo a letto.» Le sue parole non avevano lasciato scampo, se per tutta la sera ero stato terrorizzato dall'idea che capisse che Taryn non era solo un'accompagnatrice, con quella frase ogni cosa era diventata evidente come un omicidio in mezzo alla folla. Ma non ero io che volevo commetterlo, non lo avevo scelto. Non fino a quel punto.

Mi girai per un attimo, Juno si era già rifugiata in casa.

Il gesto di Taryn mosso dalla folle gelosia che nutriva per me l'aveva fatta fuggire senza che potessi spiegare.

Aspettami, ti prego.

Anche se, a quel punto, cos'avrei potuto dirle, se non una verità che l'avrebbe allontanata ancora di più? Fratelli. Non mi avrebbe concesso nemmeno quello e io sarei caduto in un baratro senza fondo di depressione. Lei non era Nathan, non per il mio cuore.

Taryn girò intorno all'auto. «Coraggio, Misha, andiamo a divertirmi.»

Mio padre aveva manifestato tutto il suo disgusto. Un'apparizione come quella, se lo conoscevo bene, lo aveva fatto infuriare. Mia madre avrebbe avuto una crisi di pianto e poi si sarebbe addormentata con del diazepam. Sapevo il ricettario a memoria e ne ero io il responsabile.

«Misha» comandò ancora l'aguzzina. La seguii al pari di un cane che segue il padrone che l'ha addestrato col bastone. Lei di bastoni ne aveva molti, e di diverse misure.

In macchina, mentre ci dirigevamo all'albergo, l'efficacia della pillola non si fece attendere. Il battito del cuore aumentò, iniziai a sentire caldo e i muscoli del corpo si irrigidirono. Trattenni un gemito di dolore.

Mi mise la mano tra le gambe. «Bene, vedo che fa effetto. L'hai detto alla tua cuginetta che per scopare ne hai bisogno?»

Appoggiai la testa al finestrino e strinsi le cosce, con uno scatto del braccio scansai la sua stretta. Tentai di far prevalere in me il ricordo di quello che avevo provato sul divano a guardare EL e accarezzare Juno, o del bacio che c'era stato tra di noi. Quella volta non aveva fatto male, anzi: avevo dovuto mascherare con la rabbia l'imbarazzo, e con l'indifferenza l'eccitazione.

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⏰ Ultimo aggiornamento: 19 hours ago ⏰

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