27.

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Mike

Guarda un po' cosa mi tocca fare. E pensare che io, stamattina, sono partito dall'albergo con i migliori propositi. Propositi che, difficilmente, riuscirò a rispettare con le mie mani avvinghiate al suo corpo perfetto. Non devo fare altro che soffermarmi sull'ambiente circostante: sul prato, sugli alberi, gli uccellini... le sue cosce sode, ommioddio!
«Hai fatto?» chiedo. La mia voce fuoriesce con una punta di frustrazione e impazienza, mentre, con le mani, sorreggo la fonte dei miei recenti problemi.
«Sono troppo pesante?» mi chiede, imbarazzata.
Cosa va a pensare? È perfetta.
«Certo che no»
«Uhm...  è solo che questi uccellini sono così teneri, tutt'insieme»
«Già»
«D'accordo, adesso mettimi giù»
Finalmente.
Rivolgo uno sguardo alla casetta che, graziosa e ben fatta, riesce a racchiudere perfettamente quelle minuscole bestioline.
«È vero, sono proprio teneri» sorrido, ammirandoli. Con la coda degli occhi, scorgo Gemma con lo sguardo rivolto alla curva delle mie labbra. Mi guarda con un'espressione trasognata. Giuro che non la capisco proprio.
Devo aver assunto un'aria indagatoria, perché, subito dopo, la vedo corrugare la fronte e portarsi le mani sui fianchi «Beh, ovvio che sono teneri. Credevi che mi inventassi le cose?»
Mi lascio sfuggire una risata.
«Da cosa scappi, Signorina?» le chiedo, mentre, con le mie nocche, sfioro le sue.
«Da un bel niente, Signor Don Giovanni»
Mi farà impazzire. Ancora ripensa a quello che le ho raccontato prima, riguardo alle mie ex.
«Uhm... d'accordo. Allora raccontami com'è andata con quello»
Gemma alza le sopracciglia «"Quello" sarebbe Jeremy?»
«Chiaramente»
«Ma quanto sei geloso, da uno a mille?» sogghigna divertita.
«Proprio per niente.» mento «È solo che non mi ricordavo il suo nome. E poi, in effetti, trovo che sia un po' imbecille, ma questo non ha niente a che fare con te, quindi datti poche arie» le dico.
«Va bene. Farò finta di crederti»
Annuisco e tiro fuori dallo zaino la mappa. La osservo e vedo Gemma incuriosita
«Dove siamo adesso?»
«Qui» le indico un punto sulla mappa «Siamo quasi arrivati: la nostra destinazione è la "X", come puoi immaginare; quindi, è vicina»
«Sono finiti i percorsi tortuosi?»
Trattengo una risata «Sì, il percorso adesso è abbastanza lineare. Ma dobbiamo sbrigarci, se non vogliamo fare tardi»
«E lasciare questo posto stupendo?» mi chiede, con gli occhioni da cerbiatta.
«Dopo ci torneremo»
«D'accordo» annuisce ed iniziamo a muovere qualche passo verso il ponte di legno davanti a noi.
«Sai, Jeremy è davvero un imbecille, come hai detto tu»
«Non avevo dubbi» commento.
«In effetti, a mia mamma, quello lì non è mai piaciuto. Le mamme hanno sempre un sesto senso per queste cose»
«Ci hai sofferto parecchio?» le chiedo, pentendomi subito di averle chiesto di raccontarmi questa storia, se è un ricordo che la ferisce.
«Niente affatto» tiro un sospiro di sollievo «io era una ragazzina incuriosita dall'amore e dalle relazioni, così, quando Jeremy mi ha chiesto se potevamo trasformare la nostra amicizia in qualcosa di più importante, non ho esitato e subito ho iniziato a fantasticare»
Annuisco, ascoltando con attenzione parola per parola.
«Sognavo un amore come nei film, magico. Ma di magico, c'erano solo i miei sogni»
La vedo socchiudere gli occhi e scuotere la testa.
«Sai cosa? Se non ti va di parlarne non è un problema. Era solo uno stupido gioco» le dico.
«Tranquillo» mi sorride «le prime settimane erano piacevoli. Mi veniva a trovare fuori scuola, mi chiamava in ogni momento... Ma queste piccolezze, che inizialmente apparivano dolci e innocenti, col tempo divennero sempre più opprimenti.»
Mi irrigidisco. Per Jeremy, "imbecille" è un complimento.
«Ha iniziato a farmi la predica quando mi vedeva parlare con i miei amici, gli dava fastidio se indossavo una gonna un po' più corta o se non rispondevo subito ad un suo messaggio. Le sue sorprese fuori scuola divennero ben presto metodi per controllarmi» scuote la testa mentre rivolge gli occhi al cielo «come se io poi fossi il tipo di persona capace di tradire»
«Gemma, sai che non è stata colpa tua, vero?» la fermo, guardandola negli occhi, preoccupato.
