Lo amavo davvero.
In realtà l'avevo sempre amato. Credo mi amasse anche lui.
Non ce lo eravamo mai detti, non eravamo il genere di persone che lo avrebbero fatto.
Non sarei mai riuscita a chiamarlo "cucciolo" o "tesoro". Forse con impegno l'avrei potuto chiamare "amore".
Neanche lui era il genere di ragazzo da queste cose.
Forse fu per questo che lo amavo. Non capii mai il perché, ma io avevo sempre ritenuto inutili e futili queste sciocchezze.
Amavo il fatto che mi chiamasse per nome e, a volte, quando voleva rimproverarmi mi chiamava " donna", io invece "boy".. Si infastidiva sempre e io lo sapevo. Lo facevo apposta perché usavo quel nomignolo quando se la credeva troppo.
Amavo il fatto che non ci facessimo confessioni dieci volte al giorno, non ci dicessimo di essere l'uno il tutto dell'altro. L'ho sempre ritenuta cosa stupida, forse perché se qualcuno è il tuo tutto, poi quando va via come vivi?.
Lo amavo e avevo paura.
La notte spesso pensavo a come sarei stata se ci fossimo lasciati.
Passavo le ore di buio a pensare. A volte mi chiedevo se non ci fossimo mai detti quelle cose semplicemente perché non le pensavamo.
Spesso mi domandavo se non avessi dato per scontato di amarlo. Di volerlo.
Passavano i giorni e mi chiedevo quando, come d'abitudine, mi sarei stufata. Ero convinta di amare solo quello che non poteva essere mio. Non mi stufai perché lo amavo veramente, o forse perché sapevo non fosse davvero mio.
Eliminavo quel pensiero perché odiavo rifletterci, ma sapevo che i giorni passavo, l'estate stava finendo e lui doveva partire.
Me lo ricordo benissimo l'ultimo periodo.
Io mi stavo avvicinando agli esami, perciò spesso passavo la giornata in biblioteca. Odiavo studiare quando sarei potuta stare con lui, ma sapevo anche che non potevo perdere l'anno. Gli esami di settembre non mi fecere comunque granché paura.
Spesso veniva in biblioteca il pomeriggio tardi. Mi portava sempre qualcosa. Cambiava sempre ma ci azzeccava comunque.
Ricordo il giorno in cui non mi portò nulla.
Non ci rimasi male quando, uscendo, non aveva nulla in mano. Avevo imparato a non aspettarmi mai qualcosa. Così o stavo normale o mi stupivo.
Quella volta nel tragitto dalla biblioteca alla fermata del pullman mi guardava incredulo. Credo aspettasse di vedere qualche senso di delusione. Non arrivò.
Certo, avrei voluto portasse qualcosa, ma non per dimostrarmi il suo amore, ma semplicemente perché qualcosa era meglio di niente, ma qualcosa non era necessario. L'amore che provavo per lui, e non so se lui lo capì, non era la pizza. Non erano i Ferrero Rocher, né tantomeno il kinder bueno dark.
L'amore che provavo per lui era vederlo fuori dalla biblioteca. Era aprirmi la porta. Era obbligarmi a studiare.
L'amore che provavo per lui era che quel giorno che non mi aveva portato nulla ci fermammo in un ristorante. Mi aveva fatto preparare i profitterol senza alcool. Adoravo i profitterol, ma non quelli da supermercato. Adoravo quelli da pasticceria o ristorante, ma non potevo mai mangiarli. C'era sempre qualche ingredienti che non andasse bene.
L'amore che provavo per lui era la sua mascherata gelosia, era il fatto di sapere che mi vedeva come nessun'altro aveva mai fatto.
Non ero mai stata sicura di me, e forse mai lo divenni. In lui, però, mi sentii sicura. Per il fatto stesso di stare con me, mi strasmetteva il messaggio che fossi speciale.
Non lo so in realtà se stavamo insieme. Era implicito anche quelllo. Forse era quello che riempiva la mia testa di dubbi.
Non glielo chiesi mai perché era tutto così implicito.
Avevo paura. Paura che in realtà non ci fosse nulla di implicito, perché non c'era nulla.
Lo amavo e non mi importava di una formalità sinceramente.
Glielo prenotai io il biglietto aereo. Era tre giorni prima dei miei esami. Sapevo sarebbe stata dura.
Cinque giorni prima dell'esame andaii a studiare in biblioteca, come sempre.
Lui arrivò, stavolta senza avvisarmi per messaggio.
Si piegò, mi diede un bacio sulla guancia e mise un foglio dentro al mio libro.
Mi sussurrò un "ci vediamo domani" e andò via.
Non riuscii a distogliere lo sguardo dalla sua figura che si allontanava. In quel momento mi invase un sentimento di paura.
Vedevo la sua sagoma allontanarsi e improvvisamente mi si bagnarono gli occhi. Avevo paura che un giorno quelle spalle non si sarebbero mai voltate indietro.
Mi ripresi da quel momento di trance quando una lacrima mi cadde sulla mano. Rimasi a fissarla per un po' poi aprii il libro e presi il foglio.
C'era una scritta in grassetto in fondo alla pagina.
"Il volo è stato posticipato al ** Settembre 20** con successo"Era tre giorni dopo i miei esami.
Aveva posticipato per me.
Lo amavo.
Mi amava.
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Segnali Da Un Mondo Nascosto
RomanceHo sempre letto tantissimi libri. Ho letto di persone di fantasia. Ho letto di persone realmente esistite. Ho letto gialli, romanzi rosa, fantasy, biografie. Ho letto tanto, ma non ho mai potuto immedesimarmi. Mi mancava qualcuno che raccontasse qua...