CAPITOLO 85

316 26 81
                                        

ESPRIMO UN DESIDERIO PER IL MIO COMPLEANNO
≈ ♆ Percy ♆ ≈


Se qualcuno mi avesse chiesto la definizione di dolore, avrei pensato a quel momento.
Alle grida della ragazza che amavo.
Cercai di non piangere nel vederla o sentirla così, ma il nostro legame telepatico era leggermente aperto e avvertì una frazione di quello che stava provando e semplicemente...mi annientò.
Era il tipo di dolore a cui nessuno poteva sopravvivere.
Era ricoperta di sangue e lacrime, e gridava, ancora e ancora mentre l'intero Olimpo restava in silenzio.
Gli dei stessi, le creature più potenti al mondo, chinarono il capo in segno di rispetto di fronte al lutto. Non si trattava solo di Luke, si trattava di tutto quello che avevamo visto e fatto.
Anche quando smise di urlare, lei continuò a cullarlo e a sussurragli parole dolci e promesse, mi si spezzò il cuore.
Non avrebbe dovuto abbracciare un cadavere in quel modo, ma non avrei permesso che qualcuno si intromettesse nel suo dolore. Perciò fui combattuto quando arrivarono le Parche.
Non le incontravo da un pezzo, da, quando, a dodici anni, le avevo viste tagliare il filo di una vita e quelle tre nonnine mi avevano terrorizzato a morte.
Non so come le percepì Samira ma si fermò, e alzò due occhi che avrebbero distrutto il mondo se avessero voluto.
Le Parche non si mossero di fronte a quella sfida.
Guardai Annabeth e lei sembrava preoccupata quanto me, avrebbe aggredito le tre vecchiette? Non mi avrebbe sorpreso e l'avrei aiutata in qualsiasi scelta, ma non era una scelta saggia.
Sembrava un animale ferito e pronto ad attaccare.
Una delle tre sollevò un filo blu, e capì che era lo stesso che avevo visto quattro anni prima, la vita che avevano visto spezzare. All'epoca avevo pensato che fosse la mia. Adesso finalmente capii che era quella di Luke. Mi avevano mostrato la vita che sarebbe stata sacrificata per aggiustare le cose.
E poi Sam lasciò andare un singhiozzo di pura agonia mentre lo lasciava andare.
Crollai per lei.
Mi inginocchiai dietro la sua schiena e la tirai lentamente a me, stringendole il busto e appoggiò il capo sotto il mio mento. Non la vedevo in viso ma immaginavo quello sguardo.

<<Ci sono io>> le sussurrai, le mani sporche di sangue tremavano <<Non ti lascio cadere>>

Le tre si riunirono attorno al corpo di Luke, ora avvolto in un drappo bianco e verde, e si apprestarono a portarlo via dalla sala del trono. Ma le occhiate che lanciarono a Sam mi sembrarono strane, come se...impossibile, no, perché avrebbero dovuto temerla?

<<Aspettate!>> esclamò Ermes.

Il messaggero degli dèi indossava la sua tenuta classica, con la tunica greca, i sandali e l'elmo alato che palpitava intorno al caduceo, i serpenti sembravano piangere.
E in quel momento pensai a May Castellan, sola nella sua cucina, che infornava biscotti e preparava panini per un figlio che non sarebbe più tornato a casa.
Ermes scoprì il volto di Luke e lo baciò sulla fronte. Mormorò qualche parola in greco antico, un'ultima benedizione.

<<Addio, bambino mio>> sussurrò.

Poi annuì e permise alle Parche di portare via il corpo di suo figlio.
Mentre si allontanavano, pensai alla Grande Profezia. I versi adesso avevano acquistato un senso.
L'anima dell'eroe, l'orrida lama strapperà.
L'"eroe" era Luke. L'"orrida lama" era uno dei due pugnali che lui aveva regalato a Sam, che di fatto strappavano le anime di qualsiasi creatura vivente.
Non avevo mai pensato al fatto che Vortice in confronto era uno spiedino; una lama orrida e maledetta perché Luke aveva infranto la sua promessa e tradito i suoi amici.
"Una sola scelta porrà ai suoi giorni fini". Era la scelta di Samira di pugnalarlo.
E non avrei mai dimenticato quel momento in tutta la mia vita, non riuscivo a muovermi e pensavo che l'avrei persa, che gli avrebbe permesso di ucciderla, poi la sua aurea era diventa incandescente e aveva gridato mentre girava la lama.
"E dell'Olimpo il trionfo decreterà, o la caduta infine." Sacrificando sé stesso, aveva salvato l'Olimpo. Rachel aveva ragione. Alla fine, non ero io il vero eroe.
Era Luke.
Avevo capito anche un'altra cosa: quando Luke era disceso nelle acque dello Stige, si era dovuto concentrare su qualcosa di importante per tenersi ancora alla sua vita mortale. Altrimenti si sarebbe dissolto. Io avevo visto Sam e avevo la sensazione che l'avesse vista anche lui.
Fu in quel momento che sentì qualcosa di umido.
Mi sporsi oltre la sua spalla e capì che era sangue, era caldo..

𝐋'𝐄𝐫𝐞𝐝𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐋𝐮𝐧𝐚¹ - 𝐏𝐞𝐫𝐜𝐲 𝐉𝐚𝐜𝐤𝐬𝐨𝐧Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora