Nelle seguenti due ore Jeneth non aprì gli occhi, io e John eravamo preoccupati per questo, di solito faceva un riposino pomeridiano di una o un'ora e mezza, non le superava mai, aveva come un orologio mentale, mi disse John, raccontandomi i giorni quando Jen andava ancora a scuola e si svegliava la mattina senza sveglia, proprio per quel orologio mentale.
'Keziah, forse è meglio che vada a chiamare un' infermiera...' disse guardandomi preoccupato
'Okay, vengo anche io' dissi alzandomi senza aspettare una sua risposta, uscimmo dalla stanza ed andammo al bancone di quel piano, c'era Abigail, un'infermiera di colore che Jen adorava tantissimo, a me ricordava la zia Beatrice l'amavo tantissimo da piccola.
'Ehi, tesoro' salutò Abigail con un sorriso dolce riferendosi a John
'Cosa succede? Perché quella faccia?' chiese subito dopo stando seria
'Jen non si sveglia, non capisco, di solito fa un riposino di un'ora-' Jonathan cominciò a diventare ansioso, e si sentiva e se Abigail non lo avesse fermato con un 'aspetta' lui avrebbe continuato con la sua parlantina
'Non ti hanno chiamato?' chiese l'infermiera stranita
'Chiamato per dire cosa?' chiese lui confuso
'Jeneth per oggi non si sveglierà, l'hanno messa in coma farmacologico, ha avuto un'altra crisi epilettica' disse la donna dispiaciuta
'Quando? Mentre mia sorella stava male io dove cazzo ero?' chiese iniziando ad arrabbiarsi
'E' successo questa mattina, alle 6' rispose Abigail con la tristezza per questo ragazzo negli occhi
'Perfetto, mentre mia sorella rischiava di morire per l'ennesima fottutissima volta, io ero a casa a dormire nel mio comodissimo letto!' iniziò Jonathan a sclerare
'Jonathan' cercai di attirare la sua attenzione prendendogli il braccio che lui scansò prontamente
'Perché semplicemente non la fa finita, così smette di soffrire e io smetto di sentirmi in colpa ogni volta che sembra che sta per andarsene ed io sono a casa o a lavoro!' iniziò ad alzare la voce ed io decisi che era troppo e così senza pensarci troppo gli tirai uno schiaffo più forte che potei sulla guancia sinistra, lui si toccò la guancia e mi guardò come se non lo avessi fatto veramente, in questo suo stato di shock lo presi per il braccio e ci spostammo in un posto dove nessuno più o meno ci avrebbe sentiti, Abigail ci guardò con volto triste e la capivo, Jonathan aveva detto delle cose veramente cattive
'Jonathan, ti rendi conto di quello che hai appena detto? Non le pensavi veramente, andiamo svegliati fuori cazzo! La persona che sta soffrendo non sei tu Jonathan, è lei, è Jeneth, tua sorella, dovresti smetterla di fare l'egoista, ha bisogno di suo fratello non di uno che si piange addosso perché non può esserci sempre, devi essere forte per lei, se ti vede stare male lei si sentirà peggio, lo capisci questo? Eh?' chiesi senza ricevere risposta, era ancora sconvolto
'Ti devo tirare un altro schiaffo per ricevere una risposta?' chiesi alterata
'Hai ragione, scusami, sono davvero un fratello di merda, si merita di meglio' disse una volta ripresosi
'Potresti diventarlo se solo lo vuoi' dissi
'Certo che lo voglio, per lei farei di tutto'
'Perfetto. Ora, vuoi rimanere ancora o mi accompagni a prendere la mia macchina?'
'Si certo, ti accompagno...Ah, Keziah' disse facendomi girare verso di lui
'Grazie...davvero' disse
'Ti sto vicina' dissi sorridendogli.
'Okay...' disse Jonathan una volta dentro la stanza di Jeneth
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Someone like you || Liam Payne.
Fanfiction"La vita è un'illusione, dopo si muore" Dopo quel giorno, quel maledetto giorno, dove lui l'ha abbandonata per sempre, il suo unico pensiero fisso era la morte. Voleva morire, stava soffrendo, tra i demoni del suo passato, droghe, anti depressivi e...