Non ce la facevo più a starti lontano, il sussurro di Douglas mi fece rabbrividire tanto da perdere la cognizione del tempo e del luogo.
Aveva appena deciso di non sposarsi e di stare con me? L'aveva davvero fatto?
Ma qualcosa, nonostante la mia immensa felicità, non tornava. Perché si stava sposando? E quando glielo avrebbe chiesto? Mille domande rimbombavano dentro di me e io ero determinata a saperne le risposte.
Mentre pensavo, dovevo aver assunto un'espressione triste e amareggiata, perché Douglas mi guardò accigliato.
"Ehi, che succede?" mi chiese prendendomi la mano.
"Niente, scusami... Pensavo."
Annuii dolcemente invitandomi ad entrare nella sua auto parcheggiata poco lontano dalla chiesa.
"Adesso chi sarai per i media?" azzardai a chiedere.
"Beh, sarò quello che non si è voluto sposare." rispose chiaramente aumentando la velocità.
"E di quello che pensano gli altri? I tuoi genitori, i tuoi amici, i tuoi colleghi... Non ti interessa?"
Douglas, sempre tenendo gli occhi fissi sulla strada emise uno sbuffò che mi colpì. "Allacciati la cintura."
"Dovresti rispondermi."
"E io non voglio avere qualcuno sulla coscienza." rispose, aumentando ancora la velocità. Obbedii alle sue parole, prima di ucciderlo.
"Quindi?"
"Il giudizio altrui non mi interessa. Se sento di voler fare qualcosa la faccio senza indugi."
Lo guardai sbalordita, come poteva non curarsi del giudizio altrui dopo un gesto simile? Ero forse io che lo stavo facendo diventare una questione di stato?"Ti va di venire a pranzo a casa mia?" accostò la macchina davanti un ristorante.
"Con i tuoi genitori e i tuoi fratelli?"
"Sì, sarà carino."
"Va bene, allora. Andiamo."
Casa Miller non era proprio come la immaginavo: era lussuosa e rustica allo stesso tempo e questo mi fece venire in mente la casa sul lago. Le siepi verde smeraldo correttamente e professionalmente intagliate, le staccionate perfettamente allineate, i ciottoli annessi bene al suolo e il prato inglese che era ben rasato... Tutto era perfetto e al suo posto.
La casa era grande, ma non esageratamente enorme: era abbastanza per cinque persone. I colori prevalenti erano il bianco e il marrone chiaro.
Sua madre ci venne incontro all'ingresso, era sorridente ed era bellissima. "Ciao cara, sono Eveleen." mi porse la sua mano e io ricambiai.
"Diane, piacere mio."
"Oh sappiamo benissimo chi sei!" rise dolcemente facendoci strada nel soggiorno.
"Ciao Diane!" Kristian venne verso di me e, cingendomi per i fianchi, mi stampò due baci sulle guance.
"Buongiorno Diane." Sebastian appariva professionale anche all'infuori dell'ambito lavorativo.
Ricambiai il saluto a tutti mentre Douglas si guardava intorno.
"Nathan?"
"È andato a prendere la fidanzata."
"Nathan è quello meno serio fra tutti!" scherzò la mamma prendendo la giacca di Douglas.
Rimasto con solo la camicia che gli disegnava perfettamente il fisico, cominciai a fantasticare si di lui.
Lui se ne accorse e mi lanciò un sorrisetto beffardo.
Qualcuno entrò e doveva essere proprio Nathan a giudicare dalla perfetta somiglianza con Douglas e Kristian.
Era un ragazzo semplice, come i fratelli. Ciò che lo distingueva da loro erano i capelli ricci e biondi e le spalle strette.
Al suo fianco, una ragazza alta almeno venti centimetri più di me, con i capelli lisci e nero corvino e occhi azzurri appariva seria e disinvolta.
"Ma che..." Douglas rimase sbalordito quando la vide ed io non potei fare a meno di rimproverarlo.
"Beh, che hai da guardare?"
Ridendo, mi abbracciò e andammo verso la coppia.
