12 CAPITOLO- CHE LA FESTA ABBIA INIZIO.

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Maglietta a maniche corte facendo un po' intravedere l'ombelico, short strappati e all star bianche ai piedi. I capelli legati e un filo di trucco, quasi non riuscivo a riconoscere la ragazza riflessa allo specchio, ma ormai avevo diciott'anni ed era ora di farsi vedere e chissà magari conoscere gente nuova.

La mamma non l'ho trovava molto gradevole il mio abbigliamento, mostrandomelo con del sarcasmo vecchio stile “hai deciso di farti stuprare sta sera?” Disse con lo sguardo perenne sulla strada “ma che dici? Sono vestita, è una festa all'Interno di un edificio farà caldo mamma!” “Se lo dici tu!” Aggiunse inacidita “senti, non sono più piccola è ora di fare le mie esperienze” “fai come ti pare” dopo questa frase il tragitto fu molto silenzioso, nessuna delle due pronunciò vocale.

Mi lasciò davanti al bar, e con tono aggressivo pronunciò le esatte parole “alle due fatti trovare fuori di qui passo io a prenderti” disse con lo sguardo fisso sulla strada “si! Ciao mamma” la salutai sentendola molto fredda e distaccata, mi dispiaceva è vero ma non mi lasciai deprimere.

Entrata nel bar salutai Mia “ueei hai colto nel segno con l'abbigliamento” disse innalzando il tono della voce “dammi due minuti e sono da te” “si tranquilla, maa.. Dove andiamo?” Gli chiesi guardandola uscire dal bancone con un outfit diverso da quello che aveva durante il giorno “andiamo a una festa nel mio locale preferito, ci divertiremo un sacco” rispose mettendo al collo la borsa, era davvero magnifica! Si sciolse i capelli dritti e indossò un paio di short scuri con una canotta bianca, aveva delle bellissime gambe lunghe e abbronzate, ai piedi portava le Air force nere e le labbra vennero coperte da un rossetto rosso scuro lasciando gli occhi blu nudi da alcun tipo di make up “prendiamo la mia macchina” m disse chiudendo a chiave il bar “ ah non è qua vicino?” “eh no, è a venti minuti da qua.. Con la macchina” “ eh perché mia mamma mi passa a prendere alle due davanti al bar, è un problema per te?” “no tranquilla per le due sarai qua” disse ridacchiando mentre apriva la portiera della Golf.

Accese la radio, trasmettevano 'Make me like you' di 'Gwen Stefani' “Hey, wait a minute No, that's not fair Hey, wait a minuteYou're running back to me I really like you, but I'm so scared” canticchiai a bassa voce senza farmi sentire, lei mi guardò muovere le labbra e alzò il volume “Why'd you have to go and make me like you? Yeah this is a feeling I'm not used to Why'd you have to go and make me like you? I'm so mad at you cause now you got me missing you Cause now you got me missing you” finimmo per cantare entrambe a squarciagola il ritornello, fu un momento davvero indimenticabile, era la prima volta che un'amica come lei mi facesse divertire “siamo un bel duetto noi” disse mostrando un sorriso malizioso “si concordo in pieno” conclusi.

Ci fermammo davanti a una palazzina, da fuori si sentiva la musica decisamente alta “dai vieni” mi prese per mano e mi portò dentro, ammetto che non fosse un bel quartiere. All'interno una vampata di fumo ci circondò, sicuramente non era sigaretta. C'era un sacco di gente, tutti con almeno una birra o una canna in mano. Altre persone erano sedute su un divanetto davanti e ai piedi avevano un tavolino con almeno dieci strisce di coca.
Non era il genere di locale che solitamente frequentavo, ma con Mia mi sentivo al sicuro “ti vedo molto disorientata” disse cercando di farsi sentire malgrado la musica fosse alta “non è il genere di posto in cui andrei tutte le sere, ma non importa penso di potermi ambientare” conclusi avvicinando la mia bocca al suo orecchio per farmi sentire meglio. La musica era abbastanza bella: sul genere reggae, a volte c'era pure musica twerk e anche elettronica. Decisamente gradevole.

