Dall'alto dei miei diciassette anni sono totalmente convinta che la mia vita sia una piatta ed inutile tavola da surf.
Mentre le mie coetanee si rovinano il fegato nei locali ogni sera, cambiano ragazzi come se fossero mutande, comprano vestiti a prezzi che farebbero impallidire persino Bill Gates, e creano blog sulle tecniche del make-up perfetto, trasformandosi in un baleno in esperte make-up artist del calibro di Charlie Green, io mi limito semplicemente a starmene sul divano a guardare le repliche di Masterchef.
Deprimo persino la mia tartaruga di terra, che non appena mi vede corre a nascondersi appunto nel suo terrario.
Sono certa che si tratti di statistica. Insomma, in una famiglia numerosa c'è sempre una pecora nera, giusto? Bè, quella pecora sono io. Anche se le pecore non sono esattamente gli animali a cui mi piace ispirarmi. Preferisco un animale che va in letargo, visto la mia attitudine alla narcolessia.
Comunque, nella mia famiglia sono l'unica che a scuola non è popolare. Mio fratello maggiore Thomas è stato il quarterback della squadra di football per tutti e quattro gli anni della scuola superiore, nella vetrina portaritratti che si trova accanto alla palestra c'è persino una sua foto, e ora è iscritto al terzo anno di Giurisprudenza ad Harvard. Mia sorella Hannah è stata una cheerleader per tutti gli anni delle medie e della scuola superiore, e ora studia medicina a Georgetown. Persino Olivia, mia sorella minore, ha da poco vinto il premio come studentessa più popolare dell'anno, e lei va ancora alle elementari.
Io vado benissimo a scuola, ho buoni voti e i professori mi adorano, l'unico problema è che valgo meno di zero nella lista sociale del corpo studentesco. Tutti i componenti della mia famiglia sono costantemente sereni e gioiosi, sempre a lavoro per guadagnarsi una reputazione più che rosea. A me non importa nulla. Odio tutti i miei compagni di scuola e non voglio avere a che fare con loro al di fuori dell'ambito scolastico. Sono leggermente bisbetica, e non voglio essere in alcun modo domata. Shakespeare può anche baciarmi le chiappe.
Inizierò il mio ultimo anno di scuola superiore tra una settimana, e questo basta ad agitarmi. A volte, durante la notte, mi sembra di avvertire il telefono squillare. Immagino di alzarmi e di rispondere, e riesco anche a sentire perfettamente la voce di Samara che sussurra "sette giorni" dall'altro capo del telefono. Che poi come può utilizzare il telefono? Voglio dire, in un pozzo non dovrebbe esserci linea. C'è linea a stento quando scendo nello scantinato di casa mia per fare il bucato, figuriamoci in un pozzo abbandonato da anni. Ma non è questo il punto!
Ho trascorso le vacanze estive lavorando in una casa di riposo, pulendo i corridoi dell'acquario cittadino, facendo l'inventario nella libreria di Hall, e ora lavoro al Country Club Stinson come "ragazza delle bibite e degli snack". Il mio lavoro consiste nel portare spuntini e bevande ai soci che giocano a golf, a tennis, e che nuotano in piscina. Forse il pozzo di Samara non è tanto male, se paragonato a quell'inferno.
Il Country Club è frequentato da tutta la parte In della mia scuola. Gli altri lavoranti sono classificati come parte Out, esattamente come me. Siamo poveri e questo probabilmente è il peggior peccato che possa esistere a Fort Lauderdale.
<<Ehi, Sky! Hunter Hamilton e i suoi amici hanno chiesto esplicitamente di essere serviti da te. Sono giù, alla buca nove. Sbrigati!>>
Caroline Stinson è un'ochetta SoTuttoIo. Lo penso sin dalla prima volta che l'ho vista, mentre era intenta a pulire la superficie di una sedia con dei bigliettoni da cento dollari. Bè, forse non l'ho proprio vista farlo, ma ne sarebbe di sicuro capace. E' la figlia dei proprietari del Country Club, ma si atteggia quasi come se fosse la figlia di Barack e Michelle Obama.
Con un sospiro contrariato ricarico il frigo bar e salgo a bordo della Mini Car. Accosto alla nona buca qualche minuto dopo. Oggi fa un caldo pazzesco e muoio dalla voglia di tuffarmi nella piscina principale, ma non sono una socia, sono solo una lavorante. Probabilmente se lo facessi, verrei messa alla gogna da Caroline Stinson.
Osservo bene questo gruppo di caproni palestrati e abbronzati che fingono di giocare a golf. Li detesto tutti, dal primo all'ultimo, ma Hunter Hamilton è senza dubbio il peggiore. Mi rende la vita impossibile più o meno dalla prima media, e dire che lo odio è piuttosto riduttivo. Il fatto che sia il ragazzo più popolare della scuola, nonché quarterback della squadra di football, nonché figlio del capo di mio padre, mi obbliga categoricamente a covare quest'odio in silenzio.
