Giorno 3

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Mi sembra di non dormire da giorni, ho delle occhiaie da paura. Non ce la faccio più. Oggi pomeriggio ho cercato di ingannare il sogno, ma mi ha fregata. Sono andata a dormire subito dopo pranzo e mi sono risvegliata dall'altra parte che era notte fonda. Sia mia madre che mio fratello dormivano. Stavo impazzendo. Mi guardo, ho la stessa felpa che ho indossato il pomeriggio precedente, cioè, la notte precedente. Scendo le scale, apro il frigo e bevo dal cartone del succo.

D'impulso prendo le chiavi ed esco di casa, non piove più. Comincio a correre, il vento freddo mi punge il viso, non mi importa. "Sono ancora senza scarpe, maledizione", ma continuo a correre, verso dove non lo voglio ammettere. Sono esausta ma non posso mollare, raggiungo la fine del boschetto. Passa una macchina, i fari mi travolgono ma non mi nascondo, non mi importa. Aspetto che se ne vada e riprendo a correre. Passo la cassetta delle lettere e attraverso la strada. C'è ancora il camioncino dei traslochi. Salgo i tre scalini e mi fermo davanti alla porta. Esito. Che sto facendo? Sono completamente fuori di testa.

Non suono il campanello perché non voglio svegliare i suoi genitori. Sarebbe una situazione troppo imbarazzante. Guardo attraverso la finestra che sta vicino alla porta, non c'è una tenda che potrebbe ostruirmi la visuale. Analizzo bene la stanza. Scatoloni ovunque. Uno skateboard. "E se poi mi prende per matta?". Scendo gli scalini e mi allontano dalla casa. Qualcosa mi dice di voltare la testa ma non voglio. Mi giro. Nella stanza soprastante l'ingresso è accesa una lucetta. "E se non è la sua stanza?". L'ansia mi divora. Guardo a terra e raccolgo il primo sassolino che mi salta all'occhio. Esito. Mi prenderà proprio per matta. Lo lancio. Il rumore che crea il sassolino all'impatto con il vetro della finestra è flebile ma sono certa che all'interno della stanza si è sentito. Un'ombra. Ho la tentazione di scappare. "La fortuna che ho in questo periodo è particolarmente inquietante". È lui. Gli mimo di scendere e lui mi fa il dito medio. Ma come si permette? Ma che brutta faccia tosta. Si allontana dalla finestra e spegne la luce. Mi importuna a casa mia e quando ho bisogno di lui mi liquida in questo modo. Io non gli parlo più. Ma che razza di...sento aprire la porta d'ingresso. La faccia tosta sta uscendo con lo skateboard in mano.

"Va al diavolo"

"Sei venuta a casa mia solo per dirmi questo?"

"No"

"Allora andiamo" 

Andiamo dove?

"Che fine hai fatto ieri?"

"Sono tornato a casa"

Molla a terra lo skateboard e ci sale.

"Te lo porti anche a letto questo coso?"

"Mia madre me lo impedisce"

Sorrido. Lui mi guarda e io giro la testa dalla parte opposta.

"Allora perché mi hai fatto uscire?"

"Io..ehm.."

Ma come sono stupida. Ora gli dico: sai, sono tre notti che continuo sempre lo stesso sogno come una vita in un mondo parallelo. Hai qualche consiglio?

"Allora? Non mi dire che volevi vedermi poiché il mio fascino ti ha colpito"

Ma che faccia tosta.

"Ma che dici!"

"Allora per cosa?"

Un respiro profondo.

"Sono tre notti che ti sogno"

"Dovrei sentirmi lusingato?"

"No. Non è mai lo stesso sogno"

"I sogni sono così Samantha" 

Grazie per questa tua risposta illuminante.

"Nel senso che io il sogno lo continuo ogni notte"

Lui rimane zitto. Forse non sa cosa dire. Forse non gliene frega niente.

"Lascia stare, non dovevo dirtelo, sarà un caso"

Che stupida sono stata a pensare di poterglielo raccontare.

"No"

"Come?"

"Anche io ti ho sognata"

Cosa?

"Ci sta succedendo la stessa cosa?"

"Non lo so. Io ti ho sognata, per quello l'altro giorno sono venuto a cercarti"

"Quindi ora nella realtà stai dormendo?"

"Nel mio divano a Seattle"

Ma cosa ci sta succedendo?

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