“Tieni!” mi disse Mia dandomi in mano una drink “ma cos'è?” Gli chiesi “bevi” la guardai incredula “dai non ti voglio stuprare, bevi e divertiti. Tò” disse allungando dalla mano sinistra alla mia una canna ben rollata, decisi di cogliere l'attimo e divertirmi.

Nel giro di un'ora avevo bevuto cinque drink e fumato quattro canne, iniziai a ballare con Mia sotto le note di 'Spice- So mi like it' non sapevo di esserne capace ma con le gambe abbastanza divaricate cominciai a muovere a modo twerk il mio di dietro, a dir la verità ero molto fatta quindi non so proprio bene come l'avessi ballata. Un gruppo di persone si misero in cerchio lasciando la pista per me e Mia, in mano avevo il drink e strusciandomi contro di lei creavamo cosi delle mosse a dir poco volgari, ci avvicinammo una con l'altra, prima i nostri visi e poi le nostre labbra aggiungendosi alla forza delle lingue, non capivo più nulla. I ragazzi urlavano eccitati e una mano mi si appoggiò sul fondo schiena, ci staccammo concludendo con una grossa risata; realizzai dopo di aver baciato una ragazza, ma non una qualunque, la mia collega di lavoro.

Negate dalla totale consapevolezza delle nostre gesta, continuammo a ballare senza sosta per un'altra ora.

Mi sedetti per un attimo giusto per riperdere i sensi. Nel mio stomaco ci fu un frastuono di bevande, mi salì su la nausea allora corsi in bagno, tenendomi i capelli e inginocchiandomi davanti a un gabinetto vomitai l'anima al quale si mischiò all'odore rancido di merda provocata dal water sporco, mi sedetti per terra ripulendomi la bocca. Guardai il telefono per vedere l'ora: 01:10, volevo tornare a casa, provai a chiamare la mamma senza alcuna risposta.

Uscendo dal bagno mi cercai di aggrappare a qualsiasi cosa, nella speranza di trovare Mia e tornare al bar. La stanza non smetteva di girare il fumo delle canne entrava imprigionando i miei polmoni sentendomi morire dentro. Volevo uscire assolutamente di lì.

Presi il telefono e chiamai Thomas, non so perché proprio lui ma era l'unica persona che avrei voluto mi vedesse in quelle condizioni. “ei Thomas, so che è tardi. Ma devi venire a prendermi. Ti prego” gli dissi piangendo l'anima con bocca impastata “Eli? Dove sei? Cos'hai?” Disse con voce sbigottita, io non sapevo rispondere alla domanda, mi guardai intorno cercando indizi “non lo so, c'è una gelateria, tanti negozi” poi guardai in una parete cercando un cartello di qualche via “vedo una via, via XX Settembre” gli dissi pulendomi il viso “va bene arrivo, ci metto cinque minuti. Stai lì fuori e stai tranquilla” “mi piaci davvero tanto Tommy, voglio averti tutto per me” ciò che li dissi so di non averlo detto volontariamente, ma era quello che ho sempre provato “stai lì, arrivo” mi disse tartagliando.

Mi sedetti sui gradini aspettandolo, una macchina davanti a me si fermò e un bellissimo ragazzo con i capelli mossi vestito molto elegantemente mi afferrò un braccio facendomi sedere nel sedile di fianco a lui “ma che cazzo ti è successo?” chiese “tu non mi puoi portare via, io sto aspettando il mio fidanzato Thomas.. il mio Tommy” dissi alzando le gambe sul cruscotto ignara dei movimenti e delle frasi che stavo formulando “eli ma che cazzo hai fatto? Puzzi di fumo e alcol” “beh forse avrò fumato due, tre, quattro,..” dissi contando le dita nelle mani, cadendo poi in un sonno profondo.

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