Accosto accanto a loro e prendo un bel respiro. <<Cosa vi do, ragazzi?>>
Il primo ad avvicinarsi è Gary Oldman. Alto, capelli biondi e labbra sottili. E' l'unico giocatore della squadra di football che tollero. Ricordo che da piccoli mangiavamo la terra del giardino scolastico insieme, fingendo di essere Peter Parker e Mary Jane Watson a cena fuori. <<Ehi, Sky! Una birra ghiacciata, grazie.>>
<<Per me un bacino, tesoro.>> Kevin Armstrong è decisamente l'anello mancante tra l'uomo e la scimmia. Degna spalla destra di Hunter Hamilton, ha decisamente bisogno di acquistare un po' di personalità. Sono quasi convinta che raccolga persino i fazzoletti sporchi del suo migliore amico/oracolo, e che li incornici e li appenda sopra al suo letto.
<<Non vorrei prendermi qualche tipo di herpes, Armstrong.>> Scendo dalla Mini Car e spalanco il congelatore sul retro. Vedo con la coda dell'occhio quel maiale di Kevin Armstrong, intento ad ispezionarmi minuziosamente il didietro coperto dagli shorts troppo corti che indosso. <<La solita Corona ti va bene?>>
Do una rapida occhiata a quell'ammasso di idioti sudati e puzzolenti, ma di Hunter Hamilton neanche l'ombra. Distribuisco a ciascuno le varie bevande che hanno ordinato, dopodiché intasco i soldi e mi volto, pronta a tornarmene sulla Mini Car per continuare il mio giro tra le varie buche.
Finisco contro un muro d'acciaio e i soldi mi cadono a terra per via dell'impatto. Hunter Hamilton se ne sta fermo davanti a me, con le mani infilate nelle tasche dei pantaloni bianchi che indossa, e un ghigno irriverente dipinto sulle labbra.
<<Accidenti, sembra che dovrò fare un reclamo al signor Stinson.>> Si avvicina a me di qualche passo e raccoglie una banconota da dieci dollari caduta a terra. <<Non sei affatto efficiente, Nashton. Stavi abbandonando la buca prima di aver terminato le ordinazioni.>>
Evito di guardarlo negli occhi. Se lo facessi, di sicuro perderei la calma, e di conseguenza anche il lavoro, ed è l'ultima cosa di cui ho bisogno in questo momento. Sto mettendo da parte i soldi per il college, in modo da non dover più dipendere dai miei genitori e non dover mettere più piede in questa città snob e soffocante. Hunter Hamilton risveglia il lato peggiore di me, e questo lato somiglia più o meno a Maria La Sanguinaria in piena crisi mestruale.
<<Credevo di aver terminato>>, bisbiglio, resistendo all'impulso di afferrarlo per i suoi capelli odiosamente biondi e sbatterlo insistentemente con la testa contro il muro.
<<Vorrei un... >> Hunter alza il mento, fingendo di pensarci su. <<Un Mojito.>>
Okay, questo ragazzo sta letteralmente attentando alla mia calma. Mi piacerebbe così tanto dargli un pugno su quel suo nasino perfetto, ma poi dovrei ripulire io stessa il sangue, quindi accantono quest'idea splendida ma per nulla fattibile. <<Non servo niente che non sia in bottigliette di vetro o in lattine di plastica, lo sai. Per avere un cocktail devi rivolgerti al bar della sala ristorazione.>>
Hunter si avvicina ulteriormente a me, arrivando a sfiorarmi il petto con il suo. <<Perché non me lo ordini tu, cameriera.>> E infila nella mia scollatura i dieci dollari che ha recuperato poco prima dal terreno, aggiungendone altri venti di tasca sua.
Rimango a fissarlo per un po'. Mi sento come svuotata, non ho voglia di arrabbiarmi o di picchiarlo come ho desiderato di fare poco fa, e la cosa mi preoccupa alquanto.
Afferro le banconote cadute nel mio reggiseno e gliele tiro in faccia. <<Perché piuttosto che fare da serva a te, preferisco andare a pulire i cessi con la lingua.>> Torno sulla Mini Car, e poi mi volto a guardare Hunter e i suoi amici con un sorrisetto divertito. <<Buona giornata, ragazzi.>>
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Odio Et Amo
RomanceOdio e amore. E' la storia più vecchia del mondo. Cosa fare quando perdi la testa per la stessa persona che odi? E' questo ciò che si chiede Skyler, diciassettenne di umili origini, con una vita che ricorda tragicamente un film demenziale, costretta...