«Certo, ma all'epoca non lo sapevo e facevo qualsiasi cosa pur di accontentarlo. Mi credevo sbagliata. La mia vita era una tristezza continua.»
«Ma perché non lo hai lasciato?»
«Col tempo le cose iniziarono a migliorare un pochino, non totalmente, ma abbastanza da farmi credere di nuovo alla magica storia d'amore col principe azzurro»
Una fitta di gelosia mi stringe lo stomaco. Non glielo dirò mai, ma vorrei tanto essere io il suo principe azzurro delle favole.
«Ellen me lo diceva sempre che c'era qualcosa nei suoi comportamenti che non le quadrava, ma io non volevo crederle. C'era un'altra amica, però, a cui quadrava sempre tutto» Gemma arriccia le labbra, pensierosa.
«Non ci posso credere. Non dirmi che è successo quello che sto pensando?» inarco le sopracciglia, sorpreso.
Quell'idiota, ridicolo com'è, si è permesso di mettere due piedi in una scarpa?
Gemma sfoggia un sorriso amaro e, lentamente, annuisce «Un pomeriggio ero a casa di Jeremy. Lui era in bagno e aveva lasciato, stupidamente, il telefono sbloccato proprio sulla chat incriminata»
«Pure stupido»
«Puoi dirlo forte. Non sono mai stata quel tipo di ragazza che controlla il telefono del proprio ragazzo, perché sono convinta che in una relazione bisogna sempre esserci fiducia. Ma, quel giorno, stavo aspettando un pacco che aveva ordinato lui. Così, quando sentii il telefono squillare, mi sono subito affacciata a vedere»
Stringo i pugni lungo i fianchi. Jeremy la pagherà. Che Gemma decida di stare con me o no, nessuno si deve permettere di ferirla.
«Uno schifo. Cuoricini, frasi ambigue, foto per niente commentabili... Mi sentivo mancare la terra sotto i piedi. Ma non è stato così che è finita tra noi.»
«Come no?»
«Uscito dal bagno, Jeremy ed io abbiamo avuto un'accesa discussione, come puoi immaginare. Ma tutto è terminato con lui che mi prometteva, disperato, che da quel momento in poi sarebbe stato sempre trasparente con me. Si giustificò dicendo che, con Giorgia, era stato un piacere solo fisico; con lei non c'era amore. Io decisi di dargli una possibilità e quindi lo perdonai.»
Non riesco a crederci.
Gemma alza un angolo della bocca, carnosa e rossa «direi che, tra le tante cose, l'esperienza con Jeremy mi ha segnato parecchio per quanto riguarda la fiducia nel genere umano. Mi ha traumatizzato al punto che mi è difficile, adesso, fidarmi delle persone e delle loro apparenti buone intenzioni. Forse questo ti può essere utile a comprendermi meglio»
I miei pugni serrati si ammorbidiscono e sorrido al pensiero che Gemma si stia riferendo a noi e alle difficoltà che abbiamo incontrato durante la nostra conoscenza. «Ora si spiegano molte cose»
«Scemo» arrossisce e scaccia via l'aria con una mano, mentre continuiamo a camminare.
Le afferro una mano, anche se, questa volta il sentiero non è ripido. Non ci sono più scuse per sfiorare la sua pelle, ma io non ne posso più. Ho bisogno di lei, della sua forza.
Dopo alcuni istanti di esitazione, riprende a raccontare «Comunque, quando ho saputo che, di lì a breve, si sarebbe dovuto trasferire, ho deciso di lasciarlo. Ormai non mi fidavo più di lui. Continuare sarebbe stato inutile, specialmente se a distanza. Abbiamo chiuso in amicizia, però. In conclusione, comunque, posso garantirti che, considerando il suo comportamento, lui non mi ha mai amato e, a sua volta, proprio per lo stesso motivo, lui non si è mai fatto amare da me»
«Capisco»
Gemma alza le braccia al cielo, come se si sentisse finalmente svuotata da qualcosa che aveva tenuto dentro per troppo tempo. Vorrei sanare, una ad una, tutte le sue ferite.
«E poi, a dirla tutta... Il carattere, l'aspetto fisico... Beh, lui non è nemmeno il mio tipo» dice, sorridendo.
Velocemente, le afferro un polso, dolcemente ma con decisione, bloccandola. Mi avvicino furtivo alla sua fronte, guardandola dritto negli occhi.
«E quale sarebbe il tuo tipo, Signorina?» sussurro.
Gemma incespica e si morde le labbra, mentre il suo sguardo oscilla, prima sui miei occhi, poi sulle mie labbra.
Balbetta qualche parola incomprensibile e si avvicina sempre di più a me.
Sta per baciarmi, me lo sento. Sarebbe fantastico, ma stavolta voglio giocare io. Alzo un angolo della bocca in un mezzo sorriso sfacciato «Voltati, Signorina, siamo arrivati»
È mia.

Gemma del MareDove le storie prendono vita. Scoprilo ora