Lui, perfettamente vestito da cerimonia -chissà perché- sfoggiava un meraviglioso sorriso, lei con i leggins e una camicetta un po' troppo appariscente rimase un po' sulle sue.
"Vi presento Alena" continuò come se dovesse fare da interprete, "è di origini russe, forte vero?"
"Benvenuta." Ribatterono i genitori, con tono quasi contrariato.
Rimasi in cucina con Eveleen a parlare, mentre lei preparava il pranzo. Rifiutò le mie innumerevoli richieste d'aiuto, a patto che le raccontassi di me.
"E poi? Come hai conosciuto Douglas? Lui è sempre restio a dirci certe cose!"
mi chiese mentre infornava le patate.
"Beh, io lavoro part-time in una caffetteria e lui veniva spesso lì. Poi, con il fatto che Sebastian lavora sul caso di papà, ho avuto modo di approfondire la sua conoscenza."
La differenza d'età non sembrava turbarla, e anzi sembrava molto colpita dalla decisione del figlio.A tavola, tutto andò per il verso giusto. I tre fratelli sembravano avere un gran bel rapporto, ridevano e scherzavano come bambini per tutto il tempo. Mi chiesi se fosse davvero solo Nathan il meno serio della famiglia.
Alena, ci aiutò a sparecchiare. Non parlò molto di sé, ci raccontò solo di avere vent'anni e di lavorare come commessa in un negozio di abbigliamento in centro. Rimase quasi zitta per tutto il tempo, era l'opposto di Nathan."Grazie per essere venuta, cara. La casa è sempre a disposizione, torna quando vuoi!" sua madre era così amorevole che sarei rimasta ancora.
Douglas mi trascinò fuori dalla casa, prendendomi per mano.
"Ho una sorpresa per te" disse, "ti va di stare insieme stanotte?"
Avrei risposto sì, sì e sì! Ma chi lo avrebbe spiegato a mia madre?
Mandai un rapido messaggio ad Adelaide, per chiederle se potesse reggermi il gioco e chiamai mia madre per avvisarla che sarei stata con la mia amica."Che sorpresa è?" chiesi fremendo dalla voglia di sapere.
"Andiamo al lago, non è niente di che ma è una cosa carina."
Le tre ore passarono in fretta e giunti alla casa, non vedevo nulla di sorprendente, che non avessi già visto. Dalla porta-finestra notai che Douglas preparava sul prato una cena per noi, una di quelle in stile pic-nic con la tovaglia, il cibo e candele. Adoravo le candele.
Nella sua camera aveva cambiato la coperta, ora era rossa e nera. Intrigante, pensai.
Mi distolse dai pensieri, piombando dietro di me e baciandomi il collo. "Vieni." concluse.
Mangiai poco, il pranzo mi aveva riempita a sufficienza. Anche Douglas non mangiò molto, si limitò quasi sempre a guardarmi e parlarmi. Quando entrammo, sistemammo rapidamente la tovaglia e il cibo.
Fu silenzioso per qualche minuto, poi mi fissò profondamente e agì.
Si fiondò sulle mie labbra e prese a baciarmi con passione, sentivo i brividi percorrermi lungo la schiena. Riuscivo a percepire il calore del suo corpo, eravamo appiccicati. Finalmente.
Mi tenne stretta forte a sé continuando a baciarmi, fino a spostarci in camera.
È il momento, pensai.
Schiusi le labbra per accogliere la sua lingua calda che cercava la mia. Quando cercai di togliergli la camicia, gemette e rallentò il ritmo dei suoi gesti fino a cessare completamente.
"Non così, aspetterò i tuoi diciotto anni per questo."
Riprese a baciarmi più dolcemente, fino ad addormentarci insieme.
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Contro ogni legge
RomanceLa vita di Diane viene sconvolta in seguito alla morte del padre. Questo, però, le permetterà di avvicinarsi ad un ragazzo insolito, Douglas, l'avvocato che si occupa del caso. Douglas è affascinante, non troppo bello, intelligente, facoltoso e... f...